Trovare la motivazione al lavoro grazie al ''coaching''

Ecco i consigli del Dott. Daniele Peluffo su come ritrovare l’entusiasmo per il proprio lavoro e valorizzare al meglio le proprie potenzialità.

30 GIU 2014 · Tempo di lettura: min.
Trovare la motivazione al lavoro grazie al ''coaching''

Il lavoro occupa una grande parte della nostra giornata. Per questo è importante essere motivati sul posto di lavoro. Nonostante ciò, non sempre si trova il giusto entusiasmo e l'energia. Le motivazioni derivano innanzitutto dal lavoratore ma anche dall'impresa.

Una delle migliori maniere per ritrovare la passione e la forza per raggiungere i propri obiettivi è quello di affidarsi al coaching, una tecnica che ha l'obiettivo di valorizzare le potenzialità per poter conquistare una meta determinata. A parlare di motivazione al lavoro è il coach Daniele Peluffo esperto in coaching personale, coaching per adolescenti, coaching aziendale e coaching sportivo.

Cosa significa per un lavoratore “essere motivato"?

Significa trovare nell'azienda in cui lavora gli elementi giusti che possano soddisfare i suoi bisogni personali di riconoscimento, identità e socievolezza, ma soprattutto trovare un ambiente che riesca a valorizzare le sue potenzialità. Ognuno di noi possiede delle potenzialità, per esempio la leadership, la gentilezza, l'umorismo, l'intelligenza, il coraggio, l'amore per il sapere. Se l'ambiente di lavoro reprime le nostre potenzialità allora entriamo in crisi e non riusciamo a sentirci motivati ad impegnarci in quello che facciamo. La motivazione non è legata alla remunerazione o agli incentivi, ma è soprattutto legata al senso di soddisfazione che proviamo in un determinato contesto. 


Che tipo di bisogni soddisfa il lavoro?

Serve a soddisfare prima di tutto i bisogni primari che sono il bisogno di cibo e una casa. Il lavoro ci permette di procurare per noi stessi e la nostra famiglia tutto il necessario per sopravvivere. Questo a livello materiale, mentre, secondariamente, il lavoro soddisfa il bisogno di competenza, ovvero ci permette di creare delle competenze spendibili nel mondo del lavoro atte a procurare dall'ambiente ciò di cui abbiamo bisogno. A livello psicologico soddisfa il bisogno d'identità e riconoscimento: quando entriamo a far parte di un'azienda ci sentiamo parte di un gruppo e questo a sua volta soddisfa il bisogno di appartenenza e protezione. Inoltre il lavoro permette all'uomo di allenare e migliorare le sue potenzialità, ovvero le qualità migliori di se, portandolo verso la realizzazione personale.

Come si trova la motivazione per crescere e lottare in campo lavorativo?

  • Prima di tutto bisogna lavorare per obiettivi. Bisogna creare un piano di lavoro definito da obiettivi chiari, specifici e definiti nel tempo. Non bisogna lasciare che il tempo, lo stress e la confusione prendano il sopravvento, bisogna decidere entro quanto tempo si desidera ottenere un determinato obiettivo lavorativo o di carriera.
  • Successivamente bisogna definire obiettivi di performance e non obiettivi legati ai risultati, ovvero, per ottenere un determinato risultato devo fare un certo lavoro che chiamiamo performance (prestazione), mentre molte persone si concentrano sul risultato che vogliono ottenere e non su cosa devono fare per poterlo ottenere.
  • Per non perdere l'entusiasmo bisogna essere creativi. La creatività entra in gioco quando cerchiamo il modo per utilizzare le nostre potenzialità ed applicarle nel lavoro che facciamo, oltre a sentirci utili e soddisfatti avremo anche modo per crescere e migliorare noi stessi e la nostra carriera lavorativa.
  • Bisogna essere positivi e cercare nel proprio lavoro tutte le occasioni per mettersi in gioco e sentirsi soddisfatti.

Come trovare la motivazione se non abbiamo passione per il nostro lavoro?

Le nostre passioni spesso sono distanti dal nostro lavoro. Molte persone sono ottimi pittori a casa e fanno quadri bellissimi, ma poi lavorano a turno come metalmeccanici. Probabilmente qualcosa è andato storto nella vita di queste persone, ma generalmente quasi tutti non sono totalmente soddisfatti del lavoro che fanno. Trovare la motivazione in questi casi è come chiedere a uno studente di essere motivato a studiare. Se pagassimo ogni studente probabilmente studierebbero di più, ma la trasformazione maggiore che avremo sarà legata alla voglia che nascerà in loro di sapere sempre di più e applicare quello che hanno studiato. La stessa cosa avviene sul lavoro, ogni lavoratore viene pagato e retribuito per il lavoro che svolge, ma la voglia di fare di più non dipende dai soldi.

La soluzione sta in parte nelle mani del lavoratore e in parte in quelle dei suoi capi. In più si può trovare un modo per cambiare lavoro e mettersi in gioco o trovare nuovi obiettivi nella vita. Molte persone continuano a fare il lavoro che non piace, ma allo stesso tempo creano parallelamente un'attività che li appassiona, quando le entrate sono pari o maggiori del primo lavoro, si licenziano e continuano con la loro passione. Per il resto, tocca ai dirigenti, capi e titolari vari riuscire a tirar fuori la motivazione nelle persone per il proprio lavoro.

Qual è il compito di un coach in questo campo?

Il compito è tirar fuori il meglio di una persona, renderla più responsabile e consapevole di ciò che fa, ma anche di ciò che non fa, degli obiettivi che potrebbe raggiungere e delle qualità positive che possiede e che non utilizza nella propria vita privata o nel lavoro. Il Coach è un allenatore, ti alleno a fare di più, a fare meglio senza lasciarti vagare nel mare negativo e pessimista in cui molti si trovano a navigare. Ti aiuto a superare i tuoi ostacoli interni che ti hanno portato finora a rinunciare a qualcosa di meglio per lamentarti di quanto le cose non vadano bene o di quanto siano lontane da quello che desideri veramente. Il Coach ha il compito di portarti ad agire e affrontare le tue paure mettendo in luce il lato migliore di te, è una persona che fa il tifo per te e ti accompagna in un percorso di crescita e di cambiamento.

Quali sono le strategie che può utilizzare un'impresa per motivare i propri lavoratori?

L'impresa dovrebbe prima di tutto assumere a tempo pieno un Coach interno, secondariamente tutti i dirigenti dovrebbero essere formati ad essere dei coach e non puramente dei manager. La differenza è netta. Un manager ha in mente numeri e risultati negativi o positivi, mentre un Coach-Manager ha in mente performance, qualità, contesto, responsabilità e consapevolezza delle persone nel proprio lavoro, non chiede e non obbliga, ma crea il contesto ideale affinché le persone si sentano efficaci e piene di voglia di fare, anche se sbagliano, ma si attivano sentendo che stanno lavorando in un contesto che li valorizza e non li opprime.

Nel concreto, la prima cosa che l'azienda dovrebbe fare e ascoltare i propri dipendenti cercando assieme a loro soluzioni per motivare di più e meglio, secondo passo sarà chiedere ai propri clienti quanto sono soddisfatti dell'azienda, del personale e del servizio o prodotto che offrono. Cliente, Titolare (Leader) e Dipendenti (Follower) sono i tre elementi chiave per un'azienda. Se uno dei tre funziona male o è semplicemente insoddisfatto, allora ne risentiranno anche gli altri due. Se vogliamo clienti contenti abbiamo bisogno di dipendenti e titolari contenti. Il lavoro di un Coach in azienda è fatto soprattutto con i titolari e dirigenti per trovare le giuste soluzioni che possano motivare le persone a migliorare la propria performance.

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2 Commenti
  • Salvador

    Quindi, se ho capito bene al punto; "Come trovare la motivazione se non abbiamo passione per il nostro lavoro?"... Se si svolge un lavoro non in linea con le nostre passioni è inutile cercare una motivazione in quello che facciamo, dobbiamo allora prepararci (con l'aiuto di un coach) a individuare il lavoro che fa per noi e... dare il salto? Bello articolo!

  • Raissa Cruz

    Molto interessante. Ne parlerò col mio capo.

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