Trauma e sintomi: le origini

Trauma e sintomi. Le origini. Si intende traumatica una situazione scioccante che disarticola le capacità dell'Io di far fronte, con le proprie capacità, a stimoli esterni o interni.

14 FEB 2020 · Tempo di lettura: min.

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Trauma e sintomi: le origini

L'etimologia della parola trauma deriva dal verbo greco τραῦμα, che significa "danneggiare", "ledere", "rovinare" con una duplice connotazione; originariamente nell'ambito delle discipline medico-chirurgiche di ferita, lacerazione o urto violento ai danni dell'organismo. Successivamente il termine è stato adottato anche dalla psichiatria e dalla psicologia clinica, indicando con esso la sopraffazione, da parte di uno stimolo esterno, percepito dal soggetto come eccessivo, tale da disarticolare la capacità di elaborazione psichica.

Freud ha definito l'essenza del trauma (Inibizione, sintomo e angoscia, 1926), tout court, in una sensazione di impotenza dell'Io di fronte ad eccitamenti interni o esterni; con l'evento traumatico si assiste, quindi, alla lacerazione della capacità difensiva dell'Io.

Per la psicologia dinamica, quindi, il trauma può essere ricondotto anche a cause interne, ossia a seguito di un avvenimento non attribuibile ad un accadimento esterno traumatico di per sé, ma che genera una singolare reazione emotiva particolarmente scioccante. Una emotività esagerata vissuta come soverchiante, può creare una lacerazione nella capacita difensiva dell'Io e il soggetto sentirsi impotente e incapace di reagire.

Chiamiamo traumatica una simile situazione (interna o esterna) di vissuta impotenza.

Tutto ciò è molto importante perché rappresenta una svolta fondamentale nell'eziologia del fattore traumatico e costituisce un modello in cui i fatti psichici diventano rilevanti e possono essere la causa di disturbi traumatici, ma non sempre e non necessariamente (entra il campo il fattore soggettivo, personale e profondo di ogni persona). La realtà psichica, quindi, diviene più importante di quella storica. Ciò che si deve ricercare dunque, nel fattore traumatizzante, non è un evento inaccettabile, bensì un impulso inaccettabile.

La ricerca psicoanalitica ha anche evidenziato la tendenza delle persone traumatizzate a ripetere l'esperienza. A questo riguardo dice: "L'analizzato non ricorda assolutamente nulla degli elementi che ha dimenticato e rimosso, egli piuttosto li mette in atto, li ripete, ovviamente senza rendersene conto" (Freud, 1920). Il paziente non si libera, durante il trattamento, da questa coazione a ripetere finché non si rende conto che proprio questo è il suo modo di ricordare e di riattualizzare il suo vissuto traumatico. Quello che per molti autori contemporanei viene chiamato l'introiezione dell'aggressore.

Il moto pulsionale ostacolato dalla rimozione, diviene esso stesso il sintomo. In pratica si agisce (come mettere in scena uno spettacolo senza conoscere il copione e interagire con tutti gli altri attori in modo adeguato!!) un fatto traumatico senza tuttavia averne la consapevolezza. Solo attraverso un lavoro di riconoscimenti, attribuzioni ed elaborazioni il moto pulsionale legato al trauma si indebolisce e diviene comprensibile e gestibile dal soggetto che ne è stato vittima.

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Scritto da

D.ssa Simonetta C. Lanaro psicologa psicoterapeuta

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