Tradimento: le ombre dell'amore

Il tradimento porta con sè il vento forte del cambiamento, costringe innanzitutto a ritornare “estranei” per poter anche solo ripensare ad un avvicinamento.

19 NOV 2020 · Tempo di lettura: min.

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Tradimento: le ombre dell'amore

Girovagando per mercatini alla ricerca di mobili vintage per la mia nuova casa, tento di non avvicinarmi mai ai banchetti dei libri che sono per me come le vetrine dei dolci: tentazioni irrinunciabili...i miei occhi iniziano a rincorrere un titolo dopo l'altro, famelici, assetati di nuove parole, di nuovi contenuti, di copertine mai viste, di edizioni conosciute, da toccare e risfogliare di nuovo. Ed infatti lo sguardo all'improvviso mi si ghiaccia, come braccato e intrappolato senza via d'uscita, su un'unica parola, forte e mai familiare, cruda e mai compassionevole: tradimenti.

Nell'ultimo anno me ne sono occupata molto in terapia: tanti pazienti mi hanno raccontato il loro dolore e le loro storie spezzate dal prima e dal dopo. Perché il tradimento traccia una linea profonda fra ciò che è stato e ciò che non è più, e il testo di Gabriella Turnaturi che ora ho fra le mani, ricuce finemente il tessuto emotivo di chi prima o poi si imbatte in questo evento.

Il tradimento ha 3 definite peculiarità, vediamole insieme.

  1. Ci coinvolge tutti perché è un atto per sua natura innanzitutto relazionale, pressuppone cioè il rapporto con l'Altro, sia esso un partner, un amico, un collega, un gruppo, un'istituzione.
  2. Nasce sempre da una condivisione: di un segreto, di un ideale, di un'appartenenza, di un fine. Nella condivisione si crea un "noi", un'entità che ha una vita a sè e che nei momenti belli difendiamo con tutte le nostre forze, ma che se viene attaccato da uno dei soggetti che lo animano, allora svela tutta la sua fragilità e rischia di frantumarsi in mille pezzi. Uno dei motivi per cui diventi così doloroso deriva proprio da questo; il tradimento arriva ad intaccare la sacralità del "noi", distrugge quell'energia decuplicata del non essere soli.
  3. Presuppone la capacità di appartenere. Non si può tradire se non si è mai davvero amato qualcuno, se non si è davvero creduto in qualcosa, se non ci si è mai sentiti "parte di". E in questa appartenenza ci deve essere reciprocità, ovvero la fiducia che entrambe le parti riconoscano il legame che le unisce.

In questa occasione non vorrei parlare del tradimento in senso etico o filosofico, ma del patto di fiducia che spazza via tutto il buono del "prima" in una relazione di amore o di amicizia, costringendo i protagonisti a riformulare interamente il loro rapporto o a terminarlo per sempre.

Il tradimento porta con sé il vento forte del cambiamento, costringe innanzitutto a ritornare "estranei" per poter anche solo ripensare ad un avvicinamento. Rompendo i patti sottesi alla relazione, siamo quindi innanzitutto e con dolore, tenuti a scavarci dentro, a ripercorrere i passi che hanno portato a quel punto: siamo accompagnati dall'altro, proprio AL momento in cui tutto è cambiato.

Molto spesso, quasi sempre, ho sentito dire che non ci fosse davvero un motivo, che le cose sono accadute così, perchè doveva succedere...ed è proprio qui, che l'altro, il tradito, trova l'ancora di rabbia a cui aggrapparsi: non c'è una ragione? Non hai pensato fosse così letale? Non hai creduto che potesse distruggere il patto di promesse sottintese fra noi?

Il tradimento ci trascina verso la luce delle verità mai pronunciate, di quelle parole così importanti eppure cosi difficili da dire, tanto che preferiamo lasciarle alla complicità del silenzio, sperando che l'altro le accolga, sognando che l'altro le viva proprio come noi. Il significato di questa alleanza è però smaccatamente individuale e ce ne accorgiamo proprio quando questa viene vilipesa e denudata.

Quando ti considero mio amico, cosa intendo? Quando ci dichiariamo amore, a cosa stiamo anelando?

Il tradimento, ci ricorda la Turnaturi, proprio perché relazionale, si dà quasi sempre grazie alla collaborazione attiva, consapevole o inconsapevole, dei soggetti coinvolti: del tradito e del traditore.

Intanto, perché condividiamo tacite regole e numerose aspettative, poi perchè ci affidiamo all'altro permettondogli di manipolarci o sedurci. O ancora, lo solletichiamo con il nostro atteggiamento passivo.

Ebbene si, questo è l'altro boccone amaro da digerire: se il tradimento viene meno a quel patto relazionale, è perché da entrambe le parti non c'è stata una forza sufficiente e di egual misura atto ad impedirlo. Una scelta potrebbe essere quella di negarne l'esistenza, e questa a volte ci consente di guadagnare un bel po' di tempo, anni: forse la vita.

In genere però il dolore, la rabbia, la pressione sociale, fanno sì che noi non ci sottraiamo a quell'onta, consapevoli nell'amarezza che "oggi a me domani a te" e avidi di ottenere conforto e sostegno da chiunque ci conosca. Si può quindi decidere di troncare il rapporto. Il tradito vive una breve ma intensa luna di miele nel dopo-scoperta: l'attenzione e la comprensione di tutti, il recondito e infantile bisogno di essere accettati, viene di colpo nutrito all'unanimita' da parenti e colleghi, persino dal capo che ti stava mobbizzando. Il tradito prova una sorta di veglia adrenalinica, dove sente che puo' ricominciare bene e meglio di prima, dove si ripete che chiusa una porta si apre un portone e che va bene così.

Poi però arriva il giorno in cui la notizia non fa più notizia e il tradito sente aprirsi una voragine interiore: come posso riempire questo vuoto enorme che tu, maledetto/a tradittore/traditrice, mi hai lasciato?

Come posso alzarmi ogni giorno dal letto senza sentirmi inutile e rifiutato dal mondo? Come posso ricominciare senza il nostro rito del mattino, senza vedere le tue scarpe accanto alle mie sulla porta di casa? Come posso riprendermi quella parte di me che se n'è andata con te?

Possiamo parlare di tradimento se il tradito non ne è a conoscenza? Un tempo pensavo di poter rispondere che noi qui possiamo chiamarlo così (cioè tradito), ma che in fondo in quella relazione nulla è mutato. Ora la penso in maniera completamente diversa.

Il traditore, intendo colui che abbia un minimo di coscienza e sentimento per il tradito, muta necessariamente i suoi comportamenti. Vuoi per viltà, vuoi perchè deve essere più attento e preciso nel non farsi scoprire, vuoi perchè il senso di colpa lo rende più dolce nell'amore e più aggressivo nella difesa di sè, vuoi perchè sa di creare una menzogna ogni giorno più grande. Per queste e altre ragioni la relazione muta e il tradito probabilmente percepisce che qualcosa di minaccioso sta avvenendo, ma a seconda della propria difesa psichica, tenderà a dare la colpa alla posizione attuale dei pianeti, all'egocentrismo dell'altro o allla propria tendenza distruttiva.

Una volta che l'altro è percepito come traditore, la relazione muta necessariamente... e di conseguenza anche noi. Quindi, cosa rimane dopo un tradimento?

Le domande che sorgono dopo lo spezzarsi del noi sono semplici, ma durissime: si può mai davvero perdonare un tradimento? O meglio: potremo mai perdonare noi stessi per essere stati così ingenui e aver creduto?

Potremo di nuovo essere fiduciosi e spensierati nell'amore?

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Scritto da

Dott.ssa Stefania Scarduelli

Bibliografia

  • "Tradimenti" di Gabriella Turnaturi , Feltrinelli Editore, 2009.

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