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Tra ansia e attacchi di panico!

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L’ansia è un’emozione e può comparire in alcuni frangenti o essere sempre presente, indipendentemente dalle situazioni. È importante pertanto distinguere ansia “normale” e ansia patologica.

15 GEN 2019 · Tempo di lettura: min.
Tra ansia e attacchi di panico!

Quante volte ci capita di dire: "che ansia!". E quante altre riflettendo a posteriori su situazioni di vita quotidiana ci rendiamo conto che non siamo riusciti a fare quello che volevamo nel modo in cui speravamo perché condizionati da uno stato ansioso?

L'ansia è un'emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, preoccupazione, talvolta di minaccia; provoca anche delle modifiche fisiologiche nel nostro corpo quali ad esempio la tachicardia, l'aumento della pressione sanguigna, la sudorazione.

L'ansia può comparire in alcuni frangenti o essere sempre presente indipendentemente dalle situazioni. È importante, pertanto, distinguere tra lo stato d'ansia "normale" o fisiologico e lo stato d'ansia patologico.

L'ansia, infatti, è in sé una condizione fisiologica utile in alcuni momenti di vita perché protegge da rischi incombenti, consente di mantenere uno stato vigile e può persino contribuire a migliorare le prestazioni. Lo stato ansioso può consentirci ad esempio di avere una performance addirittura migliore di quella sperata durante un esame o un colloquio di lavoro. È questa quella che può essere definita ansia "buona" perché funzionale a selezionare gli stimoli che stiamo per percepire con maggiore attenzione.

Nella vita non potremmo sopravvivere senza ansia: il nostro stato emozionale decadrebbe completamente. Tutto ci apparirebbe sbiadito, in bianco e nero, saremmo insensibili. Non proveremmo emozioni neppure prima dell'incontro con il partner.

Il problema nasce invece quando non si riesce a tenere l'ansia sotto controllo, quando se ne viene assaliti tutti i giorni, quasi a tutte le ore. Da strumento di autodifesa gli stati ansiosi diventano così ospiti indesiderati con i quali dover combattere per recuperare il proprio spazio vitale. È questa l'ansia "cattiva", generalizzata o patologica.

Gli stati ansiosi patologici e talvolta invalidanti nascono di solito da emozioni negative e distruttive, da convinzioni rigide ed irrealistiche e da comportamenti autodistruttivi. È questo, ad esempio, il caso in cui non abbiamo abbastanza fiducia in noi stessi e facciamo dipendere la nostra autostima e il nostro valore esclusivamente dall'opinione degli altri.

Si tratta di emozioni che devono pertanto poter essere ascoltate attraverso un lavoro su se stessi - anche con il supporto di una psicoterapia - e non evitate a rischio che non si trasformino in qualcosa di ingestibile. Evitare il problema non equivale infatti a risolverlo ma al contrario rischia di trasformarlo in qualcosa di ancor più grande e ingestibile. Si deve pertanto intervenire in modo attivo e diretto per comprendere e poi superare le cause del malessere anche per evitare che l'ansia possa diventare incontrollabile e trasformarsi in veri e propri attacchi di panico. Questi sono disturbi veri e propri che "annientano" con sintomi come tachicardia, ansia, palpitazioni, tremori, e sudorazione; la sensazione di "distruzione" che ne deriva dipende dal fatto che i sintomi arrivano all'improvviso, senza un apparente motivo, e immobilizzano, paralizzano.

Il disturbo di panico rientra tra i "disturbi d'ansia" perché l'ansia ne è il sintomo principale dal quale si viene completamente travolti e sopraffatti. Coinvolge la sfera fisica, quella emotiva e i nostri pensieri per cui l'impulso derivante diventa quello di fuggire o di chiedere aiuto. Si cade così nel vortice di un malessere crescente che compromette anche la qualità della vita di tutti i giorni. Si comincia ad evitare alcuni luoghi, a rinunciare ad alcune attività, a sentire il bisogno di essere accompagnati. Uscire da soli - allontanarsi anche solo di poche centinaia di metri o per pochi minuti - può diventare praticamente impossibile.

Per alcune persone, ad esempio, è inimmaginabile affrontare i percorsi in autostrada se le uscite sono sporadiche e c'è il rischio di imbattersi in una lunga galleria buia e con poca aria o dove non è possibile sostare in caso di malore.

Per altri può risultare impensabile entrare in luoghi affollati come supermercati o centri commerciali perché avvertono sentimenti di profondo malessere e temono catastrofi imminenti.

Il senso di impotenza, la mancanza di controllo, l'intensa paura, il senso di minaccia per la propria integrità danno una sensazione che non può essere affatto paragonata ad una normale esperienza emotiva, seppur intensa. L'attacco di panico risulta difficilmente descrivibile da chi lo vive e altrettanto poco comprensibile da parte di chi non l'ha vissuto.

Durante un attacco di panico vi sono punte acute di ansia estrema in assenza di un reale pericolo. Non si tratta dunque di una semplice variante dell'ansia, in una forma più intensa, ma si tratta di un'esperienza travolgente che scardina improvvisamente e inavvertitamente chi lo vive. Si ha l'impressione che vengano meno le sicurezze di base della nostra vita: è come se improvvisamente si acquisisse la consapevolezza della fragilità dell'esistenza.

Quello che rende tutto più difficile a chi soffre di questi attacchi è l'imprevedibilità del momento in cui si verificano. Spesso è proprio l'intervallo di tempo che intercorre tra un episodio e l'altro che preoccupa profondamente: è quasi l'attesa di un nuovo attacco spesso vissuta con terrore.

Si crea così un circolo vizioso, la "paura della paura", il terrore di rivivere l'evento. Da questa possono derivare anche scelte drastiche come quella di isolarsi, di chiudersi in casa. L'evitare contatti con il mondo esterno può sembrare rassicurante ma non fa altro che alimentare ancora di più la paura di un attacco spingendo così chi ne soffre all'isolamento e alla chiusura. Aumenta così lo stato ansioso che a sua volta incrementa la possibilità di un successivo attacco di panico. Spesso si viene travolti dal vortice del malessere senza comprenderne la causa. Questa non è rintracciabile in stimoli esterni ma è legata alla propria percezione di se stessi, ai propri vissuti interiori e alla propria storia di vita. Gli attacchi di panico compaiono quando ci si rende conto che la propria vita va diversamente da come si sperava. Chi soffre spesso cambia medico e assume farmaci che possono prevenire o ridurre di molto l'ansia anticipatoria ma non sono risolutivi.

È possibile, invece, guarire completamente attraverso un lavoro su se stessi finalizzato innanzitutto a comprendere i sintomi e attribuire loro il giusto significato: l'attacco di panico ha sempre un motivo sottostante che deve poter essere individuato e compreso per risolverlo.

Attraverso un percorso psicoterapeutico è possibile affrontare il problema alla radice modificando gli schemi di pensiero all'origine della paura e dell'ansia, è possibile rielaborare il racconto della propria storia.

Articolo della dottoressa  Anna Moscatelli, iscritta all'Ordine degli Psicologi della regione Puglia

Scritto da

Dott.ssa Anna Moscatelli

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2 Commenti
  • Silvia zinnanti

    Io ne soffro fin da bambina. E molto spesso si acutizza la fase di notte. Per un periodo ne sono uscita, ma adesso si stanno ripresentando. Inoltre sono diventata anche ipocondriaca. Vorrei risolvere ed eliminare questi stati di ansia. Non riesco nemmeno più a viaggiare e a prendere un aereo.

  • Sonia Capece

    Articolo molto interessante e vero. Descrive esattamente quello che si prova dopo un attacco di panico. Io ne soffro dalla scorsa estate ed il solo pensiero che tra poco torni il caldo mi terrorizza. Vivo in Abruzzo in provincia di Teramo esattamente Tortoreto. Mi piacerebbe iniziare un percorso con uno psicoterapeuta

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