Tocofobia: la paura del parto

La paura di partorire è fisiologica, ma quando il disagio è talmente intenso da diventare angoscia o induce a rinunciare ad avere figli pur desiderandoli, è un disturbo psicologico.

1 APR 2019 · Tempo di lettura: min.
Tocofobia: la paura del parto

L'esperienza del parto genera solitamente una paura fisiologica: è associata a dolore fisico e, se la donna è una primipara, si tratta di un dolore nuovo, sconosciuto. Insomma, come tutte le esperienze nelle quali non si sa cosa aspettarsi, un certo livello di ansia e preoccupazione è normalissimo.

Ci sono donne però che provano una paura tanto intensa da configurarsi come un vero e proprio disturbo fobico: provano un'angoscia così forte alla sola idea di partorire che possono arrivare ad attuare delle importanti strategie di evitamento per alleviare il disagio, come procrastinare continuamente la gravidanza o addirittura rinunciarvi, a volte pur desiderando molto avere un figlio. Se questa fobia invece colpisce una donna che si trova già in stato interessante può portarla alla scelta di un parto cesareo, pur in assenza di indicazioni mediche che suggeriscano questa opzione. A volte addirittura può indurla improvvisamente a interrompere la gravidanza, magari dopo aver a lungo desiderato un bambino e aver fatto di tutto per riuscire a concepirlo.

Si parla in questo caso di tocofobia. Il disturbo è stato identificato nel 2000, quando nel British Journal of Psychiatry compare un articolo di Kristina Hofberg e Ian Brockington che illustra questa condizione.

La tocofobia può essere considerata un disturbo psicologico, associato ad ansia e depressione, e in letteratura si distingue in:

  • tocofobia primaria: quando la donna che ne soffre non ha avuto figli. Ancor prima del concepimento o durante la gravidanza può essere terrorizzata dall'idea del travaglio e del dolore ad esso associato, temendo di soffrire, di riportare lesioni o che il bambino venga ferito. Altre volte, invece, ciò che la spaventa è l'evento nascita vero e proprio: il pensiero di mettere al mondo un bambino, di non riuscire a crescerlo serenamente, di sconvolgere irrimediabilmente i propri equilibri e quelli della coppia;
  • tocofobia secondaria: nel caso di donne che hanno avuto precedenti esperienze di parto. In questo caso il disturbo è più comune se sono state effettuate manovre ostetriche invasive, se c'è stato un travaglio particolarmente prolungato e difficile o un cesareo di emergenza in condizioni drammatiche (ad esempio per distacco di placenta). A volte invece il parto è stato regolare, ma percepito dalla donna come una violenza al suo corpo o vissuto con una scarsa fiducia nei confronti dello staff ostetrico, percepito come incompetente.

Quali implicazioni può avere la tocofobia?

Questo disturbo è spesso enfatizzato dalle implicazioni psicologiche e sociali che accompagnano la gravidanza e conseguono alla nascita di un figlio. C'è una credenza illusoria ma molto diffusa nella nostra società che associa la maternità solo ed esclusivamente a stati emotivi positivi: aspettare un bambino è considerata un'esperienza di gioia, la massima realizzazione per una donna.

Così le donne in genere non sono preparate ai sentimenti conflittuali, all'ambiguità emotiva che accompagna questo particolare periodo di vita: spesso i sentimenti positivi convivono con preoccupazioni, ansie, timori, che proprio in quanto non previsti possono generare una serie di dubbi:

"Perché non sono felice come tutte le altre?".

"Cosa c'è di sbagliato in me?".

"Sarò capace di fare la mamma?".

"Vorrò bene a mio figlio?"…

L'interiorizzazione di questa falsa credenza genera nella futura mamma sensi di colpa e vissuti di inadeguatezza che possono portare anche a vere e proprie condizioni psicopatologiche come la Depressione post-partum (Gosselin et al., 20162). In realtà queste conflittualità sono normalissime e molto più comuni di quanto si pensi, e bisognerebbe preparare le donne a questa realtà in modo da vivere più serenamente tale momento.

Una recente scoperta ha mostrato come sottoporre donne nullipare a sessioni di terapia cognitiva, che si accompagnano a una psicoeducazione (singola o di gruppo), a sessioni di rilassamento o a conversazioni terapeutiche durante la gravidanza (in sessioni di gruppo o individuali) abbia l'effetto di rafforzare l'autoefficacia e ridurre il numero di tagli cesarei causati da tocofobia (Striebich et al., 20183).

È importante potenziare l'ascolto e il supporto da parte dei familiari e delle figure specialistiche (medici, ostetriche, ginecologi…) che accompagnano la donna durante la gravidanza e chiedere l'aiuto di uno psicologo quando il disagio è particolarmente intenso, in modo che si possa prevenire lo sviluppo di condizioni più preoccupanti e salvaguardare la relazione della donna con il bambino e con il partner.

Bibliografia

  1. Hofberg K., Brockington I. (2000). British Journal of Psychiatry, 176, 83-85.
  2. Gosselin P., Chabot K., Béland M., Goulet-Gervais L., Morin AJ (2016). Fear of childbirth among nulliparous women: Relations with pain during delivery, post-traumatic stress symptoms, and postpartum depressive symptoms. Encephale; 42(2):191-6 (ISSN: 0013-7006).
  3. Striebich S., Mattern E., M. Ayerle G. Support for pregnant women identified with fear of childbirth (FOC)/tokophobia – A systematic review of approaches and interventions. Midwifery; Volume 61, June 2018, Pages 97-115.

Articolo della Dr.ssa Silvia Bastianello, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia

Scritto da

Dr.ssa Silvia Bastianello

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