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Terapia, autonomia e inclusione. Una via possibile per il miglioramento della vita nell’autismo adulto.

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L'approccio TEACCH è da anni un metodo rivoluzionario nel trattamento dell'autismo. La sua filosofia mira ad ottenere il massimo in termini di integrazione ed autonomia.

15 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.
Terapia, autonomia e inclusione.  Una via possibile per il miglioramento della vita nell’autismo adulto.

"Gli autistici si sentono a loro agio in un ambiente altamente strutturato e protetto dall'eccesso di stimolazioni fisiche e sociali, indipendentemente dalla loro età". Chi lavora con persone inquadrate all'interno della diagnosi di Autismo, sa come sia difficile generalizzare un tipo di ambiente simile al di fuori del contesto clinico. Molto spesso già all'interno della propria abitazione, un autistico vive il disagio dovuto al caos del contesto abitativo e della condivisione degli spazi con i propri famigliari. Le persone neurotipiche non si rendono conto che ciò che per noi può sembrare un ambiente funzionale, per altri può risultare caotico e soprattutto imprevedibile. Spesso si nota come un ambiente strutturato ad hoc, possa abbassare notevolmente i livelli di ansia in un soggetto autistico, oltre a diminuirne i comportamenti disfunzionali. Un ambiente può definirsi strutturato se, oltre agli spazi fisici, prende in considerazione anche l'aspetto temporale. La gestione del tempo, la sua regolarità, la possibilità di essere sempre fruibile e di immediata consultazione, rende la vita di queste persone più regolare, meno caotica e più funzionale. All'interno di un mondo prevedibile, l'autistico si muove, dopo un training introduttivo, con un grado di autonomia superiore, che in molti casi gli permette di ottenere un certo grado di indipendenza. Questa indipendenza permette una vita migliore non solo del soggetto, ma anche a tutte quelle figure che ad esso sono legate. Anche all'interno dell'istituzione scolastica, molto spesso le possibilità di agire in tal senso sono limitate. Le strutture, gli spazi e i tempi non sempre permettono un grado di regolarità tale da permettere, a chi quotidianamente lavora con queste persone, di creare spazi e tempi altamente strutturati. A rendersi conto della notevole efficacia data un ambiente strutturato e da un training adeguato all'acquisizione di competenze legate a tale ambiente fu, nel 1962, lo psichiatra Eric Schopler e i suoi collaboratori, presso il Dipartimento di Psichiatria della Facoltà di Medicina, a Chapell Hill, nel North Carolina. Schopler propose ed ideo quello che oggi viene denominato il "Treatment and Education of Autistic and Related Communication Handicapped Children", o meglio conosciuto con l'acronimo TEACCH. Questo approccio, che segue l'individuo a tutto campo, dall'infanzia a l'età adulta, cerca di adattare il più possibile la persona all'ambiente e l'ambiente alla persona, ambiente inteso sia come fisico che umano. Consapevoli che un bambino autistico sarà da grande un adulto autistico, lo psichiatra consigliò di cominciare il trattamento sin da piccoli, cercando così di determinare l'attività lavorativa che il soggetto avrebbe potuto svolgere da adulto. L'attività lavorativa veniva individuata attraverso l'analisi delle capacità emergenti dal profilo di abilità, dai suoi punti di forza e dagli interessi, anche ossessivi, di ogni individuo. L'ideatore, proponendo questo approccio, ipotizzò un addestramento continuo che incentivasse e favorisse l'integrazione lavorativa, in un'ottica di continuità con quella già vissuta all'interno dell'istituzione scolastica. Il TEACCH si basa sulla conoscenza dettagliata delle caratteristiche dei soggetti colpiti da autismo; su un intervento integrato teso a migliorare l'adattamento dell'individuo all'ambiente; su un inquadramento diagnostico adeguato e su un'attenta valutazione clinico-comportamentale; un individualizzazione degli interventi possibili; un analisi del livello di sviluppo attinente sia ai materiali utilizzati che alle attività; un sistema educativo ben strutturato; una imprescindibile collaborazione con i genitori; un attenta valutazione dei problemi posti dal bambino in vista delle prospettive future; l'individuazione di servizi adeguati e possibilmente fruibili per l'intero arco di vita. Ogni tecnica, strategia o principio vengono applicate secondo le linee guida dell'approccio teorico cognitivo-comportamentale. In tutto ciò i genitori giocano un ruolo di primo piano, al punto da essere indicati come co-terapeuti. L'obbiettivo principale della collaborazione con i genitori è di renderli sempre più partecipi ed efficaci, nella costante lotta, contro questa malattia che accompagna la persona per tutto l'arco della sua esistenza. In un'ottica di inclusione, le famiglie partecipano all'individuazione di obiettivi e di strategie, sempre nel rispetto delle peculiarità del proprio figlio, atte a diminuire i comportamenti disadattivi e a promuovere una maggiore funzionalità e integrazione. Alcune critiche sono state mosse nei confronti del metodo, come quella di dare poca libertà e di non incentivare la creatività nel bambino. Grazie a questo approccio, o filosofia, nel North Carolina si è però verificata un importante riduzione dei tassi di istituzionalizzazione delle persone autistiche (dal 60% al 10%). In Italia la realtà delle cose è sicuramente più complessa, le scarse risorse istituzionali, spesso non permettono di favorire approcci simili. Alcune realtà comunque esistono e si spera che possano col tempo espandersi a tutto il territorio nazionale. L'autismo è sicuramente una realtà complessa e ogni approccio avrà sempre i suoi successi e i suoi insuccessi. Non avendo comunque la farmacologia fatto nessun passo in avanti in questo ambito, l'unica risorsa ad oggi disponibile è l'abilitazione di queste persone e la loro presa in carico totale, da parte di professionisti ben formati e di genitori consapevoli.

Bibliografia

Schopler E., Reicher R.J. e Lansing M. (1991), Strategie educative nell'autismo, Milano, Masson.

Schopler E., Lansing M.e Waters L. (1995), Attività didattiche per autistici, Milano, Masson.

Scritto da

Dott. Andrea Buzzi

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