Non puoi recarti in nessun centro?
Trova uno psicologo online
Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Tecniche Gestaltiche e la loro applicazione in seduta terapeutica

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

"Per me nulla esiste eccetto il presente. Ora, esperienza, consapevolezza, realtà. Il passato non è più e il futuro non è ancora". Frederick Perls

17 DIC 2019 · Tempo di lettura: min.
Tecniche Gestaltiche e la loro applicazione in seduta terapeutica

La Teoria della Gestalt, riportata in un contesto di psicoterapia, risulta molto valida in quanto pone molta importanza su alcuni concetti tra cui l'invitare il paziente a stare "nel qui ed ora", momento protetto in cui può sperimentare, in cui è fondamentale abbandonare di fare qualunque cosa diversa dallo sperimentare. La realtà è sempre ora, anche quando si ricorda, la realtà è l'attività presente di ricordare, è la reazione, qui e ora, ai propri ricordi.

Necessario, nel contesto della psicoterapia, l'attenzione ai contenuti della consapevolezza che emergono, in quanto possono portare ad un soddisfacente contatto con la realtà o ad un intenso disagio. Diventando più consapevoli dei contenuti della consapevolezza, è possibile vivere, forse per la prima volta, l'esperienza del nulla. Il nulla è un limbo in cui i giochi di superficie della personalità sono stati abbandonati e l'auto-consapevolezza non ne ha preso il posto.

L'esperienza del nulla è un ponte tra l'evitamento e il contatto, è il pronunciare "Non è abbastanza". La terapia gestaltica è la trasformazione del vuoto sterile in vuoto fertile.

Il nulla è niente solo quando si è ossessionati che sia qualcosa; quando si accetta il nulla, tutto si unisce. Il nulla diventa quindi lo sfondo su cui possiamo vedere la figura emergere. Per poter giungere, insieme al paziente, ad uno stato sempre più profondo di consapevolezza, è necessario l'ausilio di alcune tecniche mirate che si suddividono in tre gruppi:

  1. tecniche repressive;
  2. tecniche espressive;
  3. tecniche integrative.

Le tecniche repressive

Le tecniche respressive possono venire intese come mezzo per rivelare la vera espressione dell'individuo. Con queste tecniche il terapeuta scoraggia nel paziente quello che il paziente stesso non è, con l'obiettivo di rivelare la vera espressione della persona. Queste tecniche si dividono in tre gruppi, in base al tipo di difese che il paziente mette in atto per non giungere all'esperienza vera e alla consapevolezza.

1) Intornismo: si riferisce ad un cattivo uso dell'intelletto.

Perls lo definisce come il gioco della scienza: offrire informazioni, ricercare spiegazioni causali, discussione di temi filosofici o morali o del significato delle parole. In terapia gestaltica vengono chiamate "chiacchiere". Sono tutte cose non sostanziali che devono essere eliminate quando messe di fronte all'esperienza diretta. Spesso le spiegazioni servono per evitare, non fare ciò che viene richiesto; è comunque importante per il terapeuta non dimenticare il bisogno del paziente di comprendere ciò che sta succedendo nella seduta anche a livello intellettuale. Per una tecnica più efficace è meglio preferire una non-interpretazione; ciò è un punto cardine nella terapia gestaltica in quanto essa si fonda su un approccio non-interpretativo, perché lo scopo è la consapevolezza e non la comprensione intellettuale. Secondo la terapia gestaltica, la comprensione intellettuale diventa una trappola in quanto sostituisce l'esperienza intorno alla quale si parla. Questa regola la si può esplicitare molto chiaramente al paziente richiedendogli di evitare le sue auto-interpretazioni e di non richiedere interpretazioni al terapeuta. Mettere in chiaro questa regola permette di notare due cose:

  • se il paziente è capace di stare lontano dalle intellettualizzazioni, si accorgerà di non averne più bisogno per sviluppare la conoscenza di se stesso.
  • se il paziente spiega o ricerca spiegazioni, si può dedurre che stia sperimentando qualcosa che vorrebbe evitare, o esprimere il desiderio di dimostrare di essere intelligente a discapito del desiderio di condividere la sua esperienza; oppure manca di fiducia nel terapeuta o nel metodo da lui applicato. In questi casi ciò che si può fare è rinforzare ed insistere nel mettere in atto la regola oppure dirigere l'attenzione del paziente sull'esperienza che sta vivendo nel preciso momento in cui "spiega", in cui intellettualizza.

l terapeuta deve essere in grado di cogliere il non seguire la regola come un segnale, un indizio, attraverso il quale il paziente mostra i suoi momenti più critici, non affrontandoli direttamente ma parlando intorno ad essi. Il nostro compito è quello di individuare, all'interno dell'esperienza del paziente, i momenti che è necessario portare alla luce. La regola del non intornismo è efficace sia con il singolo paziente sia in terapia di gruppo. Può inoltre essere applicata anche al di fuori della terapia, come un esercizio da estendere a tutto il nostro pensiero, rendendoci così più disponibili al contatto con la nostra esperienza presente.

2) Doverismo: è un cattivo uso della vita emotiva, dire a noi stessi e agli altri come si deve essere: è un altro modo di non sperimentare ciò che si è. Il dovere sperimentato come obbligo rappresenta un esempio di rifiuto della responsabilità. I doveri sono la fissazione per il controllo. La valutazione allontana dall'esperienza. Valutando cerchiamo di adattare l'esperienza a un modello preso a prestito dal passato o dal futuro; non c'è scoperta ma solo un marchio di approvazione, basato sull'uniformità a modelli prestabiliti. La non-valutazione ci porta al semplice riconoscimento dell'esperienza senza giustificazioni o critiche, è una regola difficile, più del non-pensare, questo perché prima che una persona smetta di valutare deve prima riconoscere che lo sta facendo e come lo fa. Una tecnica per giungere alla consapevolezza di ciò, è di chiedere al paziente di esagerare quei difetti che vuole superare.

Prima di smettere di giudicare, è necessario che si giudichi in modo talmente deliberato da rendersi conto di come lo si fa e soprattutto rendendosi conto di come si sceglie di giudicare.

Gestalticamente parlando è importante riuscire a vivere l'esperienza senza dover ascoltare sempre il "Cane di sopra". In questo modo le cose apparirebbero semplicemente per ciò che sono; ogni cosa offrirebbe quanto ha di meglio e rappresenterebbe il più perfetto esempio di se stessa. Ciò che spesso viene chiamata esperienza è rappresentata da sentimenti spiacevoli determinati dalla frustrazione delle proprie aspettative, piuttosto che dalla consapevolezza di ciò che se ne può trarre; non c'è quindi l'esperienza di qualcosa ma l'esperienza del nulla. Sarebbe importante riuscire ad abbandonare temporaneamente, anche nella vita di tutti i giorni, l'atteggiamento da giudici nei confronti della realtà, della propria realtà, in questo modo si potrebbero scoprire sentimenti insospettati che erano tenuti nascosti dal semplicistico meccanismo di accettazione-rifiuto. Uno dei traguardi della terapia gestaltica è quello di riuscire a vivere talmente nel presente, in modo che nessun modello del passato possa offuscare la piena consapevolezza, riuscendo ad essere talmente ciò che si è che nessun senso del dovere disturbi la propria personalità. Durante la seduta è importante:

  • riportare il paziente a soffermarsi e a ridire le affermazioni riguardanti se stesso al positivo e non al negativo, perché si può essere consapevoli soltanto di ciò che si è;
  • sostenerlo e guidarlo nel distinguere i suoi sentimenti come ansia, colpa, vergogna, riconoscendoli come il risultato della valutazione che li utilizza come delle barriere, creati dalla mente, tra se stessi e il mondo;
  • incentivare il paziente ad attuare un atteggiamento sano verso le proprie carenze attraverso esposizioni di fatti e non giudizi morali;
  • sostenere e guidare il paziente nel valutare realisticamente dove si trova, nel qui ed ora, in termini di scopi e ideali. Ciò è però possibile solo quando la propria stima non è influenzata dal gioco dell'autopunizione o da difese che vi si contrappongono. In terapia gestaltica il concetto della valutazione si traduce affermando che il Cane di Sopra, che esprime giudizi e ordini, deve essere assimilato ed il suo controllo rivolto al Cane di Sotto può essere considerato come una proiezione dei desideri stessi del Cane di Sotto.

3) Manipolazione: si riferisce al campo dell'azione. Come il pensare e il sentire anche l'agire può costituire un mezzo per evitare. Vi sono molte azioni quotidiane dirette a minimizzare il disagio, ad evitare stati interiori che non si è pronti ad accettare, si potrebbe quindi affermare che la maggior parte delle proprie azioni serve ad evitare l'esperienza; le esperienze sono per la maggior parte della vita motivate da una carenza, tese a porre fine all'insoddisfazione. La nozione di evitamento del gestaltista è principalmente quella di evitamento della consapevolezza. Vi sono però azioni non solo tese ad evitare l'esperienza ma anche azioni che derivano dall'esperienza e la esprimono, rivelano piuttosto che nascondere. Perls definisce che tali azioni non sono basate sulla scelta ma sulla preferenza.

Per verbalizzare l'esperienza del momento, dobbiamo essere aperti al momento e a ciò che esso porta, piuttosto che essere impegnati nell'elaborazione del proprio programma. L'azione, contrariamente alla manipolazione di sè e degli altri, viene sperimentata come influente dall'interno. Per Perls era fondamentale dare la regola della non-manipolazione, faceva una richiesta di autenticità ed era compito dei pazienti adeguarvisi. Le manifestazioni della manipolazione che una persona dirige prevalentemente verso se stessa possono essere più difficili da individuare di quelle presenti nei giochi interpersonali, in questi ultimi il terapeuta può sentire le tacite richieste o le lusinghe del paziente che vuole limitare la sua libertà; al contrario l'automanipolazione è forse il fattore principale che distingue l'autentica pratica del continuum di consapevolezza dall'inganno. Nelle sedute terapeutiche di gruppo possono insorgere elementi correlati specificatamente al tema della manipolazione che sono importanti da sottolineare.

  • Domande: le domande sono molto importanti nelle sedute di gruppo ma gran parte di esse costituiscono un metodo diplomatico di rivelare il punto di vista di chi interroga. Una domanda è una forma di manipolazione diretta a sollecitare una risposta, e non esprime l'esperienza di chi interroga. Chi interroga ha bisogno di una risposta per poter evitare meglio l'esperienza da cui ha origine la domanda. Le domande non solo servono a mascherare l'esperienza di colui che interroga ma condizionano la persona cui ci si rivolge, a rispondere e a soddisfare il bisogno manipolativo del richiedente; esse deviano anche il contenuto dell'interazione del gruppo da ciò che è funzionale a livello terapeutico. La regola di non far domande può aumentare la quantità di esperienze che vengono condivise nel gruppo. Importante è eliminare le domande con il perché.
  • Risposte: molte risposte sostengono passivamente il gioco della manipolazione di qualcuno e non servono a nessuno, ne per chi risponde ne per il gruppo che ascolta ne per chi interroga, se era una domanda falsa ed espressione di evitamento. È importante mettere in pratica una duplice regola: l'interrogato deve sentirsi libero di rispondere oppure no, indipendentemente da ciò però comunicherà la sua reazione scatenata dal sentire la domanda.
  • Chiedere il permesso: può essere una richiesta implicita o esplicita e va comunque pensata e spiegata. Chiedere l'approvazione riguardo un'azione che si intende fare è una manipolazione della situazione in quanto si lascia agli altri la responsabilità della propria azione, in questo modo l'individuo eviterà la possibile impasse di una decisione. Questo atteggiamento non promuove l'accettazione del rischio e l'assunzione di responsabilità, in seduta risulta opportuno sottolineare al paziente il suo bisogno di sostegno, in questo modo lo si pone di fronte alla sua libertà e alla sua paura.
  • Richieste: una richiesta è qualcosa di più dell'espressione di un bisogno. Se l'ideale terapeutico è di lasciar libero il paziente di fare richieste, dovrebbe contemporaneamente metterlo nella situazione di non aver bisogno di fare richieste.
  • Durante l'atto di richiedere spesso non si è in grado di lasciare che gli altri siano se stessi o non si è aperti verso di loro. Il non riuscire a lasciare che gli altri siano se stessi nella misura in cui riusciamo a consentirci di reagire ad essi come sono, o di sperimentare l'impatto del loro modo di essere. Il desiderio che gli altri facciano o smettano di fare qualcosa è proporzionale alla precarietà del proprio equilibrio, a causa del quale ci si sente a proprio agio solo in un ambiente "giusto", in cui non vengano toccati i "pulsanti del dolore". Anche in questo caso in seduta è fondamentale insistere con il paziente sulla regola dell'esprimere esperienze dando voce, in questo caso a desideri e disagi, ed omettere invece imperativi positivi o negativi. Le richieste che in seduta formula il paziente devono essere tenute in considerazione in quanto danno voce a quelle aree in cui egli ha bisogno di manipolare la propria esperienza tramite la manipolazione degli altri; tali indicazioni potranno essere utilizzate dal terapeuta nel momento in cui riterrà la situazione adatta.

Le tecniche espressive

  • Esagerare l'espressione di un impulso è un approccio efficace per ampliare la consapevolezza. Si è consapevoli del "Sé" soprattutto tramite l'espressione, la nozione di ciò che si é è condizionata da ciò che non abbiamo e da ciò che abbiamo fatto. Gli esistenzialisti affermano che "siamo ciò che facciamo: l'essenza non è separata dall'esistenza".
  • Utilizzando queste tecniche il terapeuta invita il paziente ad esprimersi, stimolando così ciò che egli è. Nel momento in cui il paziente sarà in grado di rivelare ciò che era inespresso, rivelerà sè stesso agli altri e a sé.
  • L'auto-espressione è un'azione fondamentale non solo per raggiungere l'auto-consapevolezza ma rappresenta anche la capacità di esprimersi, aspetto indispensabile della persona completamente sviluppata.
  • Esprimersi significa tradurre i propri sentimenti e le proprie conoscenze in azioni, forme, parole: significa realizzare se stessi, rendersi reali, sentirsi completamente vivi.
  • Esprimersi e realizzarsi dovrebbe essere un processo naturale, purtroppo nella vita di tutti i giorni le persone sperimentano, o hanno sperimentato, vissuti di angoscia, di dolore che le portano ad imparare a manipolare il mondo attraverso "strategie", piuttosto che rischiare di aprirsi ad esso; questo è sicuramente stato un comportamento funzionale e necessario per una specifica fase della vita ma che, successivamente, è stato attuato sempre più spesso diventando così disfunzionale. Queste strategie diventano parte del carattere delle persone, diventa quindi inevitabile giustificare e promuovere il loro utilizzato, il tutto però porta ad una alienazione rispetto a ciò che si è realmente negando l'espressione della propria natura.
  • L'obiettivo della terapia gestaltica è di indirizzare il paziente ad eliminare gli atteggiamenti manipolativi e la mancanza di autenticità e promuovere l'auto-espressione che conduce, non solo all'auto-consapevolezza, ma all'azione e attraverso esperienze correttive, è possibile sostenere il paziente ad accettare il fatto che può essere sè stesso senza che si avverino le sue previsioni più catastrofiche.

Le tecniche espressive si basano su tre principi generali:

  • 1.Inizio dell'azione (espressione dell'inespresso)

Si ritiene comunemente che molto del comportamento corrente di un individuo sia fluido ma, da un'analisi approfondita, si nota come, attraverso il comportamento, si tenda ad evitare il contatto e a reprimere l'espressione. In terapia Gestaltica vi sono due tecniche per favorire l'espressione piena del comportamento:

    1. Massimizzazione dell'espressione (tecnica chiamata universale). È importante, durante la seduta, fornire situazioni non strutturate al paziente in modo che sia lui a determinare le proprie regole ed essere così responsabile delle sue azioni. L'assenza di struttura impone la creatività. Il compito del terapeuta è rendere consapevole il paziente delle sue decisioni ed aiutarlo a rendersi conto che è lui che sta scegliendo e che dunque è responsabile. Il paziente deve affrontare la sfida della sua libertà. Lo scopo dell'assenza di struttura è fornire al paziente un vuoto da riempire con la sua espressione, oppure che riconosca la sua incapacità di farlo prendendo consapevolezza dei propri conflitti interni e della loro natura. È essenziale porre attenzione al vuoto dandogli forma e riconoscendolo come ricco di energia e dialoghi interni; il vuoto deve essere inserito in una posizione di figura, mentre i contenuti resteranno sullo sfondo. Il paziente va sollecitato direttamente ad esprimere, momento dopo momento, ciò che sperimenta, sia con parole che con azioni; è dunque possibile chiedergli di "dar voce" mettendo una parola al posto del verso, oppure al contrario trasformare il linguaggio sostituendo le parole con i versi. All'interno di una seduta di gruppo è possibile attuare due tecniche che hanno come finalità quella di superare l'inibizione dell'espressione individuale o le carenze di espressione nel campo interpersonale. Una è chiamata frequentemente "fare il giro" (ci si rapporta ai membri del gruppo uno dopo l'altro); l'altra è quella dell'utilizzo del linguaggio inarticolato, palesemente non strutturato e molto espressivo, riflette qualcosa dello stile personale e dei sentimenti del momento del paziente e permette una spontaneità di espressione che le parole e le azioni non consentirebbero.
    2. Prescrizioni individuali (applicazione individuale): sono sensazioni e percezioni che ha il terapista rispetto a ciò che il paziente evita nella vita e nel suo comportamento, il terapeuta deve aiutarlo ad esprimere quegli aspetti di sé che sta reprimendo e sostenendolo ad assumersi la responsabilità di ciò che è e quindi a diventare completo. Perls puntava sul "principio dell'inversione" ossia chiedeva al paziente di spostare il proprio punto di vista, scegliendo di vedere in figura ciò che finora si era visto come sfondo. Questo principio lo si può attuare con i sentimenti, con gli atteggiamenti fisici, con il linguaggio, con l'obiettivo di far scoprire al paziente esperienze insospettate.
  • 2. Completare l'espressione (completamento dell'espressione): ogni persona esprime se stessa fino ad un certo punto e il compito del terapeuta è riconoscere i momenti di vera espressione e cercare di intensificare l'auto-espressione del paziente. Vi sono quattro procedimenti che portano all'intensificazione dell'azione:
    • a.Semplice ripetizione: significa intensificare nel paziente la consapevolezza di un'azione o di una data affermazione, chiedendo al paziente di ripetere ciò che sta facendo o ciò che sta dicendo. Se il paziente viene sollecitato e sostenuto nel rimanere consapevole di ciò che sente e fa, è probabile che accada qualcosa di reale e significativo nella sua esperienza.
    • b.Esagerazioni e sviluppo: amplificare i gesti, i suoni, un'azione, ripetendoli più volte. L'esagerazione può portare il paziente a scoprire qualcosa di nuovo riguardo alla sua azione.
    • c.Esplicitazione o traduzione: tradurre in parole un'espressione verbale sollecitando il paziente a rendere esplicito un contenuto che era prima implicito. Il terapeuta non spiega il significato dell'azione o dell'espressione vocale esplicitata ma, esorta il paziente a prendere contatto e a sperimentare il contenuto emotivo dell'azione.
    • d.Identificazione e recitazione: nella recitazione si dà voce, non ai movimenti come nell'esplicitazione, ma ai pensieri. A livello interiore la recitazione comporta un processo d'identificazione con la parte che si interpreta, ciò potrà risultare molto difficile quando il paziente dovrà identificarsi con le sue parti spiacevoli, in questo modo però avrà l'occasione di acquisire responsabilità verso se stesso, comprese le sue parti più sgradite. Attraverso queste due tecniche si accorcia la distanza tra l'io e i suoi processi, e ci si avvicina sempre più alla consapevolezza. L'utilizzo di queste tecniche richiede al terapeuta tutta la sua sensibilità, riguardo all'identificazione del momento specifico e più idoneo per proporre tali azioni al paziente; fondamentale è inoltre la capacità del terapeuta di saper individuare ed indicare, al paziente, i ruoli chiave da esplorare.

I principali aspetti da notare all'interno della seduta che possono rivelano la propensione del paziente alla recitazione sono:

  • sintomi psicologi: se emergono vissuti di ansia, colpa, vergogna.
  • conflitti: esplicitando o esagerando le parti alternate del conflitto, il paziente può arrivare ad accorgersi in maniera più completa di questi due aspetti in conflitto della sua realtà psichica.
  • esagerazione e inversione: amplificare un qualsiasi sentimento, emozione, atto espressivo, può portare in figura un atteggiamento inaspettato che può a sua volta essere esplorato maggiormente con la drammatizzazione.
  • discrepanza tra espressione verbale e non verbale: è importante utilizzare in seduta le possibili incongruenze tra il verbale e il non verbale che possono emergere. Il portare in figura queste discrepanze ed evidenziarle, permette di approfondirle ulteriormente.
  • comportamento complessivo: il terapeuta non deve però soffermarsi solo su un indizio particolare espresso dal paziente, a volte infatti può risultare utile soffermarsi e comprendere il comportamento complessivo del paziente e rimandarglielo. Se ciò che ha intuito il terapeuta viene accettato dal paziente, si potrà allora effettuare un lavoro sulla comprensione delle caratteristiche più rilevanti.
  • 3.Problema della comunicazione diretta (franchezza dell'espressione)
    • a. Minimizzazione: rendere la comunicazione più fluida eliminando le incongruenze (ma, forse, può darsi, ecc.); un modo è quello di sostituire il "ma" con "e". Il "ma" viene introdotto per squalificare o togliere validità ad una dichiarazione, rappresenta il riflesso udibile di un conflitto. Attraverso questa ambiguità il paziente evita di sperimentare pienamente ogni parte della sua affermazione, perché ogni parte invalida l'altra.
    • b. Spersonalizzazione: si intende l'uso di locuzioni impersonali o indefinite al posto di un contenuto specifico. Perls suggeriva di usare l'Io al posto delle espressioni impersonali, però, secondo Narajo è sicuramente importante riconoscere e soffermarsi sull'uso impersonale dentro le frasi ma, spesso non è possibile interrompere il paziente richiedendo un'immediata riformulazione con il pronome "Io", perché ciò potrebbe spezzare ed interrompere il sentimento, la concentrazione legate a quel preciso istante esplorativo.
    • c. Retroflessione: è un caso di espressione indiretta che, in terapia gestaltica, è oggetto di una specifica tecnica che consiste nel dirigere all'esterno un impulso che, invece di rivolgersi all'oggetto previsto, è stato spostato in modo da ritornare all'agente iniziale. Perls ha chiamato retroflessione il comportamento tramite il quale la persona "fa a sé ciò che vorrebbe fare agli altri", in questo modo l'energia non è diretta all'esterno, verso l'ambiente, ma incanalata e diretta verso sé. Secondo Perls è fondamentale recuperare non solo la consapevolezza del blocco, come in psicoanalisi, ma soprattutto recuperare la consapevolezza del processo che conduce al blocco, sperimentando ciò che si prova quando lo si fa e di come lo si fa. La tecnica gestaltica utilizzata per questa resistenza è la sperimentazione, il paziente sperimentando, ossia mettendo in atto concretamente e materialmente ciò che vorrebbe fare all'altro, diventa consapevole che quello che fa era davvero ciò che voleva fare. Agire il sentimento all'esterno è la strada più rapida sia per avere un insght di ciò che è represso, sia per ri-dirigere un impulso.
  • 1.Incontro interpersonale: stabilire un dialogo tra due o più parti della persona richiedendo che vengano interpretate a turno, in modo che si rapportino tra loro. Questi dialoghi interni possono avvenire attraverso la drammatizzazione o attraverso l'uso della "sedia calda". Perché queste tecniche abbiano un riscontro positivo è necessario che il paziente abbia raggiunto un determinato livello di consapevolezza, riguardo alle sue parti più sofferenti, tale da permettergli di entrare in contatto e di vivere appieno l'esperienza con entrambe le sue polarità. Inoltre, questo dialogo, deve basarsi su un piano profondo e non su una semplice discussione intellettuale. Una grande parte degli incontri, spesso quelli più significativi, sono determinati aspetti particolari di un'estesa scissione della personalità: il "Devo" contro il "Voglio". Queste parti si presentano spesso con caratteristiche simili che hanno ispirato Perls nel chiamarle "Cane di Sopra" e "Cane di Sotto".
  • Il "Cane di Sopra" si presenta spesso come virtuoso, prepotente, perseverante, autoritario, primitivo; il "Cane di Sotto" mette in atto dinamiche finalizzate ad evitare gli ordini del "Cane di sopra". Per raggiungere una piena integrazione è necessario svolgere un lavoro approfondito attraverso cui contattare e far cessare il bisogno di controllo reciproco tra queste due polarità. Raggiungere una comunicazione e un'integrazione tra queste due polarità consente alla persona di vivere l'intensa esperienza di sentirsi completa superando una scissione diventata una certezza.
  • 2. Assimilazione delle proiezioni: riconoscimento e incorporazione di ciò che abbiamo diconosciuto; è il riconoscimento di ciò che abbiamo posto fuori di noi come parte della nostra esperienza. Questa tecnica si basa sul tipo di proiezione che la psicoanalisi considera una "difesa", ossia il processo di attribuire, a cose o persone dell'ambiente, caratteristiche o sentimenti propri che non si vogliono riconoscere come tali. Nel momento in cui si disconosce parte della propria esperienza, non si è in grado di vedere la realtà come essa è. La tecnica della drammatizzazione consente al paziente di sperimentare l'intero contenuto della sua proiezione attraverso la riformulazione dell'esperienza proiettata come propria.
  • Queste numerose tecniche, suddivise in tre grandi gruppi, possono riportare alla mente le tre fasi del Ciclo di Contatto, e far pensare ad un parallelo tra le tecniche repressive e la fase del pre-contatto, le tecniche espressive e la fase di contatto ed infine le tecniche integrative con la fase di post-contatto.
  • Il Ciclo di Contatto spiega le varie fasi attraverso cui si giunge all'esperienza piena e a come la si assimila, in ugual modo le tecniche gestaltiche guidano il paziente verso la sperimentazione piena e completa della propria esperienza e l'integrazione di essa attraverso una maggior consapevolezza.
  • Una prescrizione fondamentale per la Terapia della Gestalt è la necessità di soffermarsi sul qui ed ora, su ciò che il paziente sperimenta nel momento della seduta, e su ciò di cui è, o non è, consapevole.
  • In linea con questi concetti, è tipico della terapia gestaltica, sostenere ed incentivare il paziente a fare adesso ciò che si vorrebbe raggiungere domani.
  • Riflettendo sulle prescrizioni della terapia Gestaltica si può notare come esse siano applicabili nella vita quotidiana e non solo durante il lavoro terapeutico: "vivere il presente" – "stare nel qui e ora" – "fare ora ciò che ci piacerebbe fare domani" ecc., sono tutte affermazioni e prescrizioni che si ritrovano nei detti della cultura popolare internazionale come: "meglio un uovo oggi che una gallina domani" - "non fare domani ciò che puoi fare oggi".
  • La componente affascinante della Teoria – Terapia della Gestalt è proprio la spendibilità quotidiana delle sue idee. Abbracciare queste idee è come mettersi a dieta: l'obiettivo primo non è perdere peso, è modificare la propria alimentazione in un'ottica più sana e rispettosa del proprio benessere metabolico. Allo stesso modo l'obiettivo primo della Gestalt non è solamente risolvere i nodi psicologici problematici ma è, soprattutto, capire, saper affrontare, gestire ed infine modificare i propri procedimenti mentali che portano a blocchi e a disfunzionalità psicologiche.

Non c'è né inizio né fine.

Ieri è storia.

Domani è mistero.

Bibliografia.

Narajo C. Teoria della tecnica Gestalt.

Narajo C., Atteggiamento e prassi della terapia gestaltica.

Ginger – Ginger, La Gestalt. Terapia del con-tatto emotivo. Edizioni mediterranee. 2004

Polster-Polster, Terapia della Gestalt integrata. Profili di teoria e pratica. Giuffrè Editore- Milano 1986.

Scritto da

Dott.ssa Stefania Panero

Lascia un commento

ultimi articoli su psicoterapia della gestalt