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Sulla psicoterapia

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Per chi vive con timore l'idea di intraprendere un percorso di psicoterapia, tra paure, resistenze e vergogna ma rivolto anche a chi vuole avere un'idea di cosa sia.

3 GIU 2020 · Tempo di lettura: min.
Sulla psicoterapia

Nonostante la stanchezza e la sofferenza, spesso portate avanti per anni, per molti rimane comunque difficile comporre quel numero di telefono e chiedere aiuto ad uno specialista.

Il timore di essere etichettati - "se va in terapia, è pazzo"-, la vergogna di raccontarsi ad un estraneo e di sentirsi giudicati, la paura inconscia che possa emergere chissacchè. Queste ed altre sono ragioni comuni a molte persone. Per quanto comprensibili, però, queste remore o resistenze le mantengono ferme nelle loro sofferenze e difficoltà, spesso ritenute inconfessabili ed alimentando, inoltre, il loro sentimento di solitudine.

Spesso, occorre che si verifichi un evento eccezionale, a volte devastante, perché si riesca a prendere coraggio, perché l'esigenza di venire a capo delle proprie questioni superi qualsiasi altra motivazione. Eppure, fin dai tempi dell'antica Grecia, è noto il monito "conosci te stesso", iscrizione incisa sul tempio di Delfi, consacrato al dio Apollo: ogni persona, nei momenti importanti e nelle grandi difficoltà, andava a consultarne l'oracolo.

Ovvia la differenza tra l'oracolo, antica pratica religiosa, e la psicoterapia, moderna pratica clinica. Ciò che però rimane invariato e le accomuna, a distanza di millenni, è il bisogno umano di poter contare su una bussola affidabile, una cartina di tornasole, data la nostra condizione esistenziale: siamo alle prese con un incontrollabile mondo esterno ed un complesso mondo interno.

Mondi da da "raccordare". Quello esterno va per conto proprio ed abbiamo qualche parvenza di conoscenza che ce lo rende grossomodo prevedibile, mentre quello interno è spesso conflittuale, mutevole, complesso, contraddittorio, inibito, zoppicante o addirittura spaventoso, terrifico. Tanto meno ne conosciamo le caratteristiche, le ragioni profonde che ci rendono ciò che siamo, tanto più corriamo il rischio, specie nei momenti di stress, di sentirci impotenti, disorientati, frustrati, incompresi, minacciati o schiavi di sintomi, paure e rituali o, ancora, bloccati, impacciati e depressi. Un percorso verso una maggiore conoscenza di sé e di ciò che si agita e ci muove dall'interno consente di trovare compromessi via via sempre più funzionali e di acquisire quella confidenza con le diverse parti che ci costituiscono, necessaria a districarsi nelle tante e complesse dinamiche che viviamo quotidianamente nel rapporto col mondo esterno, con gli altri.

È un processo volto alla ricerca di accomodamenti tra desideri nostri, quelli dei nostri cari, categorie morali e leggi, scritte e non scritte.Viviamo, oltretutto, un'epoca che, se da un lato ci fa vivere una sensazione di estrema libertà, dall'altra manca di riferimenti affidabili, di guide autorevoli, facendo risultare la vita ansiogena. Trovare dentro se stessi queste funzioni - ognuno ha le proprie! - può nutrire quel sentimento di sicurezza che consentirebbe di muoversi nel mondo con maggiore disinvoltura e maturare gradualmente la sensazione di procedere nella direzione giusta per sé, sapendo tener conto di tutto il possibile. Ecco, un percorso di psicoterapia vuole portare a questo, interrogandosi insieme al proprio terapeuta sulle proprie questioni, riflettendo insieme a lui alla ricerca del senso delle cose che viviamo. Nel rispetto della sensibilità e dell'unicità della persona che gli sta di fronte, il terapeuta parteciperà a questo processo di riflessione e conoscenza, mettendo in collegamento passato e presente, ricostruendo quel filo immaginario che è la storia psicologica della persona, che può così recuperare quel senso di continuità con se stessa e quel senso, che spesso sfugge alla coscienza

Dr. Giannantonio Cassisi

Psicologo e psicoterapeuta

Scritto da

Dott. Giannantonio Cassisi

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