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Stati ansiosi e attacchi di panico

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

I disturbi legati agli stati ansiosi sono tra i principali motivi che inducono a richiedere una consultazione nell'ambito della salute mentale. Un approfondimento sulle forme dell'ansia.

16 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Stati ansiosi e attacchi di panico

I disturbi legati agli stati ansiosi o al panico sono tra i principali motivi che inducono a richiedere una consultazione specilistica nell'ambito della salute mentale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel mondo siano 400 milioni i casi di disturbi ansiosi.

L'ansia può assumere forme diverse ma in genere il quadro sintomatologico include:

  • pensieri ansiosi (farò una figuraccia, non sarò all'altezza, mi sentirò male);
  • emozioni ansiose (paura, timore, ansia);
  • sensazioni corporee alterate (tensione muscolare, respirazione veloce, tachicardia, sudorazione eccessiva, sensazione di svenimento, vertigini);
  • comportamenti alterati (agitazione, aumento o diminuzione dell'appetito, evitamento di certe situazioni).

La classificazione dei disturbi d'ansia comprende:

  • il disturbo d'ansia generalizzato;
  • il disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia;
  • l'ansia o fobia sociale;
  • le fobie specifiche.

È bene precisare che l'ansia e la paura sono emozioni e dunque, in quanto tali e al pari di tutte le altre, sono funzionali alla sopravvivenza dell'individuo e della spiecie.

Servono ad "allertare" rispetto alla presenza di un pericolo o di una minaccia (reali o presunte) e a predisporre l'individuo a una rapida valutazione della sua entità in modo da attivare una pronta risposta (attacco o fuga o freezing).

Quindi provare ansia è un bene, ci mette in guardia di fronte a qualcosa di indefinito, difficile, spiacevole e/o minaccioso, permettendoci di reagire tempestivamente. A titolo meramente esplicativo supponiamo che io fossi nella giungla e scorgessi una tigre nella vegetazione comincerei a sentire il cuore battere all'impazzata, mi tremerebbero le gambe, sentirei il fiato corto e una paura intensa; penserei alle alternative possibili: correre, rifugiarmi nella jeep o su un albero, addirittura sparare se avessi un fucile e sapessi come usarlo. Quindi i "sintomi" dell'ansia mi salverebbero la vita.

Allora cos'è che trasforma l'ansia da alleata in nemico invalidante?

La sovrastima dell'entità del pericolo da una parte e la sottostima della propria capacità di farvi fronte.

A partire da questo si instaura poi un circolo vizioso che peggiora e amplifica la condizione: la persona sente di non essere nella condizione di affrontare una minaccia, o per le proprie capacità o perchè la ritiene eccessiva, per questo comincia a provare l'ansia, l'ansia cresce di intensità e diventa lei stessa un sintomo e viene vissuta come una fonte di pericolo per la persona che la sperimenta.

Ritornando agli esempi pratici è come se io provassi tachicardia, tremori alle gambe, fiato corto e una paura intense ma invece di essere di fronte a una tigre fossi in presenza di un gattino. Sentendo di provare tutte queste sensazioni spiacevoli potrei poi cominciare ad avere ansia dell'ansia, cioè a preoccuparmi di poter provare ancora ansia o paura di fronte ad altri eventi.

Parliamo di Disturbo di Ansia Generalizzato quando i sintomi dell'ansia persistono per un periodo di tempo lungo e si manifestano preoccupazioni persistenti ed eccessive circa i problemi della vita quotidiana.

Nel caso in cui si sviluppano picchi di panico brevi, improvvisi e intensi, accompagnati da paura di morire o impazzire oppure di perdere il controllo si tratta del Disturbo da attacchi di Panico.

È chiaro che stati d'ansia particolarmente acuti e/o prolungati nel tempo causino un grande disagio e possano deteriorare la qualità della vita e compromettere diverse aree di funzionamento di chi ne soffre, al punto che fare la cosa più semplice può diventare uno sforzo enorme (parlare in pubblico, sostenere un esame, andare a un appuntamento o a una festa).

Spesso le persone cercano di gestire la propria ansia o il panico mettendo in atto condotte di evitamento della situazione temuta. Questo evitamento, oltre a precludere ampie fette di autonomia e libertà della persona, determina un'ulteriore complicazione del quadro generale e ne alimenta il mantenimento. La persona infatti comincia a evitare la "cosa" che gli genera ansia e si convince che questo sia un buon modo di fare perchè sul momento si abbassa rapidamente la quota di disturbo. Ripetendo più volte l'esperienza si crea un'associazione tra i due fattori che poi si può estendere ad altre situazioni analoghe e si può arrivare a evitare non solo gli eventi esterni ma anche i prori stati interni (pensieri, emozioni e sensazioni). In aggiunta la persona così facendo si impedisce di verificare e sperimentare la fondatezza o meno delle proprie paure.

Scritto da

Dott.ssa Piantelli Sabrina Elisabetta

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