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Smartphone e relazioni sociali ai tempi dell'isolamento

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Tablet, pc, telefoni cellulari. Sempre connessi alla rete. Sempre connessi al mondo. Ma di quale mondo stiamo parlando?

16 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.
Smartphone e relazioni sociali ai tempi dell'isolamento

L'emergenza sanitaria che stiamo vivendo in questo ultimo periodo credo che, inevitabilmente, abbia portato un po' tutti a fermarsi. Abbiamo dovuto modificare abitudini, ritmi, tempi e spazi, abbiamo interrotto attività lavorative, didattiche, ludiche e ricreative. Sono stati disegnati attorno a noi confini che, politici e personale sanitario, ci stanno invitando a non valicare, a tutela nostra e, più in generale, della comunità tutta.

Quello che non è cambiato è il nostro rapporto con la tecnologia, anzi, in questo momento l'attaccamento al nostro smartphone credo sia divenuto anche più morboso.

Tablet, pc, telefoni cellulari. Sempre connessi alla rete. Sempre connessi al mondo. Ma di quale mondo stiamo parlando?

La nostra società, con l'avvento dei social media, ci ha portato via via ad avere l'illusione di poter essere sempre più connessi, quando, in realtà, il grande uso ed abuso che facciamo della tecnologia crea distanze relazionali alle quali non prestiamo molta attenzione. Fino a quando il Covid-19 non ci ha costretti ad allontanarci gli uni dagli altri in modo obbligato e forzato, in quanto le persone, per il momento quantomeno, risultano essere pericolose. In questi giorni ci stiamo rendendo conto che abbiamo dovuto interrompere molti legami umani. E che questi ci mancano.

Desideriamo ritrovarli e lo schermo del nostro smartphone che, fino a ieri era più che sufficiente a colmare alcune distanze, oggi è una finestra un po' troppo piccola dalla quale sbirciare il mondo.

Nel IV secolo a.C. Aristotele scriveva che "l'uomo è un animale sociale" in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Per millenni è stato così. Il concetto di "animale sociale" è stato ripreso da molti intellettuali e pensatori, diventando caposaldo della moderna psicologia sociale.

Ma a tutt'oggi, ed Aristotele non me ne voglia, mi sento di dire che la definizione del filosofo greco sia costretta a subire una piccola revisione.

L'uomo è un animale social. Social e basta.

Quando ognuno di noi sarà tornato alla propria normalità, alla propria routine quotidiana, mi piacerebbe invitarvi nel fare un piccolo esperimento. Approfittate di qualsiasi momento "morto". Un'attesa in coda alla cassa di un supermercato o allo sportello di un qualsiasi ufficio, approfittate di un'attesa nello studio di un medico o dal dentista, dell'attesa dell'autobus. Guardatevi intorno mentre siete su un mezzo pubblico o seduti dal parrucchiere. A quel punto contate il numero di persone che non hanno in mano il loro smartphone. Impressionante, vero?

Stephen King ci ha scritto perfino un romanzo. Un segnale elettrico, inviato ai cellulari, era stato in grado di rendere zombie le persone che, in quel preciso momento, stavano guardando il display [Cell, 2006].

Ed è esattamente così. Ma non occorre alcun impulso elettrico. Siamo tutti zombie, rapiti da quel monitor luminoso. Io per prima. E ve lo dimostro raccontandovi un personale aneddoto, accaduto ormai un po' di tempo fa.

«Vivo a Venezia. Le traversate in vaporetto sono spesso lunghe e noiose, ma ragazzi, siamo a Venezia, avete idea della vista spettacolare che si staglia proprio fuori dal finestrino? E pur tuttavia mi ritrovo immersa anche io a navigare dentro lo schermo del mio telefonino. A fare cosa? Mah, forse leggo qualche notizia, mi informo riguardo quello strano sintomo alla vista che ho accusato nel pomeriggio, scorro le stories di Instagram ...oh guarda! La mia compagna del liceo ha avuto un altro figlio. Cavoli! Distratta da questo maledetto aggeggio stavo per perdere la mia fermata! Scendo tutta trafelata e sento una voce che mi chiama: "Ciao Cri!". È una mia ex collega, una di quelle con cui andavo veramente d'accordo. Un bell'abbraccio per poi scoprire che entrambe eravamo sullo stesso vaporetto, sedute a non molti posti di distanza. Ma entrambe distratte dal cellulare non ci siamo accorte l'una della presenza dell'altra. E così io devo prendere il bus e lei sta per perdere il suo. Non c'è tempo per fermarsi a chiacchierare. Poco male. Perchè mi basterà aprire il suo profilo Facebook per ottenere tutte le informazioni che la riguardano ma che non abbiamo condiviso mentre eravamo insieme».

Mi piace pensare che quanto ci sta accadendo ora, rimanga memoria indelebile non solo nei nostri ricordi, ma soprattutto nei nostri cuori. Che quella voglia, no, quasi esigenza, di poter stare insieme a persone che i confini creati dalle mura domestiche ci stanno tenendo distanti, continui ad accompagnarci per molto, molto tempo.

Mi piace pensare che ognuno di noi farà tesoro di quanto accaduto, imparando a godere maggiormente dei momenti in cui poter stare insieme, adesso che questi momenti ci sono stati negati. Imparando a stupirci di fronte ad una sorpresa senza aver bisogno di condividerla, imparando a gustarci un buon piatto senza doverlo postare su un social, imparando a commuoverci davanti ad un tramonto senza fotografarlo.

Imparando semplicemente ad essere. Senza avere la necessità di apparire.

Scritto da

Dott.ssa Cristina Modica

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2 Commenti
  • Mariateresa Samà

    Brava brava Cristina ! Ho letto l'articolo con interesse ed attenzione. Hai saputo esprimere tutte le ragioni per cui .....io non sono una social..... pur riconoscendone alcuni indiscutibili vantaggi. In questo momento poi siamo davvero bersagliati da messaggi vignette commenti condivisioni. Ma siamo davvero così uniti ?

  • Claudia Collorio

    Un'interessante e sincera riflessione che arriva dritta alle nostre coscienze. Grazie

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