Simone Biles si ritira per concentrarsi sulla sua salute mentale

Ieri martedì 27 luglio dopo la prima prova di volteggio nella gara olimpica di ginnastica artistica a squadre, la statunitense Simone Biles, la più forte ginnasta in attività, si è ritirata.

28 LUG 2021 · Tempo di lettura: min.

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Simone Biles si ritira per concentrarsi sulla sua salute mentale

Ieri martedì 27 luglio dopo la prima prova di volteggio nella gara olimpica di ginnastica artistica a squadre, la statunitense Simone Biles, la più forte ginnasta in attività, si è ritirata.

"Devo fare ciò che è giusto per me e concentrarmi sulla mia salute mentale e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere".

Si parla di quanto sia importante la salute mentale e di quanto sia importante prendersi cura di se stessi (anche se non abbastanza), ma vederla messa in primo piano su un palcoscenico così grande non è qualcosa che succede tutti i giorni, dunque non passa inosservato. Quello di Simone Biles è un messaggio potente, ricco di implicazioni, che è arrivato forte e chiaro.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Rossella Valdrè, rivolgendole qualche domanda sul ritiro della ginnasta statunitense.

La campionessa statunitense ha scritto in un post su Instagram: "A volte mi sento davvero come se avessi il peso del mondo sulle spalle". Le andrebbe di iniziare commentando questa dichiarazione? 

È una dichiarazione che non si può, umanamente, che comprendere e condividere. Anche se si tratta di grandi atlete di fama mondiale, stiamo parlando di una ragazza di 24 anni che sente di avere effettivamente il peso e lo sguardo del mondo addosso e dice "basta", "enough". Ha avuto coraggio, come prima di lei la Osaka e Serena Williams, non a caso giovani atlete donne e di colore, categorie sulle quali oggi, forse, si concentra una pressione mediatica ancora maggiore. Con questa dichiarazione la Biles ha parlato come un essere umano qualunque, fallibile, fragile, giovane, che non riesce più a sopportare il peso delle aspettative che il mondo e il sistema sportivo hanno riposto su di lei, e compie una scelta coraggiosa a favore non di quel sistema, ma della sua salute mentale prima che sia troppo tardi. Ha dimostrato consapevolezza e maturità.

In Psicologia si parla di "blocco degli atleti": perché si soccombe? Come si può resistere alle situazioni di forte pressione?

Credo che si soccomba per un mix di eccesso di aspettative, che può succedere all’atleta di fronte all’evento sportivo come a tutti noi di fronte a un esame o un evento altamente significativo per noi, combinato con aspetti del carattere e anche con lo specifico momento che sta attraversando quella persona (ricordo, ad esempio, che la crisi della Williams fu dopo la maternità). Ma l'eccesso di aspettative unite al perfezionismo credo siano le ragioni maggiori.

È difficile sottrarsi, perchè un intero Paese, la squadra e il team investono su quello specifico atleta, e il suo eventuale fallimento diventa un fallimento non solo personale ma il fallimento di quell'intero Paese, della sua squadra, del suo team….Il carico anche simbolico è veramente enorme ed è comprensibile che alcuni atleti si trovino a soccombere o a non riconoscersi più in questo ruolo, infatti la Biles ha dichiarato di farlo per altri, non per sé.

L’atleta avverte ad un certo punto un senso di straniamento, il recitare una parte non più sua e questo può portare a depressione e disperazione. È molto importante parlarne, come ha fatto la Biles, dichiarare il malessere ed uscirne, non negarlo, non credersi onnipotenti ed entrare in spirali negatorie. Questo è sempre il primo passo.

Dal suo punto di vista, pressioni, illusioni e agonismo sono eccessivi nel mondo sportivo?

Sembrano proprio essere eccessivi. Vero che le competizioni sportive sono sempre esistite, sin dai gladiatori dell’antica Roma, ma mai come oggi il mondo dello sport ha veicolato valori economici, il culto dell’immagine, della ricchezza, della perfezione, del successo raggiunto in giovane età. Queste sono tutte le narrazioni vincenti del nostro tempo.

Al tempo stesso, è un mondo che richiede impegno, duro lavoro, sforzo e disciplina, e gli atleti che raggiungono quelle vette di immagine sono sottoposti a pressioni durissime sul loro corpo e sulla loro mente. È normale che qualcuno non ce la faccia.

Giustamente si parla di illusioni, è un mondo che veicola anche molte illusioni in chi sta a guardare: l’illusione che tutti possano raggiungere quei livelli e quei successi senza altrettanto sforzo e disciplina, e forse nel giovane atleta l’illusione che sarebbe stato più facile e più indolore.

Simone Biles ha anche dichiarato: "Devo fare ciò che è giusto per me e concentrarmi sulla mia salute mentale, e non mettere a repentaglio la mia salute e il mio benessere". Quale pensa possa essere l'impatto di una dichiarazione pubblica di questo genere?

Penso possa essere un buon impatto, soprattutto sulle giovani generazioni. Un importante personaggio pubblico del mondo dello sport, un mondo oggi altamente valorizzato, che mette prima nelle sue priorità la salute mentale e non il successo, dà un messaggio molto importante e ricco di implicazioni, ovvero che occorre prima avere cura di sé, riconoscere i propri limiti e bisogni, volersi bene, voler bene alla propria mente e non vergognarsi di mostrarsi deboli, umani e vulnerabili, una cosa che oggi tocca molti adolescenti che si vorrebbero sempre invulnerabili e superpotenza. Che da giovani c’è tempo, si può sbagliare, si deve sbagliare e il successo può aspettare, non è una priorità.

La priorità è essere consapevoli di sé.

Vorrei concludere chiedendole: quanto è importante prendersi cura di sé e della propria salute mentale, anche quando la competizione è così alta?

Come detto sopra, è assolutamente importante. Non si può fare nulla, dalla cosa più semplice alla più complessa, se non ci si prende cura di sé. Questo è tutt’altro che scontato, e non possiamo sempre delegarlo ad altri. La competizione che nel nostro tempo è elevata in ogni settore, purtroppo tende ad oscurare il bisogno che l’individuo ha di prendersi cura, di darsi tempo di capire cosa vuole veramente, chi è veramente, quali sono i suoi bisogni. Gli adolescenti sono i soggetti maggiormente a rischio, perché sotto pressioni eccessivamente competitive, da parte dell’ambiente o di loro stessi, possono trascurare di ascoltarsi e fare scelte in cui poi non si riconoscono, e ritrovarsi poi quei “demoni nella testa” di cui ha parlato con sincerità la Biles. Il suo messaggio è stato dunque autentico e importante e andrebbe ascoltato.

Ringraziamo la dottoressa Rossella Valdrè per la sua gentilissima collaborazione e per aver risposto alle nostre domande.  Speriamo davvero che la forza e la resilienza dimostrate da Simone Biles non vengano dimenticate, e che possano essere di insegnamento per tutti/e.

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