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Scusi d.ssa, non so come funziona, non sono mai stato da uno psicologo!

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

In questo articolo cercherò di spiegare come lavoro io per accompagnare le persone che chiedono un primo appuntamento.

9 AGO 2018 · Tempo di lettura: min.
Scusi d.ssa, non so come funziona, non sono mai stato da uno psicologo!

Quando ricevo una telefonata di un nuovo potenziale paziente, mi ritrovo molto spesso di fronte alla paura di non sapere come funziona.

Comprendo bene che oltre alla difficoltà oggettiva di chiedere aiuto ad un professionista della salute mentale, quello che possa spaventare ulteriormente è il non sapere come funziona.

In questo articolo cercherò di spiegare bene come lavoro io per accompagnare le persone nell'inizio di questa nuova situazione.

Durante il primo contatto telefonico non approfondisco le motivazioni che hanno spinto a chiamarmi; alcune persone nella prima telefonata si sentono spinte a raccontare il disagio in questione.

Su questo punto mi piace mettere un accento: non è necessario farlo telefonicamente perché qualunque sia il disagio e la relativa gravità, preferisco ascoltarla di persona, perché vis-à-vis ci permette di includere nella comunicazione un dato importante come il linguaggio non verbale.

Spesso le persone si sentono giudicate come pazze nel raccontare i loro disagi; al telefono non possono vedere il mio sguardo e il mio atteggiamento di comprensione e accoglimento, ma quello che arriva all'interlocutore è solo il mio silenzio (fatto di ascolto) ; spesso si fantastica su <> e questo pensiero mantiene le persone nell'irrazionale convinzione di essere strane.

Per questo motivo fermo i racconti, se ci fossero, e dirotto la conversazione sulla data e l'ora possibile per incontrarci di persona, spigando che a questo primo incontro, ne seguiranno altri 2, senza nessun obbligo di continuare successivamente.

So che a primo impatto possa sembrare un'esagerazione fissare 3 appuntamenti, ma sostengo che ogni persona è unica al mondo e così il suo dolore: è vero che il nostro Manuale dei disturbi psicologici ci elenca i sintomi e già ad un primo appuntamento è possibile fare un inquadramento diagnostico, tuttavia non è l'etichetta che io metto alle persone.

Dopo aver capito più o meno di che disagio si tratta, voglio approfondire bene la forma che quel disagio ha su quella specifica persona....

Al primo incontro invio per email 3 PDF, da riconsegnare al 2° incontro, che sono un approfondimento ulteriore dei 3 colloqui: un test, un questionario anamnestico a domande aperte ed infine l'informativa sulla privacy e sulle regole generiche del percorso di psicoterapia.

Nell'ultimo incontro, oltre a terminare gli ultimi dubbi sul disagio del paziente, chiedo cosa si aspetta da un percorso di psicoterapia e restituisco la mia interpretazione accompagnata dall'eventuale proposta di lavoro psicoterapeutico se ci sono i presupposti.

Se il paziente accetta, spiego bene come funzionerà da lì in poi.

Non sempre i 3 incontri portano all'inizio di un lavoro insieme, ma aumentano la consapevolezza su tante cose che sembravano oscure e sbagliate..

Poi sta alla persona decidere se l'investimento di tempo, soldi e sofferenza vale la pena oppure no oppure è semplicemente rimandabile a tempi migliori.

Scritto da

D.ssa Valentina Strippoli

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