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Sarà perché ti amo

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Amare: saper accettare la propria insufficienza, saper tollerare la propria dipendenza dall'Altro. Evitare il legame con l'Altro, per affermare la propria autonomia, non è libertà.

29 LUG 2019 · Ultima modifica: 1 AGO 2019 · Tempo di lettura: min.
Sarà perché ti amo
E se l'amore, di cui la retorica si è riempita la bocca in tutte le epoche, non fosse che una finzione? Può esistere un amore altruistico, quale sincero atto di donazione di se stessi, capace di prescindere dal narcisismo?

L'amore sembra sempre racchiudere una certa ambivalenza affettiva: io ti amo, ma tu mi fai anche paura! Ti temo poiché tu hai introdotto in me il seme della mancanza. Tu mi manchi proprio perché io ti amo e questo fa di te un essere minaccioso per la mia identità. Ergo io, in fondo, ti odio anche un po'!

Come sottrarre l'amore a tale ambivalenza? Penso che la questione sia, ancora una volta, in primis nella ricerca di senso personale, di equilibrio interiore fatto della capacità di entrare in relazione con la propria condizione di vulnerabilità, aprendosi all'incognita ingovernabile del desiderio amoroso, accettando la dipendenza simbolica dall'Altro e la condizione di maggior fragilità da cui ci sentiamo avvolti quando amiamo.

Perseguire la fusione senza riserve con l'Altro, esigerne l'appropriazione, tentare di ingabbiarne la libertà sono tentativi di contenere il rischio assoluto a cui l'amore espone. Ma l'amore esclude il possesso assoluto ed include, invece, la necessità di contenere il proprio bisogno di possedere.

Restare da soli non rappresenta, però, una valida alternativa. Allontanare qualsiasi esperienza di legame affettivo, nel tentativo di affermare la propria autonomia, costituisce l'espediente narcisistico dei nevrotici, modo inconscio di scansare il pericolo angosciante dell'abbandono e di confrontarsi con la propria dipendenza dall'Altro, tentativo di alleggerire il timore destabilizzante dell'esposizione di sé al desiderio. La vera libertà sta nella possibilità di rischiare il legame d'amore. La vera autonomia sta anche nella capacità di dipendere dall'Altro.

L'amore è una vera alternativa all'odio solo quando sa prendere in carico la dimensione della mancanza che l'esperienza amorosa apre in noi, accettazione della sensazione di perdita dei confini personali, di smarrimento, percezione di eccesso, di follia, di dispendio di se stessi, perché l'amore non è esattamente un ritrovarsi, quanto un perdersi.

Gli amori che si esauriscono nell'odio sono quelli all'insegna della simbiosi, quelli che hanno amato solo l'immagine ideale dell'Altro, ovvero quella parte che corrispondeva alle proprie aspettative, ma sono crollati di fronte all'inaspettato, quei lati altrui che non erano stati messi in conto e che sono inevitabilmente diventati intollerabili.

È evidente che l'amore significativo, l'amore che dura, è amore del "tutto", amore di tutto ciò che l'Altro è, così com'è. Ed è altrettanto evidente che gli amanti non potranno mai essere "un tutto", cioè non potranno mai coincidere l'uno con l'altro: ognuno dovrà tollerare di essere un "non-tutto", una entità singola, contenendo il sogno, e il bisogno, di ricostruire l'intero, dialogando con la propria vulnerabilità, assumendosi il rischio dell'abbandono.

E allora una sola verità: l'amore è rischio assoluto. Ma questo rischio comporta una gioia ineguagliabile che rende l'amore il più potente anti-depressivo in circolazione.

L'amore introduce una pausa, una tregua, facendosi nascondiglio, riparo, tana, perché quando facciamo conoscenza intima dell'amore profondo facciamo esperienza di un'interruzione nel raccapriccio insensato che accompagna l'esistenza e la nostra vita, amata dall'Altro, attesa, desiderata nei suoi dettagli più infimi, non è più alla deriva, non è più "di troppo", come ben racconta Sartre.

E allora innamoriamoci, innamoriamoci del suo nome, innamoriamoci dei dettagli, quelli del suo corpo, quelli dei suoi gesti, abbandonandoci all'ammirazione, alla stima, alla passione, e godiamoci l'esperienza significativa del "due", dove il mondo rinasce e la bellezza diviene un'urgenza da condividere.

Articolo della dottoressa Luisa Ghianda, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia.
Scritto da

Dott.ssa Luisa Ghianda Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 19939

Laureata in Lingue e in Psicologia, ha approfondito prima la psicologia del lavoro poi la psicologia clinica. È counsellor professionista, Direttore di Psicodramma e conduttore di gruppo con Metodi Attivi, ipnologa. Si occupa di sviluppo personale, organizzativo, educativo, convinta che in ogni essere umano ci sia una grande possibilità di trasformazione.

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