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Ritrovare il senso della propria esperienza professionale

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Persone motivate e competenti realizzano performance eccellenti e accrescono il valore dell’azienda.

8 SET 2016 · Ultima modifica: 28 OTT 2019 · Tempo di lettura: min.
Ritrovare il senso della propria esperienza professionale

Oggi i lavoratori, soprattutto quelli che operano all'interno di contesti competitivi, sono logorati, spaesati, ma i più resilienti sono anche desiderosi di produrre performance eccellenti e di ripensare alla propria dimensione professionale con ottimismo e positività, ritrovandovi un senso.

La fame di relazioni "sane" è fortemente cresciuta, tanto che i comportamenti più vagheggiati nei contesti professionali fanno riferimento a concetti quali empatia, etica, team working, rispetto.

Una leadership "consapevole" è quanto mai necessaria, anche perché rappresenta la dimensione decisiva del successo di una organizzazione. Solo una leadership efficace crea motivazione nei dipendenti ed appartenenza al contesto professionale. Ed è impossibile pensare di essere un leader vincente se non si ha un buon grado di autoconsapevolezza dei propri comportamenti e degli effetti che i propri gesti hanno sugli interlocutori. Non è immaginabile realizzare una leadership coinvolgente e credibile se non si è di esempio per il proprio team, se non si è coerenti negli atteggiamenti, nei valori, negli agiti.

Se non si possiede empatia.

È proprio questa, troppo spesso relegata in un angolo buio, dimenticata dalla maggior parte dei contesti professionali che non vogliono sentire parlare di emozioni, colei che, invece, favorisce il benessere nei lavoratori, restituendo loro il senso della propria presenza sul luogo di lavoro, perché le persone hanno necessità di essere "viste", considerate, valorizzate, bisogni di cui non si spogliano la mattina prima di andare a lavorare, bisogni che portano sempre sotto pelle e che più che mai gridano appagamento sul posto di lavoro.

Il ruolo del capo

Se il capo c'è, con la testa e con il cuore, può offrire sostegno, ascoltare, valorizzare. Ed il capo non ha un compito semplice, indubbiamente! Produrre comportamenti consapevoli, sviluppare pensieri costruttivi, contenere convinzioni limitanti, liberarsi da schemi comportamentali ripetitivi e fallimentari, offrire empatia, guidare senza sostituirsi, dirigere senza imporre significa possedere buone competenze manageriali, caratteristiche per niente scontate.

Non è possibile creare il talento, ma è ipotizzabile sviluppare quel potenziale che consente all'individuo di esprimersi al meglio. Ma sviluppare il potenziale comporta la messa in discussione di se stessi. Per una vita professionale di successo al sapere fare management va aggiunta la capacità di mettere in primo piano le relazioni, portare in campo il fair play, come già Shakespeare aveva suggerito, termine forse un po' in disuso che fa riferimento all'attitudine alla lealtà, quell'etica comportamentale improntata al riconoscimento e al rispetto dell'altro.

Il fair play è ciò che trasforma un capo in un leader

Credo che le Risorse Umane, proprio perché preziose risorse, vadano sostenute nel loro processo di crescita. Richiedere performance eccellenti senza offrire alcuna forma di auto-sviluppo è una modalità miope da parte dell'organizzazione. Superare i propri limiti, focalizzare le proprie qualità positive, sfruttare le proprie aree di eccellenza, mettere in atto comportamenti efficaci sono passaggi che necessitano un lavoro di indagine personale, il cui obiettivo è l'aumento dell'auto-consapevolezza, perché solo quando si sa cosa si sta facendo si possono raggiungere buoni risultati.

Il coaching è un modo concreto per realizzare processi di sviluppo professionale ad hoc, per approfondire e sviluppare nuove consapevolezze, per rispondere al bisogno diffuso di benessere nelle organizzazioni. È un intervento fortemente personalizzato e congruente con la dimensione soggettiva dell'esperienza di lavoro del singolo individuo, abbracciando temi di interesse per la persona stessa, come uno specifico risultato da raggiungere, un problema da risolvere, il superamento di un momento di impasse, la piena espressione del talento, la buona gestione del team.

Una realtà spogliata da valutazioni e giudizi

La realtà soggettiva del coachee è spogliata da valutazioni e giudizi, nonché sottoposta a diverse chiavi d' interpretazione legate al ruolo, cosicché egli possa cogliere le motivazioni intrinseche che regolano il comportamento agito. La consapevolezza di sé e delle proprie dinamiche comportamentali si amplifica notevolmente, permettendo alla persona di ricongiungersi consapevolmente con le proprie intenzioni e con i propri comportamenti, con un conseguente aumento di responsabilità nei confronti dei propri agiti. Il risultato di tale lavoro interiore è quello di sentirsi più autodiretti, a favore di un'autonomia psicologica, che muove nuove scelte al di fuori di dinamiche automatiche ed inconsapevoli.

Il cambiamento frutto di un intervento di coaching non è una mera applicazione comportamentale, bensì l'esito di un nuovo stato di equilibrio interno, dove nuovi stilemi emotivi, cognitivi, relazionali e comportamentali sono messi a fuoco.

La personalizzazione e la profondità dell'intervento di coaching non sono strettamente connessi alla vita privata ed emotiva del lavoratore, sebbene queste due dimensioni, proprio perché non separate dall'attività professionale, costituiranno l'elemento di sfondo, né in ombra, né in primo piano, ma prese in esame se opzione utile al lavoro in corso. Il presidio costante del grado di libertà del coachee costituirà, comunque, un elemento protettivo.

Il cambiamento obbliga all'introspezione, ad un lavoro che tocca la sfera interiore. Il coachee deve poter entrare in contatto con sé stesso, con i suoi desideri e bisogni, deve poter esaminare in modo lucido il suo rapporto con il contesto di riferimento. La prescrizione di comportamenti ritenuti adeguati non ha un vero valore formativo, soprattutto per quei manager che hanno già una solida esperienza professionale e che, quindi, non necessitano modelli semplificati, quanto piuttosto modelli personali.

L'efficacia dell'intervento di coaching è legata proprio alla presa in carico di schemi mentali impliciti, modalità interiori di interpretazione della realtà, mappe di riferimento. L'obiettivo è un riallineamento mentale ed emotivo, passando attraverso la ristrutturazione di abitudini mentali ricorrenti e depotenzianti, nonché attraverso il consolidamento di meta-competenze, quali la capacità di gestire le emozioni, di relazionarsi in modo sano e costruttivo con gli altri, di implementare resilienza e creatività.

Il vantaggio dell'organizzazione nel promuovere interventi di coaching è quello di produrre concretamente un aumento del livello di performance dei suoi dipendenti, mentre il vantaggio del lavoratore è quello di beneficiare di un'esperienza di evoluzione personale, che gli consentirà di lavorare e vivere in modo più sereno, con una ricaduta positiva su collaboratori e colleghi.

L'essere umano è portatore di enormi risorse potenziali, spesso lasciate ad uno stato latente, depotenziate da meccanismi interiori inconsapevoli e automatici. Il lavoro di coaching contribuisce a svelare e mobilitare risorse inespresse, aumentando la consapevolezza di sé, vero motore del cambiamento. Dal riconoscimento dei bisogni sottostanti ai propri comportamenti disfunzionali emerge la possibilità di appagare tali bisogni con comportamenti più sani, prendendo le distanze da ciò che appare inevitabile o assoluto.

Prendersi del tempo per guardare dentro di sé dona la chance di costruire o ricostruire stati mentali positivi. E sono le persone preparate sul piano tecnico, ma soprattutto motivate ed emotivamente competenti, quelle che realizzano performance eccellenti e accrescono il valore dell'azienda.

Scritto da

Dott.ssa Luisa Ghianda - STUDIO LG LIVE GENTLY

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