Rischio di genere sul posto di lavoro

Negli ultimi decenni si è assistito alla conquista da parte delle donne di una progressiva autonomia sociale e al loro graduale ingresso nel mondo del lavoro.

9 GIU 2021 · Tempo di lettura: min.

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Rischio di genere sul posto di lavoro

Generalmente si ha la tendenza a identificare il mobbing unicamente con la molestie sessuali, specie quando queste avvengono sul posto di lavoro. In realtà potremmo dire che questo tipo di comportamenti messi in atto a danno di una lavoratrice, possono essere annoverati sicuramente nell'ambito di un comportamento mobbizzante, concetto di per sé più vasto che colpisce sia uomini che donne, ma sono identificabili più precisamente con un fenomeno denominato "rischio di genere".

Negli ultimi decenni si è assistito alla conquista da parte delle donne di una progressiva autonomia sociale e al loro graduale ingresso nel mondo del lavoro. Questo ha determinato la comparsa di comportamenti vessatori e discriminatori nei confronti delle donne lavoratrici a causa principalmente di due fattori:

  • Il doppio ruolo (conciliazione) che la donna ricopre, quello tradizionale di accudimento dei figli e di familiari anziani e quello lavorativo.
  • La progressiva parità raggiunta nei ruoli e nelle responsabilità all'interno delle organizzazioni lavorative che prima erano solo a favore degli uomini.

L'aumento del numero di lavoratrici nei posti di lavoro ha inoltre acutizzato anche forme di violenza psicologica e di molestia sessuale nei loro confronti.

Una donna che subisce una pressione da parte di chi ha una posizione di potere nei suoi confronti, al fine di ottenere prestazioni sessuali, diventa una vittima e le conseguenze a cui purtroppo è sottoposta sono spesso molto pesanti.

I sentimenti e le sensazioni che prevalgono nella donna in questo tipo di situazione sono sicuramente la paura di ciò che potrebbe accadere in caso di un suo rifiuto, l'umiliazione e la vergogna in quanto viene lesa la sua immagine di donna e la rabbia che scaturisce dall'impotenza di fronte al ricatto subito.

Tutto ciò porta spesso anche a ripercussioni sulla salute psicofisica delle donne vittime di abusi, anche se sappiamo che ogni persona in base alle sue caratteristiche personali può reagire in maniera differente. Le pressioni che si provano nel subire molestie o peggio ancora una violenza sessuale, sono molto forti e difficilmente non lasciano traccia su chi le subisce, sia a livello psicologico che a livello fisico. Talvolta si può andare incontro anche ad un vero e proprio trauma che può portare a disturbi depressivi, a forti attacchi di ansia, problemi del sonno e disturbi somatici di vario tipo, oltre al senso di colpa e la vergogna per quanto accaduto.

Altrettanto gravi, possono essere le ripercussioni che inevitabilmente la vittima riversa nella sua vita sociale (amici stretti e parenti, familiare, figli e compagno) e spesso anche sfera intima e la vita di coppia possono risentirne gravemente.

Non sempre è facile per una donna uscire da situazioni di questo genere e spesso ci vuole molto tempo e l'aiuto di uno specialista.

Quando è possibile, la cosa migliore è denunciare l'accaduto, anche se purtroppo in molti casi non è facile dimostrare davanti ad un giudice le proprie ragioni: può accadere di trovare infatti forme di ostruzionismo anche da parte dei colleghi o dei superiori che spesso sono omertosi o reticenti nel testimoniare sui fatti accaduti.

Un ultimo aspetto molto grave che spesso colpisce le donne sul lavoro è dato dal negare loro la possibilità di affrontare una gravidanza.

Personalmente mi è capitato di seguire diversi casi in cui, a causa di ricatti e minacce spesso neanche troppo velati, è stato perpetrato un forte ostruzionismo nei confronti di donne in stato interessante. Alcune di esse hanno dovuto subire un vero e proprio mobbing, con conseguenze spesso devastanti. Una donna che si è rivolta a me, a causa del forte stress a cui è stata sottoposta sul posto di lavoro in quanto incinta, ha subito un aborto spontaneo.

Credo quindi sia indispensabile oltre a sensibilizzare tutti su questo problema, attraverso campagne o giornate come il 25 novembre, anche darsi da fare in maniera più fattiva, attraverso l'istituzione di sportelli e strutture apposite che possano diventare un punto di riferimento per tutte le donne, ma in particolare per quelle che subiscono violenza psicologica sul posto di lavoro.

 

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Scritto da

Dottor Federico Fontana

Bibliografia

  • Questioni di Genere, riflessioni su genere, società, ricerca, economia e lavoro a cura di Sveva Avveduto edito da Gangemi Editore
  • Quando il lavoro fa male, dal disagio lavorativo alla riqualificazione professionale di Federico Fontana edito da Tabula Fati
  • Molestie sul posto di lavoro, il fenomeno e la comparazione in Europa di Raffaele Mancusoedito da Sprint book

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