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Riprendersi dal trauma del coronavirus

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

La prova a cui ci sta sottoponendo il coronavirus ha anche effetti psicologici per cui può essere utile chiedere un aiuto

29 APR 2020 · Tempo di lettura: min.
Riprendersi dal trauma del coronavirus

II coronavirus ci sta mettendo alla prova. Una prova che ci ha colto di sorpresa e cambia la vita di tutti noi. Di chi si è ammalato, dei familiari, di tutto il personale sanitario, di chi va a lavorare e deve esporsi al rischio. E di tutti gli altri che sono stati costretti all'autoisolamento per arginare il contagio e aiutare la società a superare l'emergenza, che da sanitaria diventa anche economica e psicosociale.

Ci sentiamo percorsi da emozioni e sentimenti diversi e contrastanti: dolore e lutto per tante morti e sofferenze, angoscia e paura per la minaccia di un pericolo invisibile e nascosto potenzialmente in ognuno di noi, ma anche noia e insofferenza per la lunga quarantena, insieme con tutte le preoccupazioni per il ritorno ad una vita sociale, tra il desiderio di normalità e l'amara consapevolezza che non sarà quella di prima.

Il virus non aggredisce soltanto le debolezze fisiche ma anche quelle psicologiche e affettive. Irrigidisce le nostre reazioni difensive, che possono degenerare in fobie e ossessioni, trasformando ad esempio il gesto protettivo di lavarsi le mani in un agito compulsivo. Ingigantisce ansia e insicurezze, sfiducia e derive depressive. Priva di libertà di movimento e di esperienza fasce generazionali che ne hanno più diritto: bambini, adolescenti, anziani. Comprime e destabilizza in generale la dimensione relazionale, sia per l'isolamento sociale che rende ancora più pesante la solitudine sia perché la permanenza forzata in casa può avere ripercussioni negative sulle relazioni, creare tensioni, può esasperare disagi e conflittualità nelle dinamiche familiari, nelle coppie, tra genitori e figli.

Sappiamo che questo stato pieno di incertezza e di incognite non sarà superato facilmente nè in breve tempo.

Potrebbe essere difficile anche trovare in se stessi le risorse per elaborare un lutto, per regolare le risposte emotive o per recuperare un senso di fiducia e di competenza nella gestione della propria vita quotidiana. In questo caso non si deve aver paura né imbarazzo a chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta, che fornisca ascolto e affianchi in questo percorso.

Potrebbe essere utile anche ricorrere ad una terapia di coppia o familiare in tutti quei casi in cui le relazioni sottoposte a stress non riescono più a ritrovare un equilibrio. Può nascere il bisogno di ridefinire le modalità di stare insieme e di comunicare, sia durante la quarantena che dopo.

Anche l'intimità e la dimensione sessuale rischiano di essere limitate, possono risentire di tensioni, ansie e preoccupazioni legate al virus o alle conseguenti restrizioni nella vita quotidiana; possono verificarsi un calo del desiderio o difficoltà nel lasciarsi andare, disfunzioni, disarmonie tra aspetti affettivi e di prestazione, pensieri disturbanti. Una sessualità ben vissuta e gratificante invece potrebbe essere fonte di leggerezza e di rilassamento in una situazione così faticosa.

Come studio di psicoterapia e sessuologia possiamo offrire un sostegno a chi ne senta il bisogno per potersi orientare meglio nell'attraversare questa prova inedita.

Scritto da

Studio di Psicoterapia e Sessuologia dott.ssa Luigina Longhin

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1 Commenti
  • voglioesserefelice

    Esatto non sarà superato in breve tempo io sono della provincia di Bergamo e per me è stata un'esperienza traumatica,Ho perso un signore che per me era come un secondo nonno secondo papà che rimarrà per sempre nel mio cuore,È morto anche il mio coniglio....

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