Rilettura psicodinamica adleriana dell'alcolismo

L'alcol è presente nella storia dell'umanità da millenni, diventando nel tempo un elemento radicato in numerose culture e tradizioni religiose. Tuttavia, si tratta a tutti gli effetti di una sostanza tossica, capace di generare dipendenza.

17 OTT 2025 · Tempo di lettura: min.
Rilettura psicodinamica adleriana dell'alcolismo

L'alcol non apporta alcun beneficio all'organismo né supporta alcuna funzione fisiologica. Il disturbo da uso di alcol viene oggigiorno considerato tra le patologie più diffuse, per le quali spesso si verificano conseguenze di una certa gravità.

1. Classificazioni diagnostiche

Per supportare il clinico nel percorso diagnostico dei disturbi legati all'uso di alcol, i principali riferimenti adottati dai professionisti sono il Manuale Diagnostico Statistico e la Classificazione Internazionale delle Malattie. All'interno della cornice psicodinamica, poi, un altro importante manuale di riferimento per i clinici è sicuramente il Manuale Diagnostico Psicodinamico, un testo che presenta un quadro diagnostico capace di delineare l'intera varietà del funzionamento individuale, ovvero "il funzionamento della personalità sano e patologico, delle capacità mentali (che includono, per esempio, i pattern di relazione con gli altri, la comprensione e l'espressione degli stati d'animo, la capacità di fronteggiare ansia e stress, di regolare gli impulsi, di osservare le proprie emozioni e i propri comportamenti, di formare un giudizio morale), e dei pattern sintomatologici, comprendente sia l'esperienza soggettiva dei sintomi, sia le diverse possibili risposte emotive del clinico".

1.1. DSM-5

Nell'ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il DSM-5, le categorie di abuso e dipendenza da sostanze sono state sostituite con la creazione di una nuova categoria diagnostica più generale, denominata "disturbi correlati a sostanze, che contemplano 10 classi distinte di sostanze: alcol, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedativi, ipnotici e ansiolitici, stimolanti, tabacco e altre sostanze. Queste 10 classi non sono totalmente distinte, infatti tutte le sostanze che vengono assunte in eccesso hanno in comune l'attivazione diretta del sistema cerebrale di ricompensa, che è coinvolto nel rafforzamento dei comportamenti e nella produzione di ricordi. […] Invece di ottenere l'attivazione del sistema di ricompensa attraverso comportamenti adattivi, le sostanze di abuso attivano direttamente i percorsi di ricompensa". La sezione Disturbi correlati a sostanze si divide poi in ulteriori due gruppi: i disturbi da uso di sostanze, in cui all'interno la sostanza assunta dal soggetto ne identifica il disturbo specifico, e i disturbi indotti da sostanze. Le condizioni che rientrano in quest'ultima classificazione riguardano: intossicazione, astinenza, e altri disturbi mentali indotti da sostanze/farmaci.

Il disturbo da uso di alcol rappresenta una delle condizioni cliniche più diffuse a livello globale, con implicazioni di rilievo nell'ambito medico, psicologico e sociale.

Disturbo da uso di alcol

Tale disturbo viene diagnosticato sulla base di 11 criteri diagnostici che valutano il pattern problematico di consumo, con compromissione del funzionamento sociale, lavorativo e personale. Esso può essere classificato come lieve, moderato o grave in base al numero di criteri soddisfatti. In aggiunta, elementi centrali per la diagnosi riguardano:

  • Piacere e sollievo
  • Dominanza
  • Craving
  • Instabilità dell'umore
  • Tolleranza
  • Perdita del controllo a discapito del soggetto sull'assunzione della sostanza e/o sull'esecuzione del comportamento
  • Astinenza
  • Conflitto
  • Persistenza
  • Ricadute
  • Poliabuso e cross-dipendenza
  • Fattori di rischio
  • Per una corretta diagnosi differenziale riguardante l'uso non patologico dell'alcol, l'elemento fondamentale del disturbo da uso di alcol riguarda l'assunzione di quantità massicce della sostanza "con conseguente, ripetuto e significativo disagio o compromissione del funzionamento".

1.2. ICD-11

L'ICD-11, pubblicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, prevede delle modifiche, rispetto alle versioni precedenti, proprio in riferimento alla sezione relativa ai disturbi da uso di sostanze. Nello specifico, si rileva l'introduzione di una nuova sezione "Disturbi dovuti all'uso di sostanze e comportamenti di dipendenza", al cui interno è possibile rintracciare sia i "disturbi da uso di sostanze", tra cui l'alcol, sia i "disturbi dovuti a comportamento di dipendenza", sottolineando le alterazioni comportamentali e cognitive che accompagnano la perdita del controllo sull'assunzione. Per quanto riguarda la prima categoria di disturbi, sono stati inseriti i singoli episodi di uso di sostanze, nuovi modelli di consumo tra cui il consumo dannoso di uso di sostanze, ed infine gli indici di gravità per l'intossicazione da sostanze.

L'ICD-11 adotta un'impostazione più transdiagnostica e meno categoriale rispetto al DSM-5, con l'obiettivo di aumentare l'accessibilità clinica nei diversi contesti culturali.

1.3. PDM-2

Il PDM-2, manuale diagnostico di ispirazione psicodinamica, propone una lettura più approfondita e qualitativa del disturbo, articolando la diagnosi su tre assi: profilo di personalità (Asse P), sindromi mentali (Asse S) e funzionamento mentale (Asse M). Si parla, quindi, infatti, di Disturbi correlati alle dipendenze da sostanze e, in questo caso, l'alcol.

Pertanto, il disturbo correlato alla dipendenza da alcol, in questa cornice teorica, viene compreso non solo come un insieme di sintomi, ma, l'interpretazione a capo della "motivazione all'utilizzo o all'utilizzo incongruo della sostanza o al coinvolgimento nel comportamento di dipendenza che nasce da conflitti irrisolti e da esperienze traumatiche che licitano stati affettivi disforici intollerabili dai quali, poi, i soggetti si difendono con l'utilizzo della sostanza e con il comportamento di dipendenza da essa. Il modello psicodinamico principale per la dipendenza da sostanze interpreta la dipendenza come una forma di autocrazia per la disforia e l'umore depresso". Il PDM-2 incoraggia una valutazione della funzione che l'uso della sostanza riveste all'interno della vita psichica del soggetto, valorizzando le narrazioni personali, i significati simbolici attribuiti all'alcol e le modalità relazionali connesse al comportamento dipendente. Non da ultimo, la sofferenza emotiva sperimentata dal soggetto riveste una importante rilevanza in termini clinici, pertanto è fondamentale sostenere i soggetti nella comprensione che "il loro dolore emotivo è la causa dell'abuso di sostanze".

2. Alcolismo e tossicodipendenza nella prospettiva della Psicologia Individuale

All'interno della cornice teorica della Psicologia Individuale, Alfred Adler inserisce l'alcolismo e la tossicodipendenza all'interno delle nevrosi e il comportamento di abuso, o la dipendenza che ne deriva, si sviluppa solitamente a seguito di un inadeguato e non funzionale adattamento alla vita. Secondo l'autore, questa problematica ha origine già nell'infanzia, manifestandosi attraverso "scoraggiamento, vigliaccheria, inadeguatezza, tutti dovuti ad uno scarso sviluppo di sentimento sociale. Tutto ciò può portare l'individuo ad isolarsi per superare il sentimento di inferiorità, usando una sostanza per non dover affrontare i problemi che la realtà gli impone". Secondo la visione del pensiero adleriano, chi fa uso di sostanze cerca di annullare, di cancellare in qualche modo il proprio sentimento di inferiorità: le sostanze vengono quindi utilizzate per evitare il confronto con le difficoltà imposte dalla vita e dalla realtà, offrendo una percezione fittizia del mondo, la quale, però, al contrario, viene vissuta come autentica. Il benessere finzionale provocato dall'assunzione di sostanze impedisce all'individuo di comprendere e affrontare i problemi della vita, spingendolo invece a ricorrere nuovamente alla sostanza per rivivere quelle sensazioni piacevoli e ricrearsi il suo universo illusorio. Si sviluppa così un sistema di finzioni che serve a proteggere un'identità fragile, poco coesa, che si esprime sul lato inutile della vita.

All'interno della prospettiva della Psicologia Individuale, alcuni concetti fondamentali propri del pensiero adleriano hanno costituito, in questa prospettiva, le dinamiche di base rintracciabili nella tossicodipendenza: intelligenza privata, falsi scopi, pensiero antitetico, finzione.

Nello specifico, per quanto riguarda i falsi scopi sono stati proposti da Dreikurs e, con questo termine, egli intende indicare le modalità attraverso cui i bambini sviluppano strategie disfunzionali, denominati falsi scopi appunto, che permettono loro di ottenere appartenenza, di individuare la propria collocazione; attraverso questo costrutto egli sostiene, in aggiunta, che alla base della problematica di dipendenza si ritrova uno stile di vita nevrotico dovuto a errori commessi nell'educazione: infatti, "si tratta sempre di soggetti che hanno uno sviluppo sbagliato nel modo dio guardare alla vita e al sociale, per carenza di sentimento sociale. All'origine di questi comportamenti si trova una preparazione non adeguata ad affrontare gli scopi della vita e la tendenza a pensare solo a se stessi; si tratta di un elemento tipico dei bambini viziati che non hanno imparato quali siano le esigenze della vita pratica". I falsi scopi da lui individuati sono: attenzione indebita, lotta per il potere, retribuzione e vendetta, totale inadeguatezza.

2.1. Il lavoro terapeutico sull'incoraggiamento

Come si è fin qui argomentato, "Adler ritiene che i meccanismi che stanno alla base della dipendenza siano gli stessi delle nevrosi, delle difficoltà educative e delle perversioni. L'individuo si isola per superare il sentimento di inferiorità, usando una sostanza per non dover affrontare i problemi che la realtà gli impone. Infatti, uno dei fini dell'uso di sostanze è quello di evitare di prendere decisioni, di non dare risposte alle domande che la vita impone". In aggiunta, "l'idea di cancellare il sentimento di inferiorità è illusoria. Il terapeuta deve saper evidenziare questo sentimento di inferiorità, imparare a riconoscerlo e lavorare per superarlo. Questo percorso può essere doloroso specie nel caso di individui che tendono ad evitare il dolore".

Come riportato dagli autori Anglesio, Fulcheri, Sanfilippo, per Adler, talvolta l'individuo non si sente sufficientemente pronto ad affrontare e a fronteggiare determinate situazioni, ed è proprio nel periodo infantile che si devono rintracciare questi momenti: "i problemi a cui si devono dare delle risposte sono costituiti dalla scoperta del motivo per cui un individuo è ancora inadeguato oggi e del perché fa uso di alcol e droghe per evitare gli scopi della vita. Mettere quindi in evidenza il piano di vita sbagliato, che si è formato nell'infanzia e si è mantenuto successivamente, consente di ottenere il cambiamento".

Compito del terapeuta è quindi quella di lavorare con il soggetto, che inizialmente si presenta sfiduciato e inappagato dalle sue condotte disfunzionali di abuso e di dipendenza, affinché egli possa ripristinare o, meglio, sviluppare per la prima volta fiducia in se stesso e negli altri. È attraverso il processo di incoraggiamento che si può diminuire il sentimento di inferiorità del paziente attivando o riattivando in modo adeguato il suo sentimento sociale: per Adler, quindi, lavorare in terapia con coraggio e sul coraggio significa sostenere l'individuo nell'attivazione e nel miglioramento del suo sentimento comunitario. "L'incoraggiamento rimanda inevitabilmente al portare dentro al cuore. L'infondere coraggio è da essere inteso autenticamente come il movimento di accogliere dentro al proprio cuore, al proprio essere affettivo". Per accogliere dentro al proprio cuore è quindi necessario creare un collegamento empatico tra Sé e l'altro da Sé, essere in grado di prendere contatto con il mondo interiore e privato del paziente, sintonizzarsi con quest'ultimo "attraverso una risonanza emozionale interindividuale". "Il processo di incoraggiamento implica responsività ottimale, empatia, immedesimazione da parte del terapeuta. La scoperta dell'altro, la possibilità di raggiungerlo, di coglierne l'essenza vitale, di ascoltarlo facendosi ascoltare, di capirlo facendosi capire costituiscono il centro nodale della visione adleriana dell'uomo. È vitalmente incoraggiante il sentirsi accolto, conservato nella mente, nei pensieri e nel cuore del terapeuta".

Una relazione terapeutica incoraggiante mira a restituire e infondere al soggetto fiducia in se stesso, nelle sue possibilità e nelle sue potenzialità, fornendogli un nuovo e rinnovato senso di appartenenza, poiché "in terapia, idealmente il terapeuta non rispecchia letteralmente gli stati mentali del paziente, ma dà risposte empatiche congruenti che gli permettono di trovare se stesso e nel contempo lo facilitano a riflettere, a trasformare l'esperienza e il concetto di sé". "Al posto del coraggio liquido o chimico si deve fornire un adeguato incoraggiamento e favorire l'inserimento nel contesto sociale, lasciando intravedere i numerosi vantaggi di tale prospettiva".

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Scritto da

Dott.ssa Chiara Rosellini

Bibliografia

  • ADLER, A. (1912), Über den nervösen Charakter, tr. it. Il temperamento nervoso, Astrolabio, Roma 1971.
  • AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (5ª ed.). Raffaello Cortina Editore. (Edizione italiana a cura di G. B. Cassano e A. Tundo).
  • ANGLESIO, A., FULCHERI, G., SANFILIPPO, B., (2000), Le dipendenze patologiche, Riv. Psicol. Indiv., 48: 55-74.
  • BIGNAMINI, E., BOMBINI, R., (2004), Approccio psicodinamico al tossicodipendente, Riv. Psicol. Indiv., 56: 87-102.
  • FERRIGNO, G., (2009), La risonanza emozionale e il "ritmo" dell'incoraggiamento, Riv. Psicol. Indiv., 66: 81-91.
  • LINGIARDI, V., MCWILLIAMS, N., (2018) (a cura di), PDM-2. Manuale diagnostico psicodinamico (2ª ed.). Raffaello Cortina Editore.
  • VENTO, A. E., DUCCI, G., (2018), Manuale Pratico per il Trattamento dei Disturbi Psichici da Uso di Sostanze, Giovanni Fioriti Editore.
  • WORLD HEALTH ORGANIZATION, (2019). International Classification of Diseases (11th Revision). https://icd.who.int/en/

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