​Reti sociali: un mondo a sé dove tutto è permesso?

Dovremmo mettere un limite alle condivisioni sulle reti sociali? Qualche riflessione dopo il suicidio dell'assassino di Cleveland.

21 APR 2017 · Tempo di lettura: min.

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​Reti sociali: un mondo a sé dove tutto è permesso?

L'obiettivo delle reti sociali è condividere. Ma quando vengono diffusi contenuti inappropriati, di chi è la colpa? Degli strumenti che abbiamo a disposizione o della società?

Per definizione le reti sociali sono state ideate per condividere qualsiasi tipo di contenuto: video, immagini, foto, momenti, ricordi…condividiamo con la nostra rete di amici per mantenere i contatti con chi è distante, per ottenere like, commenti, a volte approvazione. Facebook, che è probabilmente tra tutte la piattaforma più utilizzata e conosciuta, esiste oramai da più di dieci anni - per essere precisi, è stata lanciato nel 2004. Durante questo tempo è cambiato notevolmente proprio per potenziare le interazioni tra le persone. Basti pensare al fatto che per realizzare una diretta tramite video è sufficiente premere un bottone. Niente di più semplice, vero?

Non è straordinario il potere del progresso tecnologico? Non è fantastico pensare di poter raggiungere immediatamente persone così distanti da noi? Lo è, il problema nasce quando i contenuti condivisi sono inadeguati, violenti, immorali. Lo sappiamo bene: non scrolliamo solo video di dolci gattini, giraffe riprese da uno zoo per milioni di persone, bambini simpatici o più in generale video divertenti. Su internet, e nelle reti sociali, è possibile imbattersi anche in materiali ben più scioccanti: ragazzi che torturano animali, suicidi di adolescenti in diretta, bambini che sparano. Impossibile non far riferimento alla notizia più recente: a Cleveland, negli Stati Uniti, un uomo ha pubblicato su Facebook - inizialmente si parlava di diretta live, circostanza poi smentita - un video durante il quale ha ucciso un anziano, per poi rivendicare altri 12 omicidi. Non è la prima volta che delitti o scene di estrema violenza vengono postati su Facebook.

Ovviamente sono stati intrapresi una serie di discorsi riguardanti la moderazione dei contenuti, la necessità di rendere le macchine "intelligenti", il bisogno di un monitoraggio più preciso…ma il problema è davvero la piattaforma in sé? È davvero un problema che può essere risolto dalle reti sociali? No, perché il problema sono le persone. Probabilmente è ingenuo pensare che gli strumenti che creiamo non saranno usati per il male, è allo stesso tempo sarebbe da irresponsabili far finta di niente.

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È come se internet e le reti sociali avessero una doppia medaglia: da un lato possono offrire alle persone depresse una rete di supporto, dall'altro permettere di trovare rivenditori di pistole. Ci puoi trovare un forum per sostenere gli immigrati, così come un gruppo che promuove le violenze sessuali sulle donne. Possono lasciare che uno zoo condivida una giraffa con milioni di milioni di persone, e nel contempo far filmare a qualcun altro l'omicidio di uno sconosciuto. Questa è una conseguenza diretta e inevitabile dell'esistenza degli strumenti. Ai router non importa che vengano trasmessi un cartone animato di Peppa Pig, un film porno o il filmato di un omicidio. Esattamente come a un'auto non importa che la si guidi in autostrada o contro una folla. Sono strumenti utilizzati fin troppo spesso (molto) male. Gli stessi strumenti, però, sono a disposizione di chi vuole condividere le foto della propria vacanza e dei pericolosi. Ma cosa potevamo aspettarci, in fondo?

Esiste una soluzione realmente efficace?

La prima soluzione sarebbe semplice: disconnettersi. Non utilizzare gli strumenti dell'età dell'informazione per comunicare con il resto del mondo. Una soluzione semplice quanto impensabile: ormai è troppo tardi per poter tornare indietro. Anche se milioni di persone rifiutassero le reti sociali, non cambierebbe nulla: l'intera popolazione restante è perfettamente in linea verso l'estrema condivisione. Quindi possiamo dimenticare questa possibilità.

La seconda sarebbe sottoporre a un monitoraggio estremamente invasivo i contenuti. Ritardare la trasmissione in diretta e la pubblicazione dei video potrebbe funzionare? Probabilmente no. Il volume di materiale pubblicato su Facebook, Twitter, Instagram e così via è tale da rendere questo approccio quasi assurdo. Centinaia di migliaia di moderatori con l'aiuto dei più recenti strumenti non potrebbero reggere il passo.

E gli algoritmi? Possono apprendere la differenza tra una persona addormentata e una morta? Possono riconoscere il divario tra una scena d'azione e un vero e proprio omicidio? C'è una grande promessa a riguardo, ma anche se le macchine potessero revisare con precisione ogni nostro contenuto, ci sarebbe comunque bisogno di un esercito di persone per verificare ogni decisione.

E se la "soluzione" consistesse semplicemente nell'ammettere l'inesistenza di una soluzione reale? Semplicemente ammettere che il problema non può essere risolto: in effetti qualsiasi soluzione non farebbe altro che nascondere o ritardare la pubblicazione. Ma gli omicidi o gli atti violenti in sé non smetterebbero di succedere. Ovviamente, allo stesso tempo, non possiamo dimenticare l'impatto sugli altri utenti, minori compresi, sempre più esposti a tutti i tipi di contenuto, anche i più violenti. Anche se qui nasce un'altra domanda: è giusto che i minorenni possano utilizzare internet liberamente? Senza nessun tipo di filtro? Dovremmo forse fare più prevenzione?

Mark Zuckerberg dovrà intervenire in qualche modo. In realtà sappiamo perfettamente che non potrà impedire questo genere di eventi: la condivisione in tempo reale è fondamentale per la società attuale e del futuro, per la società della comunicazione liquida. È troppo tardi per tornare indietro. Possiamo solo sperare che un giorno si riesca a reagire più velocemente. Ma se c'è qualcosa che non si può censurare, beh, è il mondo reale.

Dovremmo forse rimanere all'interno della nostra bolla sicura, ascoltando solo ciò che ci piace e non vedendo ciò che ci spaventa o ci confonde? Dovremmo essere per sempre liberi dalla disarmonia, isolati abbastanza da dimenticare che in realtà ne siamo circondati e che alcuni di noi semplicemente hanno la fortuna di poter ignorarla? Beh, forse la soluzione non sarà così esplicita ma probabilmente andrà verso questa direzione.

Siamo solo uomini, e internet non fa che riflettere la diversità e il male che caratterizza il genere umano, che ci piaccia o no.

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