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Quando un bambino non è semplicemente "monello": i disturbi del comportamento

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Come si devono comportare genitori e insegnanti di fronte a bambini iperattivi, disattenti, oppositivi o aggressivi? Questo articolo fornisce spunti di riflessione interessanti.

25 NOV 2014 · Tempo di lettura: min.
Quando un bambino non è semplicemente "monello": i disturbi del comportamento

Negli ultimi anni la psicologia e la neuropsicologia si sono occupate molto di disturbi del comportamento dirompente nell'infanzia. Non è raro sentire parlare di disturbi da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD o DDAI), disturbo oppositivo-provocatorio (DOP) e disturbo della condotta (DC). Sebbene in campo scientifico si siano fatti passi da gigante sia per quanto riguardo l'eziologia di questi disturbi sia per quanto riguarda il trattamento, non si evince la stessa chiarezza nelle menti di genitori, insegnanti e alcuni addetti ai lavori.

E' importante invece chiarire quali sono i passi che un genitore o un insegnante devono compiere nel momento in cui si accorgono di non poter riuscire da soli a gestire i così detti "comportamenti problema"; di solito infatti questi bambini mostrano sia nel contesto scolastico, che in quello familiare gravi difficoltà comportamentali come, ad esempio, disattenzione, iperattività motoria, aggressività fisica e verbale, negativismo, e nei casi più gravi minacce e lesioni a oggetti e a persone.

Quando sono gli insegnanti a segnalare la presenza del problema è importante che essi creino un clima di fiducia e di collaborazione con la famiglia: è difficile che un genitore possa collaborare se sente che suo figlio viene etichettato come "bullo" o addirittura "delinquente". Una volta creata questa collaborazione è importante rivolgersi alle strutture pubbliche presenti sul territorio (quali ASL, ad esempio) che possano avviare gli accertamenti diagnostici più adeguati.

Questo, ripeto, non al fine di dare un nome al problema (anche se esistono etichette diagnostiche precise), ma al fine di permettere al bambino di ottenere una certificazione che gli permette di godere di Bisogni Educativi Speciali, ovvero i BES (riferimenti normativi: direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012; circolare ministeriale n.8 del 6 marzo 2013; nota prot.1551 del 27 giugno 2013 piano annuale per l'inclusività direttiva 27 dicembre 2012 e cm n.8/2013; bozza di circolare del 20 settembre 2013).

Infatti, in caso di disabilità intellettiva questi alunni hanno diritto al sostegno in alternativa possono comunque godere dei diritti della legge 170/2010 che regola l'assegnazione degli strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con disturbo dell'apprendimento (ad esempio bambini con deficit attentivi potranno usufruire di tempi più lunghi per lo svolgimento di prove e verifiche in classe).

Gli insegnanti inoltre possono essere supportati dal terapeuta della famiglia nel loro percorso, in modo da utilizzare le strategie didattico-educative più opportune.

E' bene quindi che i genitori si rivolgano ad un buon terapeuta cognitivo-comportamentale (in ambito pubblico o privato), che possa da un lato supportare gli insegnanti ma dall'altro essere un punto di riferimento per i genitori. I percorsi di "parent training" (ovvero di supporto alla genitorialità) sono volti solitamente ad aiutare i genitori nella gestione delle regole educative; a ricostruire e contestualizzare il problema del bambino (ovvero imparare a riconoscere le cause e le conseguenze che rinforzano il perdurare del problema) e quindi a percepire in modo nuovo il comportamento del figlio.

Un altro passo importante, che risulta essere fondamentale per questi bambini, è la riabilitazione individuale e/o di gruppo. Esistono centri di riabilitazione presso i Servizi Asl territoriali, o centri di riabilitazione privati convenzionati.

Altrimenti è possibile rivolgersi anche a psicologi o neuropsicologi esperti in età infantile che si occupano di ciò nel privato. In tutti i casi, per sperare in una buona prognosi di questi disturbi, è importante aiutare con training riabilitativi specifici il minore, in base agli elementi di disagio principali emersi nella diagnosi.

Generalmente si cerca di utilizzare training metacognitivi volti al potenziamento della condizione scolastica con l'obiettivo di potenziare le capacità attentive, di controllo e di autoregolazione, sviluppare strategie di studio funzionali, sostenere la motivazione e prevenire l'insuccesso e l'abbandono scolastico; inoltre si possono utilizzare esercizi specifici volti al rilassamento psicomotorio, e attività di psicomotricità specifiche per i più piccoli (con l'aiuto di terapisti specializzati).

In definitiva è importante sapere come affrontare queste problematiche qualora si presentino e non ignorarle: non è per colpa di noi grandi se i piccoli sono così, ma è grazie al nostro aiuto e alla nostra volontà possono sperare di migliorare.

Scritto da

Dott.ssa Ilaria Gallicchio

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