Quando rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta invece che ad uno psichiatra?

L'articolo vuole chiarire le differenze tra prestazioni di tipo psicologico e psichiatrico in modo da favorire una maggiore consapevolezza nel potenziale cliente

12 SET 2014 · Tempo di lettura: min.

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Quando rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta invece che ad uno psichiatra?
La decisione di rivolgersi ad uno professionista che si occupa di disagio psicologico non è facile, un po’ perché richiede una dolorosa presa di consapevolezza circa la propria situazione di sofferenza, ma anche perché non sono sempre chiare le distinzioni tra le diverse figure professionali che si occupano dell’universo “psi”.

Sicuramente il porsi in anticipo alcune domande, come quella a cui proverò qui a rispondere, permetterà a chi sta per mettersi in contatto con uno psicologo/psichiatra di maturare delle aspettative realistiche rispetto al servizio che gli verrà offerto, oltre a favorire una maggiore responsabilità e consapevolezza nel rivolgere all’altro la propria richiesta di aiuto.

Ma veniamo al quesito, la scelta tra psicologo/psicoterapeuta e psichiatra dipende dal tipo di problema che presentiamo, dal modo con cui lo definiamo, dagli obiettivi che vogliamo raggiungere, ma anche dal tipo di investimento in termini di motivazione al cambiamento e di impegno personale.

La psichiatria e la psicologia, infatti, offrono due modalità differenti di approccio al disagio psichico, la scelta fra i due tipi di prestazioni dipende da quanto propendiamo per l’una o l’altra prospettiva.

Volendo semplificare attraverso un esempio, se consideriamo la sofferenza psicologica come una malattia, siamo interessati ad un intervento mirato esclusivamente alla riduzione del sintomo che non richieda una nostra attiva partecipazione, né un percorso di comprensione del nostro funzionamento mentale e siamo per questo disposti ad assumere i farmaci che ci verranno prescritti, l’intervento psichiatrico è sicuramente la scelta più indicata.

Se nell’intento di star meglio siamo disposti ad interrogarci su noi stessi, a comprendere maggiormente il nostro comportamento, se accettiamo l’idea di poter cambiare anche solo in parte il nostro modo di essere, allora sarà il caso di rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta.

Solitamente la frequenza delle sedute psicologiche/psicoterapeutiche è superiore rispetto a quelle psichiatriche e per questo alcune persone scelgono di rivolgersi allo psichiatra esclusivamente nella convinzione di un maggiore risparmio sul piano economico.

Questo criterio di scelta però non tiene conto del fatto che attualmente gli psicologi che lavorano privatamente non sono tenuti al rispetto di un tariffario che impone parcelle minime, quindi è possibile trovare professionisti che offrono tariffe agevolate.

Inoltre, per chi ha importanti difficoltà economiche, è sempre possibile usufruire di prestazioni psicologiche rivolgendosi ai servizi sanitari territoriali (ASL).

Parzialmente in continuità con ciò, si tende ad immaginare i percorsi di tipo psicologico come interventi molto lunghi e dispendiosi e per questo si preferisce scegliere la consulenza psichiatrico, considerata più immediata e diretta. Questa convinzione può essere facilmente smentita dalla presenza di interventi psicologici più mirati e brevi come il counseling psicologico o le psicoterapie brevi.

Ad ogni modo, in alcune circostanze, soprattutto in presenza di situazioni di disagio particolarmente intenso e invalidante per la persona, il percorso psichiatrico e quello psicologico/psicoterapeutico possono incontrarsi e coesistere in modo da compensarsi e da convergere verso la ricostruzione di storie di vita.

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Scritto da

Dr.ssa Cusmai Claudia

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