Quando il dolore va e viene: il senso delle oscillazioni emotive

L’esperienza del cambiamento non procede per fasi lineari ma attraverso un’oscillazione naturale tra perdita e ricostruzione. Questa dualità, evidente nel lutto, rappresenta un processo umano generale presente in molte transizioni della vita.

28 FEB 2026 · Tempo di lettura: min.
Quando il dolore va e viene: il senso delle oscillazioni emotive

Ci sono momenti della vita in cui possiamo sentirci attraversati da emozioni apparentemente contraddittorie: possiamo essere tristi per qualcosa che abbiamo perso e percepire comunque momenti di serenità, sentire nostalgia per una relazione finita mentre ci accorgiamo di stare costruendo qualcosa di nuovo, soffrire per una perdita e riuscire comunque a ridere, lavorare o progettare.

Spesso queste oscillazioni ci confondono, non è raro sentire pensieri come: "Se sto meglio significa che non era così importante" oppure "Non dovrei riuscire a stare bene dopo quello che è successo", come se il dolore dovesse essere continuo per essere autentico.

Eppure l'esperienza umana raramente procede in linea retta: molto più spesso si muove come un pendolo.Proprio questa immagine aiuta a comprendere uno dei contributi più interessanti nello studio dell'elaborazione del lutto, secondo cui l'adattamento alla perdita non avviene per fasi successive, ma attraverso una oscillazione naturale tra due poli complementari: la perdita e la ricostruzione.Questo modo di comprendere il cambiamento non riguarda soltanto il lutto, ma molte esperienze di trasformazione della vita.

Non un percorso a tappe ma un movimento

Per molti anni il modo più diffuso di descrivere il lutto è stato quello basato sulle fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione. Questi modelli hanno avuto il merito di riconoscere il dolore della perdita, ma hanno anche trasmesso l'idea implicita che esista una sequenza ordinata da attraversare.

Molte persone, confrontandosi con questi modelli, si sentono confuse perché non riconoscono il proprio vissuto in una progressione lineare: alcuni giorni il dolore è intenso, altri sembra più lontano, a volte sembra di aver "superato" qualcosa per poi ritrovarsi improvvisamente immersi nelle stesse emozioni.

L'esperienza reale somiglia molto più a un movimento avanti e indietro che a una strada a senso unico, in questa prospettiva, la trasformazione emotiva non avviene passando definitivamente da uno stato all'altro, ma attraverso una continua oscillazione tra due modalità di esperienza.

Da un lato c'è l'orientamento alla perdita, cioè il tempo del ricordo, della nostalgia, della tristezza e del contatto con ciò che non c'è più; dall'altro c'è l'orientamento alla ricostruzione, il tempo delle attività quotidiane, dei nuovi progetti, delle relazioni presenti e dei piccoli adattamenti che permettono alla vita di continuare.

Entrambi sono necessari e soprattutto non si escludono a vicenda.

La dualità come esperienza umana

Questo movimento non riguarda soltanto il lutto in senso stretto, ma si ritrova nelle separazioni, nei cambiamenti importanti e nei passaggi di vita. Una relazione che finisce, un trasferimento, un cambiamento lavorativo, la crescita dei figli o l'invecchiamento dei genitori sono tutte esperienze che contengono contemporaneamente perdita e trasformazione.

Chi attraversa una separazione, per esempio, può sentire dolore per ciò che è finito e allo stesso tempo scoprire nuove libertà, provare nostalgia per i momenti condivisi e nello stesso tempo accorgersi di stare costruendo una nuova stabilità.

Spesso il problema non è l'esistenza di queste due dimensioni, ma la difficoltà a tollerarle insieme. Alcune persone si sentono in colpa quando provano sollievo, altre si spaventano quando il dolore ritorna dopo un periodo di apparente tranquillità; in entrambi i casi si perde di vista un elemento fondamentale: l'oscillazione non è un segno di instabilità, ma un segno di adattamento.

Il sistema psicologico ha bisogno di avvicinarsi e allontanarsi dal dolore per poterlo integrare: restare sempre immersi nella perdita sarebbe insostenibile, mentre evitarla completamente impedirebbe di elaborarla. È proprio il movimento tra questi due poli che permette la trasformazione.

Il lutto rappresenta probabilmente la forma più evidente di questa dualità. Da una parte c'è il legame con la persona perduta, fatto di ricordi, emozioni e significati che continuano a vivere nel tempo, dall'altra c'è la necessità di riorganizzare la propria vita in assenza di quella persona.

Non si tratta di scegliere tra ricordare e andare avanti, ma di imparare a muoversi tra queste due dimensioni. Alcuni giorni possono essere dedicati al ricordo, altri alla quotidianità; alcuni momenti possono essere attraversati dalla tristezza, altri da una sensazione di normalità.

Questo alternarsi non indica che il lutto sia finito o che non sia autentico: indica piuttosto che la persona sta trovando un modo per convivere con ciò che è cambiato.

A differenza dei modelli a fasi, questa prospettiva non prevede un punto finale in cui il dolore scompare definitivamente, ma suggerisce piuttosto che la perdita possa essere integrata in una nuova continuità della vita.

Quando l'oscillazione si blocca

Il movimento tra perdita e ricostruzione è naturale, ma può diventare difficile quando una persona resta bloccata su uno dei due poli.

Se tutta l'energia resta orientata verso la perdita, la vita può ridursi progressivamente attorno al dolore; se invece l'attenzione resta solo sulla ricostruzione, la perdita può rimanere non elaborata e riemergere nel tempo sotto altre forme.

In terapia capita spesso di incontrare persone che si preoccupano di oscillare: temono che il fatto di stare meglio significhi dimenticare oppure che il ritorno del dolore significhi non essere andati avanti. In realtà proprio questa oscillazione è il segnale che il processo è in movimento.

Imparare a stare tra due poli

Comprendere la dualità significa cambiare prospettiva sul cambiamento emotivo: non si tratta di arrivare a uno stato definitivo in cui il dolore non esiste più, ma di imparare a muoversi tra esperienze diverse senza doverne eliminare una.

Molte trasformazioni della vita richiedono proprio questa capacità: mantenere il legame con ciò che è stato e allo stesso tempo aprirsi a ciò che può nascere.

Comprendere la dualità non significa pensare che il tempo da solo sia sempre sufficiente a trasformare le esperienze dolorose. In molte situazioni il movimento tra perdita e ricostruzione si sviluppa in modo spontaneo, ma altre volte può rallentarsi o bloccarsi, lasciando la persona intrappolata nel dolore oppure spingendola ad allontanarsene senza riuscire davvero a elaborarlo.

Non è raro, ad esempio, che chi percepisce di non provare più dolore tenda a confondere questa sensazione con l'aver elaborato quanto accaduto, mentre spesso si tratta di una distanza emotiva che non corrisponde ancora a una reale integrazione dell'esperienza. Al contrario, chi resta orientato prevalentemente verso la perdita mantiene di solito una chiara consapevolezza del legame tra la sofferenza presente e ciò che è accaduto, ma può sentirsi disorientato rispetto a come muoversi e a quale direzione prendere.

In questi casi il lavoro psicoterapeutico può offrire uno spazio sicuro in cui avvicinarsi gradualmente a ciò che è accaduto, permettendo all'esperienza di essere riconosciuta, compresa e integrata. L'obiettivo non è cancellare il passato né eliminare completamente il dolore, ma ridurre il peso che l'esperienza continua ad avere nel presente, così che la vita possa tornare a muoversi con maggiore libertà.

Tra gli strumenti utilizzati in questo ambito, l'EMDR permette di lavorare direttamente sui contenuti dolorosi o traumatici favorendone l'elaborazione. Attraverso questo processo il livello di disturbo attuale può progressivamente ridursi: ciò che è accaduto non smette di esistere, ma diventa parte della propria storia in una forma più integrata e meno sofferente.

Alcune esperienze non si superano nel senso di lasciarle definitivamente alle spalle, ma diventano parte della nostra storia e continuano a convivere con ciò che costruiamo nel presente.

Il movimento tra perdita e ricostruzione non è un segno di incoerenza, ma una forma di equilibrio: significa poter ricordare senza restare prigionieri del passato e poter andare avanti senza dover cancellare ciò che è stato.

Uno dei modi più umani di attraversare i cambiamenti è proprio questo: imparare a stare tra due poli, riconoscendo che ciò che è accaduto può essere elaborato e integrato e che, allo stesso tempo, possiamo aprirci ai nuovi eventi della vita che incontriamo.

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Scritto da

Dott. Russo Riccardo

Bibliografia

  • Stroebe, M., Schut, H., & Boerner, K. (2017). Modelli contemporanei del lutto: il processo duale. In A. Onofri & C. La Rosa (a cura di), Il lutto traumatico. Teoria e clinica del trattamento EMDR. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Stroebe, M., & Schut, H. (2001). Il modello del processo duale dell'elaborazione del lutto. Bologna: Il Mulino.

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