Quando il cibo è una carezza: come capirlo?

Che cosa rappresenta il cibo per ognuno di noi e come capirlo. Mangiare bene e consapevolmente permette di approfondire alcune aspetti personali.

9 APR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Quando il cibo è una carezza: come capirlo?

Il rapporto con il cibo risale a un tempo antico. Il cibo è simbolo di affetto e veicolo per le relazioni. Nel tempo che stiamo vivendo oggi, in cui tutto è cambiato velocemente e ognuno deve mettere in campo le proprie risorse per farvi fronte, spesso ci ritroviamo online attraverso Skype o WhatsApp per condividere ancora momenti come l'aperitivo o la cena. È un modo per non perdere le vecchie, rassicuranti e dolci abitudini, per continuare a nutrire i legami, per sentirsi un po' meno soli e ancora vicini. Durante le videochiamate di gruppo capita di brindare ai tempi che furono e ai tempi che torneranno, mangiare "insieme" uno spuntino e condividere una ricetta. Il cibo unisce, arricchisce e, talvolta, consola. È ormai indubbio che cucinare e preparare piatti gustosi ha un effetto terapeutico: coinvolge la vista, l'udito, il tatto, l'olfatto e il gusto che entrano in gioco già durante la preparazione. Si può quindi facilmente comprendere come cucinare rappresenti un'esperienza unica e gratificante che consente di sperimentare diverse sensazioni contemporanenamente. L'atto di cucinare può essere meditativo di per sé (anche perché implica un'attivazione comportamentale che impedisce di pensare troppo), e secondo alcuni studi ci sarebbe un collegamento tra una dieta sana e l'ormone della felicità (la serotonina). Proprio per la stimolazione di questo ormone, mangiare può rappresentare un atto di amore verso se stessi nel momento in cui si sta sperimentando noia, ansia, stress. Il cibo può riempire vuoti emotivi e temporali. Come capirlo?

  • Da ciò che mangio: mangio quello che capita.

Soluzione: prima di prendere qualsiasi cosa dalla dispensa mi fermo un attimo, contatto me stessa/o, mi chiedo come sto, quale emozione sto sperimentando e dove la sento nel mio corpo

  • Dal modo in cui mangio: velocemente, senza gustare. In poco tempo finisco ciò che ho preparato.

Soluzione: fai due respiri "di pancia" (se non sai cosa significa leggi il mio articolo "Giochi psicocorporei in quarantena: nuovi modi per stare con i figli Gioco del palloncino") prima di iniziare a mangiare. Mentre mangi prova a sentire il cibo nella bocca: la consistenza, il gusto, e continua a masticare lentamente. Segui mentalmente il percorso del cibo dentro il tuo corpo.

  • Dal tipo di cibo che prediligo: solitamente carboidrati e dolci vengo consumati maggiormante in momenti di calo dell'umore (proporio perché stimolano la produzione di ormoni che ci fanno stare, momentaneamente, bene). Ovviamente una volta passato l'effetto la condizione emotiva rimane la stessa quindi o si mangia nuovamente o ci si sente insoddisfatti.

Soluzione: pensare ad un cibo che mi piace particolarmente e distribuirne il consumo durante la settimana, magari bilanciando gli stravizzi con giorni "green" (per suggerimenti mirati e professionali, rivolgiti a un esperto in materia. Apprezzo particolarmente il lavoro della mia nutrizionista, Anna Masi, in quanto non pensa ad una dieta in cui gli sgarri non sono contemplati ma indica rimedi quando ciò accade e in questo periodo lo trovo molto utile. Ovviamente, niente di disfunzionale deve diventare un'abitudine!).Per la nostra tradizione la cucina e il cibo rivestono un ruolo di fondamentale importanza ricollegandosi alle origini e agli affetti. In un periodo come quello che stiamo vivendo la cucina è luogo privilegiato e di amore… la cosa importante è sempre quella di ascoltarsi! Impariamo a sentire cosa proviamo mentre facciamo qualcosa: ci dirà molto su noi stessi.

"In cucina funziona come nelle più belle opere d'arte: non si sa niente di un piatto fintanto che si ignora l'intenzione che l'ha fatto nascere."

Daniel Pennac

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Scritto da

Dott.ssa Martina Francalanci

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