Quando i genitori si separano: e i bambini?

Esploro le difficoltà degli adulti di spiegare ai loro bambini cosa succede nella crisi di coppia dei genitori e illustro i vissuti dei figli, nonchè il modo in cui si manifestano.

13 FEB 2015 · Tempo di lettura: min.
Quando i genitori si separano: e i bambini?

Sempre più frequentemente, in Italia così come nel resto dell'Europa, una coppia va incontro a periodi di crisi che si rivelano a volte insormontabili, fino a portare alla separazione. Spesso la decisione di separarsi è soltanto l'ultimo anello di una serie di episodi, situazioni, periodi anche molto pesanti e faticosi, densi di tensioni e di emozioni negative.

Cosa recepiscono i bambini di tutto questo? Come comprendere i loro vissuti?

Mi capita spesso di sentire un genitore affermare: "Sì, litigavamo molto, ma mai in presenza del bambino…Lui era a scuola, oppure in cameretta." Ecco, si tratta - nella grande maggioranza dei casi - di un'affermazione che rivela il bisogno di calmare la propria preoccupazione per i figli, ma purtroppo di solito le cose non stanno così. Nonostante alcune accortezze dei genitori, i bambini capiscono, colgono, perchè non serve solo l'udito per "sentire" che tra mamma e papà le cose non vanno bene. Sono i nostri figli, quindi hanno imparato molto presto, da quando piccolissimi erano tenuti in braccio, a sintonizzarsi con i genitori: con i loro stati d'animo, con le loro aspettative.

Se le cose sono andate abbastanza bene, non avranno dovuto rinunciare ad esprimere le loro autentiche emozioni per compiacere la mamma o il papà. Se si sono sentiti sufficientemente riconosciuti e ascoltati nei loro bisogni, potranno più facilmente manifestare le loro reazioni, fare domande, chiedere di essere ancora ascoltati, anche nella situazione di una crisi coniugale.

Attenzione a chi non reagisce

I bambini che sembrano non essere toccati da nulla, che anche in contesti drammatici si mostrano sempre ugualmente sorridenti e stabili, iper-adattati alle richieste degli adulti, stanno rinunciando ad una parte importante del proprio sé. Hanno paura che esprimendo le loro emozioni, di rabbia, paura o altro, potranno ulteriormente peggiorare il clima in famiglia, e che, se il papà e la mamma si lasciano perché litigano e si arrabbiano, forse essere i bambini, se manifestano rabbia, potranno essere "lasciati".

Per questo è molto importante che, con le parole più adatte, si trovi il tempo e lo spazio - innanzitutto dentro di sé – per poter parlare ai figli di quel che sta accadendo, preservandoli così dallo sviluppare fantasie con le quali cercano di darsi una risposta a ciò che non comprendono. Spesso infatti queste fantasie sono peggio della realtà, e di solito implicano una responsabilità che il bambino si auto-attribuisce.

Bisogna tuttavia fare attenzione a quanto e cosa raccontare al bambino; il rischio infatti, è che in nome della "verità" e della "trasparenza", si renda il figlio partecipe di tutte le vicende, le complicazioni, e le loro conseguenze emotive, che hanno riguardato gli adulti. Il bambino non si sottrarrà a tali confidenze e comunicazioni che, anzi, lo faranno sentire importante, speciale. Le confidenze fatte anche in buona fede al bambino possono però essere comunicazioni molto dannose, che vanno a mescolare e confondere quei confini tra grandi e piccoli che sono così importanti per la sicurezza dei bambini. Essi infatti hanno bisogno di sentire che i grandi si occupano dei problemi grandi, anche senza di loro. Che le loro emozioni sono legittime, comunque sia.

Scritto da

Dott.ssa Lisa Chiara Parmiani

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