Psicologia d'emergenza: tra empatia e capacità d'ascolto

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Come evitare gli effetti di un evento traumatico sulla psiche? Abbiamo intervistato il Dottor Roberto Ferri, Presidente Sipem SoS Marche e Vicepresidente Sipem SoS Federazione.

20 set 2016 · Tempo di lettura: min.
Psicologia d'emergenza: tra empatia e capacità d'ascolto

Il 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo 6 ha colpito il centro Italia distruggendo alcuni comuni e provocando centinaia di morti. Congiuntamente a Vigili del Fuoco, Croce Rossa e Protezione Civile, sul posto si sono precipitate anche le prime unità di aiuto psicologico, tra cui i volontari della Sipem SoS Federazione.

Sipem sta per Società Italiana Psicologia dell'Emergenza. Da anni presta soccorso psicologico alle vittime di catastrofi. Sono intervenuti all'Aquila così come in Puglia, in occasione dello scontro tra treni che ha provocato decine di morti.

Per fare un po' di chiarezza sul concetto di Psicologia d'Emergenza, e per capirne l'importanza, abbiamo intervistato il Dottor Roberto Ferri, Presidente Sipem SoS Marche e Vicepresidente Sipem SoS Federazione.

Psicologia d'Emergenza: di cosa si tratta esattamente?

La Psicologia dell'Emergenza è una branca della psicologia che si occupa di prestare supporto psicologico in occasione delle maxi emergenze, alle vittime di eventi traumatici collettivi. Nata come disciplina a se stante intorno al 1998, la psicologia dell'emergenza è stata riconosciuta come componente fondamentale all'interno della Protezione Civile nel 2006 con una Direttiva che ha stabilito quali debbano essere i criteri di massima da adottare nelle maxi emergenze. Con il tempo la psicologia dell'emergenza, oltre che occuparsi anche di micro emergenze che però esulano dall'attivazione della protezione civile, ha ampliato il suo oggetto di studio, occupandosi anche di sostegno psicologico degli operatori del soccorso, sia professionisti che volontari i quali, condividendo con le vittime primarie situazioni altamente stressanti ed emotivamente molto "forti", subiscono l'effetto della cosiddetta "traumatizzazione vicaria" (ovvero la probabilità che un soccorritore durante un'operazione viva lui stesso un trauma, ndr). In tempo di pace, proprio l'importanza del benessere del soccorritore ci ha portato - come Sipem SoS Marche - ad organizzare corsi di formazione rivolti proprio ai soccorritori, per ampliare la loro capacità di sostenere psicologicamente ed emotivamente l'impatto doloroso dell'evento.

Perché è così importante?

La psicologia dell'emergenza è importante perché interviene immediatamente, cioè subito dopo l'evento catastrofico, nell'attività di supporto psicologico delle vittime. L'immediatezza dell'intervento consente, infatti, di sostenere le vittime condividendo le emozioni, accogliendo il dolore, favorendo la condivisione delle emozioni e la loro normalizzazione. Consente inoltre di attivare immediatamente le risorse resilienti dell'individuo, al fine di limitare l'insorgenza degli effetti duraturi e gravemente lesivi il benessere psico-fisico dell'individuo. Le parole chiave di questo primo intervento, che non è prevalentemente tecnico né di tipo psicoterapeutico, sono: empatia, capacità di ascolto, accoglienza, rispetto, etc.

Solo in una seconda fase si cercherà di aiutare le vittime a riattivarsi, facendoli transitare da una fase nella quale si percepiscono appunto vittime ad un'altra nella quale si percepiscono come sopravvissuti; una fase nella quale si aiuta la persona e la comunità a cercare di riprogettare un futuro partendo dalla normalizzazione delle attività che l'evento aveva interrotto. Ecco perché è così importante far ripartire il prima possibile le attività lavorative e scolastiche. Le tecniche che vengono usate in questa fase, e comunque in quella immediatamente successiva alla messa in sicurezza delle popolazioni, possono contare su interventi di piccolo o grande gruppo (debriefing e defusing), ma anche eventuali colloqui individuali. Inoltre, per gli psicologi volontari che intervengono è fondamentale tenere rapporti continui con i servizi sanitari e sociali per un'eventuale successiva presa in carico di persone particolarmente bisognose di un supporto più strutturato e a lungo termine.

Quali strascichi può comportare un trauma non curato?

Un trauma non trattato nei suoi effetti emotivi può portare l'individuo a strutturare un DPTS (Disturbo Post-Traumatico da Stress), che impedisce di tornare alla vita normale con grave nocumento per la salute e la socialità dell'individuo. Lo scopo della psicologia dell'emergenza non è quello di aiutare l'individuo a guarire dal trauma, infatti il trauma lascia un segno profondo nella psiche di ognuno, come una ferita inguaribile. È normale che ogni tanto questa ferita sanguini, in questo non c'è nulla di patologico. La patologia avviene appunto quanto gli effetti del trauma invadono la vita delle persone, non ci si riesce mai a staccare dall'evento, con la sensazione di essere sempre costantemente in pericolo. Questo è l'effetto del trauma che si cerca di evitare con un intervento precoce. Ovviamente ci sono soggetti maggiormente a rischio: coloro che hanno subito pregressi traumi non risolti, il malato psichiatrico, il soccorritore che subisce l'effetto accumulo, le persone anziane e, anche se in misura inferiore, i bambini.

Crede che in Italia ci sia, a livello nazionale, una reazione sufficiente da questo punto di vista rispetto alle calamità naturali?

Sicuramente oggi in Italia si è fatto un enorme passo in avanti. Finalmente si è capito che, anche se i traumi della psiche e dell'anima non sono visibili, questi sono altrettanto gravi, se non di più, delle lesioni fisiche. Il riconoscimento della componente psicologica all'interno della protezione civile, anche con una normativa adeguata, è la prova che la sensibilità al riguardo su tali tematiche è sicuramente aumentata. Dove si deve e si può fare di più è nell'ambito preventivo. Spesso la mia associazione si muove di propria iniziativa a proporre, a costo zero, corsi di formazione per volontari e professionisti su tali tematiche. Bisognerebbe invece, a mio parere, che tale materia venga resa in qualche modo obbligatoria nel percorso formativo di ogni soccorritore. Saper fare, conoscere le tecniche, avere esperienza, non sempre garantisce il soccorritore dagli effetti negativi del trauma e questo è grave.

Infine, sarebbe importante anche iniziare un'attività psico-educativa in favore della cittadinanza per aumentare le risorse delle comunità e delle persone. Conoscere i rischi effettivi del proprio territorio, sapere cosa fare in caso di eventi simili, una corretta informazione, sono tutte cose che sicuramente consentirebbero al cittadino di porre in essere comportamenti auto protettivi anche sul piano della corretta costruzione delle abitazioni il cui crollo è la vera causa dei decessi.

Il terremoto non uccide, ciò che uccide sono le abitazioni costruite male e spesso in luoghi non idonei.

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Scritto da

Francesca Pani

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