Pratiche psicocorporee integrate e abuso di professione

Con il proliferare delle tecniche del benessere, è difficile per una persona orientarsi all'interno del variegato mondo delle professioni di aiuto e capire di chi abbia realmente bisogno.

2 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.

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Pratiche psicocorporee integrate e abuso di professione

Prima di orientarmi verso la psicologia come materia di studio, ho svolto per diversi anni la professione di pedagosta/educatore, con particolare interesse verso la pratica e la ricerca nelle diverse tecniche psicocorporee sia orientali che occidentali.

Iniziando da ragazzo lo studio delle arti marziali, comome il karate e il kung fu, ho continuato lo studio di discipline cinesi volte al benessere e all'equilibrio psicofisico come il Qigong, il Tai Ji e l'Yi Quan.

Queste pratiche, orientate verso lo sviluppo bioenergetico del praticante attraverso la respirazione ed una particolare gestualità guidata dalle visualizzazioni, consentono una vera e propria rigenerazione del corpo e della mente.

L'nteresse e la curiosità mi hanno portato, negli anni, a diplomarmi come insegnante e formatore in queste discipline sotto il CSEN del CONI e, in seguito, a laurearmi in Scienze della Formazione primaria con la discussione di una tesi in "arti marziali ed educazione gestuale".

Negli anni in cui ho praticato, la figura dell'insegnante era espressamente volta alla didattica, ovvero al metodo con cui certe conoscenze dovessero essere trasmesse, rimanendo fedeli alla tradizione della disciplina stessa.

Con gli anni mi sono accorto che le cose sono cambiate, nel senso che le discipline sopracitate, ma soprattutto i formatori, hanno iniziato a confrontarsi con altre discipline, adottando metodi e stili comunicativi diversi, utilizzando metodi derivanti dal counseling psicologico, dalle tecniche della gestalt, dalla psicoterapia umanistica e dalla bioenergetica di Lowen.

I confronti con le realtà diverse e la ricerca volta ai cambiamenti, sono sempre fondamentali per chiunque si occupi di crescita personale, tuttavia, bisogna far attenzione a non confondere i due piani professionali.

Un conto è l'insegnante, o formatore, il cui compito è quello di trasmettere conoscenze circa la propria disciplina, sia essa yoga, Tai Ji o Qi gong; un conto è lo psicologo/terapeuta che, individualmente o in gruppo, si occupa di comprendere i vissuti soggettivi delle persone durante detrminate pratiche psicocorporee, aiutandole a verbalizzarle e a chiarificarne il senso. Spetta a quest'ultimo comprendere attraverso specifiche domande ciò che accade al praticante aiutandolo a focalizzare l'attenzione sul proprio respiro, sulle tensioni avvertite e sulla realtà emozionale nella quale si trova immerso.

Il docente si deve preoccupare di far apprendere i fondamenti della propria disciplina affinchè ognuno possa sperimentarne i benefici ma non può mai intervenire attraverso la relazione al fine di mettere in luce i processi psichici coinvolti o intervenire per modificare in qualche modo i diversi comportamenti.

Molti docenti infatti, incrociando le proprie conoscenze con quelle mutuate dal counseling olistico o da discipline "del benessere", intendono interessarsi della vita psichica del soggetto, nel senso di indagare attraverso specifiche domande i vissuti dei praticanti, in modo da aiutarli a rielaborare quanto espresso e consentire così una maggiore chiarezza in loro stessi.

Ciò per il docente di Yoga o altre discipline non è mai possibile, infatti, come recita un'importante sentenza della cassazione: "non è necessario che il soggetto non qualificato si avvalga delle metodologie proprie della professione psicoterapeutica, ma è sufficiente che la sua azione incida sulla sfera psichica del paziente con lo scopo di indurne una modificazione che potrebbe risultare dannosa".

Ne deriva che un insegnante di qualsiasi disciplina non può difendersi dicendo che non faceva diagnosi (la Cassazione ha sottolineato anche che intrattenere approfonditi colloqui su aspetti intimi della vita delle persone, per accogliere problematiche psicologiche o indagando sulle origine di disturbi da loro lamentati è già di per sè attività di diagnosi psicologica).

Non è possibilenemmeno sostenere di non commettere abuso poiché non vengono utilizzate "tecniche psicologiche", se il fine dell'attività prestata è quello di modificare o incidere nella sfera psichica del soggetto.

Insomma, anche con la scusa di utilizzare metodi o tecniche che non rientrano nel bagaglio della psicologia moderna, non è possibile esercitare un intervento atto a svelare la condizione emotiva o le difficoltà personali del soggetto, in quanto l'intervento sui vissuti psichici dell'individuo, spettano per legge allo psicologo.

Questo credo sia di fondamentale importanza per tutelare le persone che, avvicinandosi alle pratiche psicocorporee, possano in qualche maniera pensare di poter risolvere determinate problematiche in modo alternativo con una figura professionale alternativa. Insegnanti e psicologi sono due figure completamente diverse, nel senso che i loro ambiti di intervento non sono mai sovrapponibili. Le pratiche psicocorporee di qualsiasinatura sono importanti per incrementare il benessere personale ma, se il docente non è abilitato anche come psicologo, non può intervenire per mettere in luce i vissuti emotivi e i meccanismi psichici del praticante, per nessuna ragione.

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Scritto da

Dott. Andrea Guerrini

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