Piatto ricco non mi ci ficco

Durante questo periodo di isolamento accrescono le difficoltà nel rapporto con il cibo soprattutto per le persone che vivono un disturbo del comportamento alimentare

31 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Piatto ricco non mi ci ficco

Sono passate ormai tre settimane da quando sono uscita l'ultima volta di casa e solo ora mi sono soffermata nel riflettere sulla propaganda del cibo che sta spopolando nel web in questo periodo.

Mille post di ricette di tutti i tipi, fotografie di piatti davvero invitanti (solo a guardarli ti viene l'acquolina in bocca), post di come saremo "grassi" dopo la quarantena, fisici mozzafiato nonostante la quarantena e propaganda di cibo spazzatura. Insomma un vero e proprio bombardamento da cui è difficile restare indifferenti.

Gironzolando su Facebook ho letto una riflessione di una donna con disturbi del comportamento alimentare, che scriveva della sua enorme difficoltà nel non riuscirsi a controllare nell'assunzione di cibo soprattutto in questo periodo.

Scriveva del suo malessere nel vedere mille piatti di cibi squisiti e post di Fedez e la Ferragni che postavano foto, di come sarebbe stato il loro fisico dopo l'isolamento"
Per alcune persone questi post non hanno alcuna risonanza sulla propria persona, ma non per tutti è così. La difficoltà di controllo e il rapporto con il cibo per le persone con DCA è molto intenso soprattutto in questo periodo di isolamento e di continuo contatto con internet e con i social. A questo bombardamento si aggiunge anche la frustrazione del dover continuamente mentire alla propria famiglia o al proprio compagno/a, del faticare nel contenere questo enorme disagio h 24 nelle mura di casa, stando a stretto contatto con mille specchi che fanno terribilmente paura.
Come diceva il buon San Tommaso:" se non vedo non credo"... purtroppo è proprio cosi.

Fatichiamo a comprenderne il loro disagio forse perché le persone con un disturbo del comportamento alimentare lo nascondono molto bene, indossano costantemente una maschera, che gli permette di non svelarsi realmente per paura di essere giudicati e di non essere accolti per quello che sono.

Un'enorme dolore difficile da verbalizzare se non con il corpo, che diviene un potente mezzo comunicativo del conflitto interno che queste persone vivono. Spesso ci troviamo di fronte ad una "Maschera di Silenzio" o a risposte superficiali che nascondono una grave psicopatologia. Le cause possono essere molteplici: amori finiti male, perdite, separazioni, cambiamenti di ambienti come scuola o lavoro, continui confronti con i social, forti derisioni e malfunzionamento nel sistema familiare o nel gruppo dei pari.

È importante non essere giudicanti ma accoglienti, ascoltarle anche nel silenzio e poter essere d'aiuto laddove vediamo che da sole queste persone non possono farcela. Chiedere aiuto in questi casi comporta un grande sacrificio per la persona e per la famiglia nel caso di minori, ma rappresenta anche un grande passo che la persona compie verso il cambiamento e verso il ricongiungimento con se stessa.

 

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Scritto da

Dott.ssa Ortensia Posa

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