Personalità: cosa dice di te Facebook?

Ogni giorno, molti di noi utilizzano Facebook. Cosa dicono della nostra personalità i nostri aggiornamenti di stato?

17 GIU 2016 · Tempo di lettura: min.
Personalità: cosa dice di te Facebook?

I nostri "mi piace" su Facebook riflettono la nostra personalità molto più di quanto si pensi. I social network ci conoscono meglio dei nostri amici? Questo è uno dei dubbi che emerge da uno studio realizzato dai ricercatori dell'Università di Cambridge.

Lo studio

La nostra vita sui social network è ricca di informazioni di ogni genere e alcuni ricercatori hanno deciso di realizzare una ricerca su un social network in particolare: Facebook. Il gigante di Internet ha 1,09 miliardi di utenti attivi ogni giorno in tutto il mondo (dati dell'ultimo trimestre 2016). Tutti questi utenti con diverse personalità utilizzano Facebook in maniera diversa. Perché alcuni tendono a parlare di politica, altri dei propri partner mentre altri scelgono di pubblicare aneddoti divertenti sulla propria vita? Fin dall'inizio, su Facebook, gli aggiornamenti di stato sono una delle caratteristiche preferite degli utenti.

Il primo obiettivo dei ricercatori dell'Università Brunel (Londra) è stato quello di condurre uno studio sulle ragioni dell'utilizzo di Facebook e sulla frequenza degli aggiornamenti di stato in relazione con la personalità. Il secondo obiettivo, invece, si focalizzava sulla frequenza dei "mi piace" e dei commenti ricevuti.

L'analisi è stata svolta partendo da 4 categorie di motivazioni dell'utilizzo di Facebook: la conferma, la comunicazione, l'auto-espressione e l'informazione. Per quanto riguarda la personalità, è stata valutata attraverso 5 fattori principali: l'apertura mentale (curiosità e immaginazione), la coscienza (rispetto e autodisciplina), l'estroversione (la tendenza a cercare la compagnia degli altri), l'affabilità (essere piacevole e compassionevole) e l'impulsività (collerico, instabilità emozionale).

I risultati dello studio

I risultati hanno evidenziato che:

  • gli estroversi tendono ad aggiornare il proprio Facebook parlando della loro vita quotidiana e delle loro attività sociali. Questo social network gli permette di comunicare e rimanere in contatto con gli altri;
  • le persone con bassa autostima sono più propense a parlare del loro partner e ricevono meno "mi piace" e commenti perché i loro stati sono più negativi o affrontano questioni impopolari su Facebook;
  • le persone con maggiore autostima sono generalmente coscienziose, organizzate, responsabili e grandi lavoratrici. Non usano Facebook spesso e, quando lo fanno, lo usano per condividere momenti in famiglia;
  • i narcisisti tendono a ricercare attenzioni e conferme su Facebook, quindi scrivono aggiornamenti di stato riguardanti i loro obiettivi, gli sport praticati, o la loro dieta. Ricevono diversi "mi piace" e commenti ai loro aggiornamenti che gli permettono di mettere in evidenza i loro traguardi. Sport e cibo sono argomenti che possono guadagnare l'approvazione degli altri e che aiutano nella ricerca di amici che potrebbero ammirarci su Facebook;
  • infine, le persone più aperte sono più propense a parlare di attualità e di questioni intellettuali, a condividere informazioni o a esprimere le proprie opinioni politiche. In genere utilizzano Facebook per condividere le informazioni, piuttosto che per socializzare.

Il metodo utilizzato

Tara C. Marshall e i suoi colleghi hanno condotto uno studio su 555 utenti americani di Facebook con un'età media di 30 anni. Hanno eseguito sia test di personalità, autostima e narcisismo, che questionari riguardanti le ragioni dell'utilizzo di Facebook e la frequenza degli aggiornamenti di stato su 20 argomenti diversi.

Lo studio dimostra che le ragioni dell'utilizzo di Facebook e dei contenuti degli articoli sono influenzati dalla nostra personalità. Inoltre, «in futuro, i computer saranno in grado di determinare le nostre caratteristiche psicologiche e di reagire», afferma una ricercatrice del centro di psicometria di Cambridge, Wu Youyou.

E voi, in quale personalità vi identificate?

Fonte: studio di Tara C. Marshall

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