Perché si tradisce? Le cause più comuni di crisi di coppia profonde

Il tradimento coniugale è una realtà che sembrerebbe essere in espansione e che tocca coppie di tutte le età. Ma cosa porta un individuo a tradire?

22 set 2015 Psicologia della coppia - Tempo di lettura: min.

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Che si tratti di una scappattella occasionale o di una vera e propria relazione extraconiugale, il tradimento avviene perché nella coppia c'è una crisi profonda. Ma quali sono le cause più comuni di questo comportamento?

Il cambiamento dei bisogni

Se ripenso ai primi mesi delle relazioni che ho ricordo forti emozioni, divertimento, curiosità, se penso al primo anno ricordo comunque gioia, emozioni meno intense ma più affetto, se ripenso al terzo anno, al quinto etc.. allora mi accorgo che le cose sono diverse...immagino che moltissimi di voi possano essere d'accordo con me. E' esperienza comune infatti vivere il cambiamento all'interno di una relazione importante.

Il fatto noto è che le emozioni che ci fanno innamorare di una persona possono cambiare nel tempo. Come mai? Semplicemente perché il tempo porta con sé nuove cose, la crescita, emergono problemi e con essi scopriamo la nostra e altrui capacità di farvi fronte. Quasi tutte le coppie che ho seguito iniziano la loro crisi con l'emergere di una difficoltà personale che però non viene espressa oppure viene espressa ma non compresa o svalutata dal partner.

Ciò che qui può esserci utile è sapere che in ognuno di noi esistono dei bisogni affettivi. Per esempio il bisogno di vicinanza, di sentirsi al sicuro, di sapere che l'altro ci sarà sempre, di sentirci amati e riconosciuti. Questi sono naturali e radicati. Quando scegliamo di stare con una persona è perché sentiamo/crediamo che questa soddisfa o soddisferà questi nostri bisogni. Nella realtà però un partner può soddisfare un bisogno solo per un certo tempo oppure potrebbe non farlo mai.

Quando una coppia entra in crisi è molto probabile che almeno uno dei due partner percepisca la frustrazione derivante dalla non soddisfazione di uno o più dei bisogni sopra detti. Ne conseguono emozioni d'insoddisfazione, tristezza o ansia. In alcuni casi tale frustrazione è poco tollerata e porta l'individuo a cercare un altra fonte che possa risollevarlo. A tal fine elabora delle strategie per ottenerlo. Il tradimento rappresenta una di queste strategie. Chi tradisce appaga un suo bisogno personale.

  1. Bisogno di essere riconosciuti come amabili. "tradisco perché il mio partner mi trascura e io ho bisogno di sentirmi amato". Descrive la presenza di solitudine
  2. Bisogni di cure: "tradisco perché il mio partner non mi ama più e io non voglio restare solo/a". Descrive idea di sé di vulnerabilità, bisognoso
  3. Bisogno di sentirsi desiderabili e di valore: "tradisco perché cosi mi sento forte, desiderato". Descrive bassa autostima, percezione di non valore personale
  4. Bisogno di vincere, dimostrarsi superiore: "tradisco perché mi piace". Aspetti narcisistici di superiorità
  5. Bisogno di non subire un abbandono: tradisco perché tanto prima o poi lo farà l'altro: descrive un tema di sfiducia nell'altro e bassa autostima.

Tradimento per noia

Spesso chi tradisce ha bisogno di forti emozioni. È possibile trovare persone che tradiscono per sentirsi vivi o in generale per sfuggire alla noia, alla routine quotidiana. Sono persone che ricercano forti emozioni, che sono inclini al rischio, che amano il pericolo. È possibile che tale ricerca di emozioni sia anche una risposta all'idea distruttiva che la nostra società esalta, alla proclamazione di valori superficiali e di apparenza: si chiede di essere forti, sempre felici e di allontanare ogni stato di tristezza o vulnerabilità.

Le conseguenze però sono di poca consapevolezza e negazione di emozioni molto umane e assolutamente normali. Individui che sposano questa cultura difficilmente tollerano l'abbassamento del tono d'umore o di sé e nella relazione. A volte possono interpretare erroneamente "il normale modificarsi delle emozioni" come sintomo della mancanza o del calo dell'amore.

Nuovo amore

Non possiamo non considerare anche chi tradisce perché si innamora inaspettatamente di qualcun altro. Questi tradimenti appartengono al caso, al normale movimento umano.

Certo la correttezza etica ci inviterebbe a "dire" prima di tradire. E allora perché non viene fatto? Perché la crisi non viene affrontata prima del tradimento?

Molte persone temono il conflitto, sono infastidite dalle emozioni che questo comporta, spesso si sentono fragili o incapaci di discutere; impotenti difronte ad un problema...quindi preferiscono evitare questi disagi mantenendo il silenzio.

Alcuni individui non sopportano l'idea di far soffrire gli altri. Provano spesso sensi di colpa e fastidio. Però riconoscono anche il loro bisogno (soddisfatto nel tradimento) ed entrano spesso in conflitto. Il paradosso è che comunque creano sofferenza ma questa sofferenza è per loro immaginata, è ipotetica, futura e quindi evitabile. Invece di discutere di una situazione da cui non riescono a usicre preferiscono cercare altrove l'ebrezza dell'innamoramento che si era provato all'inizio.

In più non per tutti è facile ammettere di avere dei problemi e molti preferiscono preservare un immagine esterna di persona alla quale " va tutto bene" piuttosto che occuparsi di una reale serenità interiore. Sono persone che temono il giudizio degli altri e provano spesso vergogna e paure.

Il male minore

A molti il tradimento appare come il male minore. Un individuo che sta per tradire potrebbe dirsi: " mi sento frustrato....voglio uscire da questa situazione...ho la soluzione d'avanti a me....Se tradisco rischio che mi scoprano e quindi di fare brutta figura, poi rischio di creare conflitto e far soffrire ma è un rischio..potrebbe non accadere....se non lo faccio invece rimango con la mia frustrazione e per me questo è insopportabile, quindi scelgo di tradire."

Un altro esempio: " se non tradisco mi tocca entrare in conflitto con il/la mio/a partner, questo è complicato per me, non so come fare, sarebbe troppo difficile....se tradisco almeno troverò la forza per farlo, oppure troverò sollievo alla mia frustrazione".

Si sceglie quindi il male minore percepito in quel momento.

Perché non si lasciano?

Capita spesso che ci si faccia questa domanda vedendo una coppia in crisi, nel caso di coniugi con figli sono loro stessi a porla. Ancora una volta si tratta di scegliere quale bisogno si vuole soddisfare. Chi tradisce in qualche modo, non ammette che stare nella relazione coniugale "conviene". Il bisogno che il coniuge soddisfa è piu importante di quello che si soddisfa con l'amante. In più:

  • Il partner fisso potrebbe essere vissuto come una presenza fissa che non abbandona, un punto solido di orientamento.
  • Il partner è vissuto come un sostegno nelle difficoltà, come un fratello/ sorella o un padre/madre.
  • Molte coppie temono che lasciandosi si infligga ai figli un dolore intenso o insuperabile che li danneggi per sempre. Oppure desiderano salvare "le apparenze" per preservare un buon giudizio sociale preservando intatta la famiglia.
  • Si dipende dal coniuge economicamente, e soddisfare i bisogni economici diviene più importante che soddisfare quelli affettivi.
  • Si dipende dal partner affettivamente. Personalità fragili forse un po' dipendenti preferiscono essere sicure che ci sia qualcuno disposto a fare delle cose al posto loro e che le aiuti nel bisogno.

Esiste un segreto per non tradire?

Prevenzione, consapevolezza e motivazione al cambiamento evolutivo. Tutti noi litighiamo con i nostri rispettivi partner, proviamo rabbia, tristezza ed entriamo in conflitto. Una coppia che funziona non è un una coppia che non litiga ma una coppia che sa come litigare. Il silenzio infatti, come abbiamo visto prima, non significa pace; sotto possono esserci problemi non espressi.

Saper litigare significa confrontarsi, conoscersi, rispettarsi e poi aiutarsi a vicenda per stare meglio. Stare assieme è una scelta, bisogna volerlo. Nel caso in cui un rapporto sia destinato a finire la separazione è comunque un'evoluzione e se fatta senza tradimento è meno dolorosa.

Dott.ssa Ernesta Zanotti, psicologa e psicoterapeuta

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