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Perché i bambini raccontano le bugie?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Le bugie nei bambini sono un tentativo di comunicare messaggi profondi.

25 MAR 2014 · Tempo di lettura: min.
Perché i bambini raccontano le bugie?
L'intento è quello di trasmettere un messaggio atto a porgere un aiuto interpretativo a momenti significativi dell’interazione familiare.Tuttavia coloro che avvertono un interesse più profondo, sia teorico che pratico, nei confronti degli argomenti trattati sono invitati a leggere i nostri articoli o a partecipare ai nostri corsi oppure, nel caso, a chiedere colloqui personalizzati o consulenze.

Iniziamo oggi a descrivere i sentimenti espressi, le problematiche, la storia e i conflitti relativi all'argomento "la bugia", focalizzandoci su questo momento particolarmente significativo della vita interiore nell'interazione con l'altro. La bugia è un momento molto particolare, sempre problematico, anche quando sembra avere l'apparenza semplicistica di una menzogna strategica, persino quando si tratta della cosiddetta "scusa", atta a giustificare un comportamento ritenuto inadeguato.Parleremo soprattutto della bugia infantile, tenendo comunque presente come possa presentarsi in modo differente nel bambino piccolo o più grande, così come negli adolescenti e nell’adulto.

Ne parleremo soprattutto guardandolo dal versante relazionale, ma continueremo poi indicando le differenze circostanziali, i tipi di bugie e differenziandone il significato funzionale e strutturale nei vari tipi di personalità e nelle situazione in cui la bugia si instaura e fa invece parte di un quadro più esplicitamente patologico.

In questa prima parte inizieremo a descrivere i sentimenti che manifestano i genitori nell'accoglimento o rifiuto della bugia dei loro bambini.

Una reazione che a volte si riscontra da parte dei genitori è quella di considerare la bugia come un momento di ingenua furbizia oppure un momento simile al gioco, al sogno o allo scherzo, essendo che nel bambino la differenziazione tra fantasia e realtà appare sempre molto labile.In alcuni bambini le bugie sembrano più frequenti, ma è anche possibile che, in questi casi, siano meno occultate e strategiche, più spontanee e forse più oneste. Nei bambini, sicuramente, le bugie sono più fantasiose e meno costruite su basi razionali e possono assumere l’aspetto di elaborati e affascinanti racconti, di cui non sfugge la mancanza di contatto con la realtà.

Proprio per questo fondamento fantasioso, noi raccomandiamo al genitore di non svalorizzare il messaggio nascosto dentro la bottiglia della bugia; di non minimizzare un certo quantitativo di sofferenza, di non travisarne il significato riducendolo ad unamossa utilitaristica,di non svalutare insomma questo affaccio ad un mondo immaginario scambiandola per una finzione ludica quasi scontata.

Alcuni bambini appaiono sin dall’infanzia particolarmente ribelli e oppositivi nei confronti della famiglia: l’accettazione della loro personalità, peraltro spesso dotata di spunti brillanti, può essere particolarmente difficile per la famiglia e può indurre il bambino a costruirsi una vita alternativa, il cui teatro può essere la bugia. Ma anche alcuni bambini apparentemente “claustrofilici”, che sembrano vivere chiusi nel loro nido, in realtà possono nascondere germi trasgressivi inespressi ed essere pertanto portati a mentire.L’educazione, scolastica e familiare, dovrebbe condurre naturalmente il bambino verso la sua verità interiore, ossia verso la sua realizzazione. Laddove quest’opera sia carente e il bambino abbia l’impressione di non essere accettato davvero, anche nelle sue zone d’ombra o non perfettamente aderenti agli ideali del suo ambiente, facilmente si sviluppa una personalità non autentica: in questi casi non osserveremo la “bugia” nel senso classico del termine; il bambino stesso sarà una bugia nel suo modo di offrirsi agli altri e di percepirsi: assisteremo, cioè, alla strutturazione di un falso sé.

Bambini e genitori possono o no assomigliarsi e non è detto che tale differenza venga accettata.

Per fare un esempio estremo possiamo riportare l’esperienza di una madre che enfatizza particolarmente la sua femminilità e che è totalmente identificata con una dimensione femminile, sia nel linguaggio, che nel pensiero, che nelle scelte esteriori di vita (abiti rosa, amore per la cucina, etc); questa madre può avere una particolare difficoltà, specie se in assenza di una figura paterna in famiglia, ad educare un maschio e a trasmettergli un’immagine virile, così che anche il bambino si presenta con alcuni tratti più femminei.

Un altro caso di osservazione frequente è quello del bambino idealizzato dall’ambiente familiare, che vive spesso con la paura di deludere le aspettative e con l’imperativo di non poter sbagliare, motivi questi che lo possono portare a mentire.

Queste situazioni possono essere particolarmente angoscianti per il bambino che, se non riesce a ribellarsi rispetto all’idealizzazione dei genitori, sente di dover mascherare i propri errori, i propri limiti ed insufficienze. La menzogna, in questi casi, nasconde un profondo dolore, che ha come base la mancanza di fiducia e la solitudine che deriva dall’impossibilità di chiedere aiuto e conforto.

Possiamo dunque osservare come la bugia celi, alla fine, un certo cinismo ribelle. Dietro alla bugia vi è la convinzione, fortemente disincantata, che non sia davvero importante la verità delle cose, ma solo ciò che le persone credono e desiderano che sia.

Emerge dunque un rapporto con la realtà completamente svuotato di valore, ai limiti di una posizione depressiva. Chi vive “seriamente”, con rispetto della verità, viene guardato con superiorità e scherno da un bambino (e poi un adulto) che si rivela completamente sfiduciato nei confronti della realtà e della possibilità di rapporti interpersonali autentici, che finiscono così per essere vuoti o fantasmatici.

La bugia, quindi, ha un cuore di rabbia e protesta dai molteplici significati: esso può essere uno strumento onnipotente di manipolazione e di potere sugli altri, che vengono coinvolti in qualcosa che non esiste; può, come abbiamo visto, essere un modo per eludere la delusione degli altri nei nostri confronti e la paura dell’abbandono; alcuni bambini mentono perché sono delusi dai loro genitori e dalla loro realtà familiare: i figli di genitori separati o che vivono realtà familiari non edificanti dal punto di vista affettivo spesso raccontano a mamma e papà, nelle loro bugie (o veri e propri racconti fantastici mascherati da verità), come secondo loro dovrebbero essere.

È sempre necessario verificare quanto il bambino sia conscio della sua bugia e quanto invece, mano a mano che essa si fa più articolata, rischi di coinvolgerlo e risucchiarlo in una pericolosa confusione tra realtà e finzione.

Questi sono solo alcuni spunti di infinite sfumature dell’evento bugia.Ciò che emerge e l’adulto deve sempre tenere a mente è di non svalutare la bugia in base all’importanza dei contenuti: non importa se la bugia è banale o grave, quanto più la necessità di contraffare la realtà.

Bisogna sempre valutare se tale contraffazione è un conflitto di non accettazione verso se stessi o sia soprattutto una reazione nei confronti dei genitori .Certamente esistono e noi vediamo molti genitori attenti e desiderosi di aiutare i figli.

Esaminiamo quindi i sentimenti che la scoperta della bugia suscita nei genitori.

Il genitore vive certamente un primo momento di dolore personale quando scopre la bugia: si sente escluso, tradito, comprende razionalmente o intuitivamente che si è creato un vuoto di fiducia nella relazione, che lo ha chiuso fuori dalla porta dell’interiorità del suo bambinoQuesto “fallimento”, se pur parcellare, pone delle domande al genitore.

Dove c’è una bugia, che abbiamo visto poter essere anche un “falso sé” e coinvolgere quindi tutta lo sviluppo personologico del bambino, significa che c’è stato un vuoto nella comunicazione interpersonale. Educare un figlio non è mai facile, specie nel momento in cui ci si trova a dovergli trasmettere il senso del Bene e del Male. Il genitore può incorrere nell’errore impartire al bambino insegnamenti che si basano su una morale “esterna” alla sua vita interiore. Il bambino ha la percezione di doversi adattare a una dicotomia tra Bene e Male, rispetto alla quale i suoi drammi interni non trovano spazio e si trovano ben presto repressi da un super-Io punitivo e eccessivamente rigido. Al bambino si richiede un comportamento che rispecchi determinati ideali, così come uno sviluppo che segua tappe prefissate secondo principi pragmatici di realizzazione personale.

Il rapporto, quindi, finisce per essere tra bambino e morale dei genitori (a sua volta spesso il risultato del passato familiare degli stessi), più che un autentico rapporto interpersonale incentrato sui reali bisogni del figlio.

I genitori si trovano molto spesso ad avere a che fare con figli che, in modo diretto o indiretto, mettono in atto una protesta rispetto a questa modalità comunicativa: una vendetta molto tipica, da questo punto di vista, può essere il rifiuto dello studio o una cattiva condotta a scuola, luogo su cui i genitori proiettano molte delle loro aspettative e ambizioni per i figli.

Il bambino, dunque, entra in un circolo vizioso, per cui la sua vendetta assume caratteri autolesionistici ma diviene irrinunciabile in quanto forma di dominio sul genitore.

Si tratta di una battaglia tra genitori e figli che viene spesso vinta dal genitore dal punto di vista pratico, ma non sempre da un punto di vista interiore.Il dominio sull’altro può infatti diventare il tessuto del rapporto genitori-figli: dominare significa possedere l’altro e, al tempo stesso, non essere dominato (cioè non accettare un ruolo di subordinazione): se da una parte il dominio sul genitore procurerà soddisfazione al bambino, dall’altra genererà in lui sensi di colpa di difficile gestione per aver disitrutto e sopraffatto non tanto il genitore esteriore, quanto più l’immagine interna del genitore.

Il bambino dovrà sempre scontrarsi con il dolore per la perdita del genitore interno sconfitto e svalorizzato.

Un rapporto incentrato sul dominio è pur sempre un rapporto incentrato su una dipendenza simbiotica, in quanto ogni vittima ha bisogno del suo carnefice e viceversa.Un bambino molto dominante avrà sempre una parte fortemente dipendente e, sebbene possa apparire maturo mentalmente e fisicamente, mostrerà sempre, in determinate circostanze, comportamenti estremamente infantili.

Proprio la simbiosi può essere un tessuto che nutre l’abitudine a mentire: rispetto all’impossibilità di distacco dall’altro, la bugia può infatti rappresentare un collante in grado di colmare e annullare le distanze indotte dall’opposizione e dal desiderio, pur sempre presente, di autonomia. In questo caso, pertanto, raccontare una bugia significa negare un atto di indipendenza, che può includere la possibilità di deludere le aspettative dell’altro, le sue norme morali e il senso delle esperienze condivise.

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