Perchè i bambini non dormono?

I bambini che soffrono di insonnia, che faticano ad addormentarsi, che non dormono da soli, che si svegliano spesso di notte: rilfessioni e indicazioni in merito.

26 FEB 2016 · Tempo di lettura: min.
Perchè i bambini non dormono?

Il sonno è un argomento particolarmente interessante e discusso tra i genitori che amano confrontarsi tra essi, con aria molto spesso rassegnata e stanca, raccontando e condividendo le fatiche fisiche e psichiche di cui l'intera famiglia soffre, se il bambino ha problemi legati al sonno.

Si stima che in Italia due bambini su tre hanno problemi legati al sonno.

Il sonno è una funzione vitale dell'essere umano: se non si dorme, si muore.

La qualità della nostre giornate dipende innanzitutto dalla qualità del riposo notturno: questo vale per gli adulti, ma anche per i bambini.

A seconda dell'età del bambino, il fabbisogno di sonno è diverso:

  • il neonato dorme circa 18-20 ore al giorno
  • verso i 12 mesi dorme 15-16 ore al giorno con un riposo notturno di circa 12 ore e due pisolini, uno al mattino e uno al pomeriggio di un paio di ore
  • dai 2 ai 4 anni è consigliabile che il bambino dorma 12-14 ore con un riposo pomeridiano
  • dai 5 ai 10 anni i bambini dovrebbero dormire circa 12 ore per notte
  • dai 10 anni sono consigliate 10 ore per notte

Questi sono dati indicativi di un fabbisogno stimato da studi pediatrici e medici: numeri che però sono utili anche alla nostra riflessione in quanto la percezione dei genitori è, nella maggior parte dei casi, una sottostima del bisogno di sonno dei propri bambini.

Perché i bambini non dormono?

A seconda dell'età del bambino si è più o meno disponibili da genitore ad accettare interruzioni notturne, più o meno frequenti; un mamma con un neonato in braccio mette in conto di doversi occupare del bimbo anche di notte, di continui risvegli notturni almeno nei primi tre mesi di vita, ove il bimbo regola il sonno-veglia in base ai propri bisogni fisiologici. Che sia allattato al seno o al biberon il bambino si sveglia numerose volte di notte: i genitori, per quanto faticoso che sia, accettano di buon grado tale situazione, o alcune volte, cercano di sopravviverne.

A partire dai tre mesi, i tempi tra una poppata e un'altra si allungano: fino ad arrivare ai 6 mesi, il momento dello svezzamento, in cui ci si aspetta che il bambino riesca a dormire tutta la notte.

Si sottolinea che i tempi legati allo sviluppo del bambino sono assolutamente soggettivi e differiscono da bambino a bambino, da famiglia a famiglia: molto spesso i genitori si confrontano su questi temi e ne escono avviliti.

"I bambini degli altri dormono sempre di più del proprio bimbo e non hanno questo problema..."

Molti genitori lamentano stanchezza e spossatezza, disorientamento e rabbia relativi ai problemi legati al sonno di cui soffrono molti bambini.

Le ragioni per cui un bambino non dorme e non soddisfa le aspettative dei genitori relativi al sonno sono:

  • spesso i bambini sono troppo stanchi: saltare il pisolino del pomeriggio non rappresenta una buona strategia né per i bambini molto piccoli né nei bambini in età da scuola di infanzia. Molti genitori sono convinti che se molto stanco, il bimbo si addormenterà più facilmente. In realtà questo non accade. Anzi: i bambini molto stanchi sono molto più irritabili e irritanti; più spazientiti e impazienti. Essere stanchi significa per esempio non riuscire a cenare con serenità e tranquillità, prolungando ulteriormente il momento della cena, esasperando i toni e i modi dei genitori che, stremati, alla fine non riescono più a gestire il bambino con amorevolezza e disponibilità.
  • non sanno addormentarsi da soli: molti bambini hanno bisogno della presenza dell'adulto vicino, di una mano, di una carezza, del latte, di un dondolio senza il quale risulta impossibile riuscire ad addormentarsi. Una buona educazione al sonno prevede che il bambino dopo un rituale (una storia, una canzoncina) riesca da solo ad addormentarsi. Questo gli consentirà di dormire percependosi solo e nel caso si risvegli, di riaddormentarsi senza spaventarsi; in caso contrario ricercherà l'adulto vicino, la mano, la carezza, il biberon o il dondolio, e se non li troverà accanto a sé, si spaventerà molto.
  • i bambini non hanno un rituale ma un oggetto transizionale con cui addormentarsi: il momento dell'addormentamento è un momento speciale, in cui Il bambino ha bisogno di essere rassicurato dal distacco che vive dai genitori e dalla giornata e accompagnato verso il sonno con qualche rituale uguale a se stesso che possa rasserenarlo e calmarlo. Evitate giochi troppo vivaci e esposizioni a TV, Tablet che eccitano invece di calmare. La lettura di un libro, sempre la stessa a volte, rassicura e calma; un gioco tranquillo, una canzoncina, un puzzle possono essere dei validi modi per accompagnare il bimbo verso il sonno.

Qualora i problemi legati al sonno persistono, rivolgetevi a un pediatra, per verificare la possibilità di problemi organici, tra cui frequenti sono il reflusso gastroesofageo, l'ipertrofia delle adenoidi, le apnee notturne, le coliche e le intolleranze alimentari.

Che fare?

Una buona educazione al sonno è il primo passo.

Innanzitutto, armarsi di pazienza, amore e di disponibile: incoraggiate e sostenete ogni successo... così come ogni insuccesso.

Arredare la camera del bambino, rendendola confortevole e accogliente; i bambini hanno bisogno di un loro spazio, chiaro e preciso, circoscritto e definito. Differente da quello dei genitori. Se non si dispone di una camera per il bambino, creare un angolo "tutto suo" con il suo lettino e i suoi giochi.

Molti bambini sono cresciuti in ambienti strutturalmente piccoli (in tempo di guerra pochi bambini disponevano di una camera propria), ma se ciascuno aveva uno spazio, un angolo tutto suo, i confini erano chiari e risultavano funzionali alla crescita di tutti.

A partire dagli 8 mesi il bambino può manifestare la paura del buio: dotare la cameretta di una piccola luce notturna e magari organizzarsi di notte, in caso di risvegli notturni continui, con diverse lucine che possano consentire all'adulto di muoversi e correre in camera del bambino, senza accendere la luce. La luce sveglia e eccita.

Non accogliere il bambino nel letto matrimoniale fin dalla nascita: il lettone può accogliere il momento delle coccole serali o mattutine, del gioco, dell'allattamento: non il momento del sonno notturno.

Crea confusione: non ci sono più confini e differenze tra adulti e bambini in questo modo. I bambini che si abituano a dormire nel letto di mamma e papà vorranno poi sempre dormire nel lettone, perché i bambini sono abitudinari e amano la prevedibilità.

Creare un rituale che possa gradire il bambino e allietare il momento dell'andare a nanna. La lettura di un libro, una canzoncina; o addirittura un disegno da appendere sopra il lettino che possa fare compagnia nella notte allo stesso bimbo che svegliandosi lo riveda e da esso si senta rassicurato.

Proporre al bambino un oggetto transizionale: un ciuccio, un peluche con cui addormentarsi, da coccolare nel letto.

Molti pediatri già alla nascita propongono il ciuccio: se non si condivide tale opinione, si può optare per un fantasmino, un piccolo peluche.

In caso di risvegli notturni, recarsi sempre dal bambino, assicurarsi che stia bene (che non abbia sete per es) e che non abbia perso il ciuccio, o il pupazzo, rassicurarlo che "va tutto ok", rincalzare le coperte e uscire.

Di fronte a pianti e strilli mantenere la calma, ripetere tutte le gesta di rassicurazione e di tranquillizzazione e procedere così; mantenere la giusta lucidità. I bambini sanno essere molto insistenti e provocatori; se hanno un obiettivo mettono in campo tutte le strategie che conoscono e che sanno che funzionano, per ottenere il risultato.

Procedere per tentativi ed errori: non scoraggiarsi, ma armarsi di forza e coraggio.

Essere disposti a cambiare strategie adottando rituali e accorgimenti diversi a seconda del momento, della giornata e del periodo evolutivo che il bambino sta attraversando: quello che fino a ieri funzionava oggi può non funzionare più.

Applicare lo slogan "Dare tempo al tempo": ciascun bambino ha un proprio ritmo, non bisogna avere fretta o misurare/confrontare le tappe evolutive facendo dei paragoni con amichetti e fratelli.

Di fronte a cambiamenti strutturali o funzionali in seno alla famiglia di elezione o di origine, il bambino può manifestare del disagio psichico attraverso insonnia, fatica ad addormentarsi, risvegli notturni.

Eventi quali un trasloco, una separazione, una malattia, la morte di un caro, problemi di lavoro, nascita di un fratellino possono causare diversi disagi psicologici nei bambini se non trattati e affrontati in modo adeguato dai genitori.

In questo caso è consigliabile rivolgersi a un psicoterapeuta.

Tutti i bambini anche quelli che hanno manifestato un certo disagio relativo al sonno, possono ri-imparare a dormire bene, da soli e tutta la notte.

Tra professionisti si tende oggi a parlare di educazione al sonno: siate fiduciosi, tutti ce la fanno...

Scritto da

Dott.ssa Cristina Fumi

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1 Commenti
  • Valentina

    Salve dottoressa io sono seriamente preoccupata per mio figlio, ha 8 anni ma arrivata la sera e notte non riesce a dormire serenamente... abbiamo cercato di rassicurarlo sempre... dorme nella stanza con i suoi fratelli più piccoli perché solo non voleva.. ma dopo il primo sonno si sveglia ed è finita... riesce a stare diverse ore della notte sveglio.. Non so che fare... mi può consigliare... ?Grazie

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