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Perché e per chi studio? Come migliorare l’approccio allo studio

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Fa parte dell'opinione comune pensare che avere un metodo di studio e buon atteggiamento siano la chiave per fare di più e meglio. Ma di cosa è fatto questo metodo e questo atteggiamento?

20 NOV 2018 · Tempo di lettura: min.
Perché e per chi studio? Come migliorare l’approccio allo studio

Se sei uno studente, sia che si tratti di scuola dell'obbligo sia di università, ti sei mai soffermato ad osservare l'atteggiamento col quale ti approcci allo studio? E questa è una domanda che ti invito a fare nelle difficoltà ma anche quando "va tutto liscio come l'olio". Infatti, anche se sei sempre stato uno studente capace, puoi ritrovarti, all'improvviso, a sperimentare demotivazione e scarso interesse e a non riuscire a capirne il motivo. Possono comparire sentimenti di incertezza verso il futuro, soprattutto se sei in dirittura d'arrivo, dubbi sulla effettiva preparazione, dubbi su ciò che stai studiando. A volte si aggiunge la fatica di conciliare mondo della scuola e quello delle amicizie e degli affetti familiari che, molto spesso, vivono con te le tue stesse preoccupazioni.

Come prevenire, affrontare e migliorare questa situazione?

Fa parte dell'opinione comune pensare che avere un metodo di studio e buon atteggiamento siano la chiave per fare di più e meglio. Ma di cosa è fatto questo metodo e questo atteggiamento? Di certo non esiste un insieme di tecniche universali che valgono indistintamente per tutti. Ogni studente ha il suo modo di apprendere, ed è importante conoscerlo. Domandati se fai parte della fetta che ha bisogno di ascoltare, o di vedere, di sottolineare, di creare mappe concettuali o flussi narrativi. Oltre a queste abilità, puoi imparare a riconoscere anche le tue variabili motivazionali, relazionali, affettive, che sono uniche e che caratterizzano il tuo personalissimo modo di approcciarti allo studio. Insomma, è importante non solo il cosa impari ma capire anche il come lo fai.

Esistono, infatti, tantissimi fattori personali che diversificano l'approccio allo studio;

  • gli aspetti emotivi, ad esempio: motivazione personale, paura dell'interrogazione/esame, dei giudizi, delle reazioni dei genitori e delle loro incomprensioni, stress emotivo;
  • il peso delle aspettative degli altri e sugli altri, in relazione a genitori, compagni, insegnanti;
  • la capacità di autodeterminazione, intesa come sensazione di controllo sulle attività e sulle scelte, di organizzazione del tempo e pianificazione del lavoro.

Ti chiederai allora: per andare bene a scuola, come posso organizzarmi?

Una buona organizzazione richiede almeno tre elementi:

  • tempo per organizzare e eseguire ciò che deve essere fatto;
  • impegno, per rientrare nei tempi, aggiustare eventuali cambi di programma e imprevisti;
  • scelte, per capire cosa prendere in considerazione, cosa no, e stabilire delle priorità.

Ecco alcune strategie che ti consiglio di prendere in considerazione e che sono bene esplicitati nel libro "Perché (non) mi piace la scuola" di Gianna Friso, Angelica Moè e Francesca Pazzaglia [Edizioni Erickson, 2005]

Primo punto imparare a conoscere il tuo personale modo di organizzarti: prova a stimare quanto tempo (1 ora, 2 ore…) dedichi allo studio, allo svago, ad altro. Prova, poi, a pensare alle diverse attività non in termini di ore ma di contenuti. Ad esempio, studiare un capitolo, fare una ricerca in rete, riposarsi tra pausa merenda e pausa cellulare… Prova ora a svolgere queste attività e a cronometrarti: hai impiegato il tempo stimato? Di più? Di meno? Molto probabilmente ti potrai accorgere che il tempo stimato non è bastato ma da qui puoi pensare di darti più tempo e non sentirti deluso se, qualche volta, i tempi sembrano incalzare più del previsto.

Altro punto: studi per dimostrare o per sviluppare le tue competenze? Nel primo punto, in caso di difficoltà, è più facile pensare che "bisogna essere portati" e, dunque, a ritirare l'impegno quando le cose non vanno nel verso giusto; nel secondo caso, invece, potresti considerare l'impegno una cosa positiva e un mezzo attraverso il quale accrescere le tue abilità (Dweek, 2000); quindi saresti più orientato ad affrontare le difficoltà che si presentano.

Chiediti, poi, per chi studi: per te, per i genitori…Questo ti aiuta a capire che significato ha studiare e soprattutto la tua motivazione verso chi è orientata.

Ritrova un senso di piacere e di soddisfazione nei piccoli traguardi raggiunti. Sentirsi di avercela fatta a superare quell'interrogazione, quell'esame si riflette positivamente non solo su quello che riguarda lo studio ma anche sulla vita in generale.

Naturalmente a queste componenti vanno aggiunte conoscenze relative alle proprie abilità strategiche e cognitive e la psicologia può aiutare molto in questo senso.

Scritto da

Dott.ssa Elisa Mogavero

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