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Perchè ci si sente persi all'università?

Il passaggio dalla scuola superiore all'università può rivelarsi talvolta piuttosto tragico. Come mai?

24 SET 2015 · Tempo di lettura: min.
Perchè ci si sente persi all'università?

Il cambiamento di ambiente, il carico di lavoro, la necessità per chi non abita in città di spostarsi con treni, autobus e molto di più sono fattori stressanti. La consapevolezza di questo a volte non basta, ed è difficile mettersi in carreggiata: non si passano alcuni esami nonostante ore di studio e il senso di fallimento cresce a dismisura.

Tante domande che ci passano per la testa

Ci si pongono delle domande. Avrò scelto la facoltà giusta? Il mio metodo di studio non è adeguato, come migliorarlo? Non sarò portato per studiare, devo mollare e cercarmi un lavoro?

Di conseguenza si perde di vista l'obiettivo e/o il motivo per cui si è effettuata la scelta di studiare quella materia specifica. Insomma, senza proseguire oltre nella catena di fattori che porta sempre più a perdersi, è evidente che si può stare molto male.

Ovviamente ogni individuo è unico nella sua modalità di affrontare le situazioni difficili, ma nel corso della mia carriera universitaria, delle esperienze, nonché dalle riflessioni, mi sembra di aver individuato una sorta di "denominatore comune" per i vari malesseri universitari: la componente relazionale.

Pensateci un attimo. Alle superiori si conoscono i propri professori e si è conosciuti da loro, certo questo può essere un vantaggio o uno svantaggio, resta il fatto di trovarsi in un ambiente "familiare", ovvero conosciuto. Poi c'è il gruppo classe, un insieme di coetanei con i quali si sono condivisi cinque anni della propria vita, dai 14 ai 19, quindi un periodo in cui si cresce e si vivono molti cambiamenti, a partire da quelli fisici (si pensi ai ragazzi a 14 anni e a 19...). Non solo, quante assemblee di classe, quanti litigi e/o alleanze, i gruppetti, il "secchione" e "quello che non studia ma se la cava sempre". E così via.

Gli anni delle superiori sono carichi di gioie e dolori, ma in un modo o nell'altro si creano delle relazioni e questo fa sì che il contesto sia un punto di riferimento, anche per i propri genitori che si confrontano con gli insegnanti periodicamente.

Consideriamo anche il fattore "valutazioni". Verifiche e interrogazioni mantengono lo studente in costante allenamento, indipendentemente dal fatto che sia uno studioso o meno, la mente è comunque richiamata all'ordine, eventualmente al conflitto con esso.

In università tutto questo scompare. Le aule sono molto più grandi e colme di sconosciuti, i professori si rivolgono agli studenti con la formula di cortesia del "lei" e questo implica un certo distacco; non li si conosce e non si è conosciuti da loro. In università si è un numero di matricola. Si perde la relazione con il contesto e nessuno incoraggia lo studente che non ce la fa certo, ci sono gli orari di ricevimento, ma non c'è il tempo per confrontarsi o per familiarizzare con l'insegnante.

Imparare a gestire lo stress

A mio avviso, questo aspetto è spesso sottovalutato poiché non ci si sofferma a pensare che ripercussioni ha sulla propria persona e quanto indebolisce risorse e potenzialità che ognuno ha in sé; la componente identitaria, legata fortemente a quella relazionale, è fondamentale quando ci si accinge ad apprendere, ancora di più quanto tale apprendimento deve passare attraverso lo studio di un imponente carico di materiale. Per studiare è necessario organizzare la propria attività e, di conseguenza, l'assimilazione delle informazioni. Ma se il sistema mente-corpo non è organizzato per via di elementi destabilizzanti, le energie vengono spese per gestire lo stress che ne deriva e c'è sempre meno spazio per acquisire informazioni.

Queste riflessioni valgono in termini generali, non per tutti il percorso è così tragico o destabilizzante anzi, c'è che beneficia di un ambiente in cui è più anonimo, oppure chi è molto espansivo e riesce a fare amicizia molto presto, e così via. Consiglierei tuttavia di dedicare un po' di spazio mentale a quanto esplicitato fino ad ora, potrebbe rivelarsi interessante scoprire qualcosa in più su di sé per affrontare con più consapevolezza il percorso verso il proprio futuro.

Simona Mortarino | Psicologa e Counselor

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