Penso alla gente, sono la gente, lavoro per e con la gente

Nutro una profonda fiducia nell’essere umano e nel suo genere, in tutte le forme in cui si manifesta, comporta, pensa, sperimenta o esprime.

27 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Penso alla gente, sono la gente, lavoro per e con la gente

"Marty, che bello il tuo lavoro … quando ti parlo, vedo che pensi ad un sacco di cose".

"Non so se riuscirei a fare il tuo lavoro… è principalmente un incontro tra anime… molto intimo e troppo profondo".

"Sei una psicologa sui generis, ma davvero in gamba".

"Di te si dice che sei un po' squinternata, ma come competenze non ce n'è".

"Martina, trovi il modo di lavorare o fare amicizia anche con le formiche".

"Martina, come l'acqua scorre naturalmente in un ruscello, lei ha la tendenza a prendere decisioni giuste, per sé e per gli altri, e una capacità compensatoria incredibile che le permette di stringere relazioni significative".

E potrebbero seguire…

Quel che dico io è che sono affascinata dalla gente, tutta. Nutro una profonda fiducia nell'essere umano e nel suo genere, in tutte le forme in cui si manifesta, comporta, pensa, sperimenta o esprime. Di tale interesse appassionato ne ho fatto anche un lavoro, che si inserisce in un processo di conoscenza e costruzione di senso e significato più allargato, fatto di vita.

Io penso, sono e lavoro con e per la gente, sì; anche in questi giorni particolari. Con l'espressione #LaGente mi riferisco, quindi, alla gente che ho avuto modo di conoscere, personalmente e professionalmente, nel suo complesso, con storia e personalità che contraddistingue ogni persona che appartiene alla categoria.

In questi giorni, penso a …, sono … e-o lavoro per e con…

Chi, per esempio, ha combattuto, combatte o combatterà direttamente contro questo virus, come persona, come caro di un malato o come professionista; resistendo, più o meno attivamente e pro-attivamente, vincendo o perdendo. Ci sono, appunto, persone malate, guarite e decedute. C'è chi lotta o spera in una guarigione, chi gioisce per la guarigione stessa e chi, purtroppo, piange i propri cari deceduti. Ci sono medici, infermieri, OSS, ASA, addetti alle pulizie, Responsabili Sanitari, Direttori di Strutture che lavorano duramente in primissima linea con e per questa "emergenza sanitaria". Esistono realtà sanitarie che erano caratterizzate da eccessi di fatica, sovraccarico, mal-gestione o mal-comunicazione anche prima di questa situazione; così come, all'interno di tali contesti, vi erano persone e professionisti pieni di risorse più o meno nascoste o manifestate. Certo, sarebbe stato bello che venissero tutti valorizzati, con il giusto rispetto, anche prima di questa situazione, creando "circoli virtuosi di buone pratiche efficienti ed efficaci" e non circoli viziosi "passivo-aggressivo-inefficienti-inefficaci". Beh, ci si può sempre lavorare!

In questi giorni, penso a …, sono … e-o lavoro per e con…

Chi, per esempio, si impegna a giocare con i propri figli, nonostante il peso di preoccupazioni di vario genere. Genitori che creano dei "personaggi mix", una roba che potrebbe stare tra l'animatore di villaggi turistici, Sora Lella in cucina, Mary Poppins, Maga Magò/Mago Merlino e una buffa versione impacciata, più o meno pedagogica, di Maria Montessori (non ce ne voglia a mala). Credo che esista una sorta di continuum anche rispetto alla capacità dei genitori di fare squadra e-o delle famiglie allargate, in sensi diversi. Così come ne esiste un altro rispetto al ruolo del parentado oggi; periodo in cui la responsabilità educativa dei figli è interamente nelle mani dei rispettivi genitori. Conosco alcuni genitori che stanno incontrando notevoli difficoltà nella gestione di figli e smart-working a casa; tra "no, adesso non posso", "proviamo a fare questa cosa insieme?", "stai attendo a non spaccarti la testa che in ospedale è meglio non andare". Mi chiedo, anche, l'impatto che questa condizione di isolamento forzato possa avere per bambini e ragazzi, a seconda dell'età, rispetto allo sviluppo psico-motorio in corso. Un piccolo esempio, forse banale o forse no: domenica 23 febbraio 2020 io e mio figlio Diego abbiamo conversato piacevolmente rispetto al tema "fidanzato-a". Tutto è partito da "mamma, ma cos'è un fidanzato?" […], e poi "ah, ma cane, nonna, zia, mamma, papà può essere il mio fidanzato?" […] per arrivare a "allora facciamo che domani a scuola chiedo a M., J e G. se vogliono diventare le mie fidanzate!"; orbene, scuole chiuse. In questi giorni, le domande continuano, ma manca l'esperienza; insomma, tante parole, ma zero fatti. Come andrà a finire? … Lo scopriremo solo vivendo! E quando riprenderemo le nostre vite? Verranno riprese da dove si erano lasciate o sarà cambiato, inevitabilmente, qualcosa? … Mi ripeto, lo scopriremo solo vivendo.

Penso, purtroppo, anche a bambini maltrattati o abusati, a figli di tossico-dipendenti, magari in crisi di astinenza, a figli di persone con disturbi psichiatrici di vario genere, che assistono a psicosi varie, a figli di persone che vivono in condizioni di forte deprivazione sociale, che lavoravano saltuariamente, magari in nero. Condizioni di questo tipo, possono anche essere ribaltate nei ruoli; in quanto, esistono diversi genitori di figli maltrattanti, abusanti, tossicodipendenti, affetti di disturbi psicopatologici o psichiatrici, disoccupati, precari e potrei continuare. Ecco, rifletto rispetto all'impatto che ha e che avrà la convivenza forzata tra persone che vivono simili situazioni, a vari livelli di condizione e gravità.

Voglio comunque impegnarmi a credere in resistenza e resilienza di tutti questi figli, genitori, membri di parentado e professionisti che lavorano con e per tutta questa gente, ognuno con il suo pezzo di professionalità e personalità.

In questi giorni, penso a …, sono … e-o lavoro per e con…

Chi stava vivendo uno stato di disagio, eccesso di sfida o fatica e sovraccarico personale, anche prima. Mi riferisco, per esempio, a persone con diagnosi di ritardo dello sviluppo, mentale e-o demenza, a seconda dell'età. Mi chiedo quale possa essere l'impatto a lungo termine di una condizione forzata di isolamento per un bambino a cui è stata diagnosticata, appunto, una qualche forma di ritardo dello sviluppo o per una famiglia all'interno della quale un membro sia affetto da ritardo mentale o demenza senile. Mi piace sempre pensare che ognuno sia qualcosa di diverso o di più rispetto alla somma delle proprie diagnosi e che resistenza, resilienza, accomodamento, forza e coraggio emergano dal buio tenebroso di situazioni difficili, talvolta drammatiche. So anche che non sempre è così. Ognuno prova sempre a dare, essere, fare il meglio di ciò che ha, è e può, sulla base di quelli che sono i propri strumenti. Beh, qualcuno "daje daje, tira tira", alla fine si esaurisce; nel senso che esaurisce le proprie risorse fisiche, emotive e cognitive e "gna fa". Mi riferisco, per esempio, a genitori di persone affette da disturbo dello spettro autistico e so che alcuni di loro provano a fare un giro in macchina con i propri figli, nella speranza di contenere o far rientrare alcune forme di "crisi". Sì, perché spesso capita che "le diagnosi, come i drammi, non vengano mai da sole" e che ad una diagnosi di ritardo mentale e-o disabilità fisica, se ne aggiungano altre di natura psicopatologica o psichiatrica. Rispetto a questa condizione di isolamento forzato, mi chiedo che impatto ci sia e ci sarà, a breve, medio e lungo termine, per e con queste persone, i loro cari e chi se ne occupa a livello professionale. Alcune persone anziane, che vivono un processo di invecchiamento non fisiologico, per esempio, sono ricoverate in Strutture Sanitarie per Anziani. Ecco, penso allo sforzo che devono fare per affrontare e gestire questa situazione; così come i rispettivi parenti devono, per esempio, imparare a gestire la relazione a distanza, non potendo svolgere le visite abituali, oppure gli operatori sono chiamati a compensare con maggiore efficacia la mancanza della vicinanza fisica dei cari in questione.

Penso a chi gestisce situazioni simili, più o meno in solitudine, e a chi, invece, ha la fortuna di avere al proprio fianco persone amate e-o professionisti validi.

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Commenti 1
  • Sara Toniolo

    I dottori che curano fisicamente e mentalmente, in questo periodo più che mai ,sono i nostri eroi! Grazie Martina che con le tue riflessioni e i tuoi consigli doni speranza ai nostri cuori, alle nostre anime e di conseguenza ci aiuti a vivere meglio ,soprattutto in questi giorni non facili.

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