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Peculiarità delle psicoterapie a mediazione corporea

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Un breve excursus sulle origini, gli sviluppi, la diffusione e le metodiche delle psicoterapie che coinvolgono attivamente il corpo nell'iter terapeutico.

12 DIC 2018 · Tempo di lettura: min.
Peculiarità delle psicoterapie a mediazione corporea

Origine delle psicoterapie a mediazione corporea: generalmente si considera l'inizio del filone delle psicoterapie che lavorano direttamente sul corpo con il lavoro di Wilhelm Reich nella prima metà del novecento. Reich, allievo di Freud, a fronte di rigide resistenze di pazienti che si chiudevano senza parlare, intuisce che toccando il corpo vi è la possibilità di scavalcare questi impasse.

Egli svilupperà poi un corposo modello teorico che ha come focus il blocco muscolare ed energetico nel corpo, conseguenza dei traumi e degli stimoli negativi subiti dalla persona. Su questa linea imposterà il lavoro terapeutico fatto anche di contatto del corpo dei suoi pazienti. Attualmente vi sono scuole di stampo reichiano in molti paesi.

Diffusione

Questa modalità di terapia si è poi diffusa attraverso varie declinazioni; ne ricordiamo le più conosciute:

Tutte queste scuole hanno in comune un approccio bottom-up al lavoro clinico: partono dal basso, cioè dal corpo per arrivare in alto alla parola. Si differenziano quindi da tutti gli approcci top-down che, invece, partono dal verbale. In quest'ottica vi è un'ampia gradualità nel mondo della consulenza psicoterapeutica. Andiamo quindi da professionisti che in nessun caso toccano il corpo dei pazienti ad altri che fanno della dimensione del contatto il loro piano di lavoro principale, passando per molti che integrano vari approcci e tecniche. E' possibile incontrare con facilità professionisti che lavorano sul corpo in tutti i paesi occidentali; il loro numero va progressivamente aumentando anche grazie alle molte conferme della bontà di questi modelli che stanno arrivando dalle neuroscienze e da un tendenziale aumento della richiesta di aiuto psicologico nelle nostre società.

Peculiarità

Volendo sintetizzare le principali peculiarità delle psicoterapie a mediazione corporea potremmo elencare i seguenti aspetti:

  • attenzione rivolta agli aspetti non-verbali;
  • attenzione alla distribuzione dell'energia nel corpo;
  • attenzione alla qualità della respirazione;
  • attenzione ai blocchi muscolari;
  • attenzione alle sintomatologie fisiche e psicosomatiche.

Lo psicoterapeuta corporeo pone particolare attenzione agli aspetti non verbali: postura, aspetto in generale, modi di gesticolare, tono della voce e della pelle, qualità dello sguardo, ecc. Perché ritiene, come titola il bel libro dello psicologo bioenergetico Luciano Marchino, che "il corpo non mente" (Il corpo non mente di L. Marchino ed. Sperling & Kupfer) e che quindi, dal corpo, si possono ricevere messaggi significativi.

Cerca inoltre di osservare, in base alla sua esperienza e al suo training formativo, quali aree del corpo siano più irrorate di energia e quali meno. Da tali osservazioni, poi, deciderà, come impostare il contatto sul corpo e quali esercizi proporre. Una respirazione bloccata o contratta in differenti parti del corpo (gola, torace, ventre, pelvi) è sempre collegata a stati di disagio. Anche questa è un'indicazione importante per comprendere la struttura della persona che si ha di fronte e per impostare la terapia.

Attraverso l'osservazione e il contatto si possono percepire le contratture muscolari e decidere di agire in vari modi più o meno dolci per il loro progressivo scioglimento. Il tutto sempre con molta delicatezza e registrando attentamente le reazioni di feedback che il lavoro determina nel paziente. Ascoltare la storia clinica (malattie e disturbi pregressi) ed eventuali problematiche che si possano supporre legate alla psiche, dà allo psicoterapeuta informazioni molto utili per conoscere il paziente e per poter con lui lavorare nel modo migliore.

Tecniche ed esercizi corporei

Sono molteplici le modalità con cui un terapeuta può lavorare sul corpo dei pazienti ed ognuno ha un suo stile che si è creato col tempo in base alla formazione svolta e alla pratica clinica che gli hanno permesso di individuare le metodiche che ritiene più efficaci e con cui si trova meglio ad operare.

Possiamo individuare alcune macro aree:

  • meditazioni e visualizzazioni guidate: il paziente solitamente disteso o comodamente seduto viene invitato ad un profondo rilassamento. Si stimola il passaggio dai pensieri alle sensazioni corporee. Cosa succede nel mio corpo adesso? Che cosa sento? Senza alcun giudizio o valutazione. Si sta semplicemente su quello che c'è. A volte si possono proporre delle immagini cui la fantasia del paziente si aggancerà, dandogli una propria fisionomia. Questi lavori aiutano a distendere la respirazione, a sviluppare la creatività allontanandosi dai pensieri negativi e ad entrare in piacevoli stati di rilassamento e pace;
  • esercizi di espressività corporea: spesso accade che le persone abbiano eccessivamente inibito la propria aggressività bloccandola concretamente nel proprio corpo e ciò è dannoso per il proprio stato di benessere che viene a trovarsi in una condizione depressiva e/o correlata a disturbi psicosomatici (cattiva digestione, ulcere, respiro affannoso, stanchezza cronica, insonnia). Si potrà allora proporre di battere i pugni contro un cuscino esprimendo un "no" ad alta voce; una racchetta da tennis contro un materasso; stritolare un asciugamano; spingere via con le braccia o con le gambe il corpo del terapeuta. Esprimere vocalizzi o urla per sciogliere una gola bloccata ri-abituando le persone a dire quei no che per tanto tempo non si sono più permessi di pronunciare. Il tutto sempre nel contesto protetto del setting terapeutico e senza forzare la mano se il paziente non si sente pronto o non ne ha voglia;
  • contatto catalitico e nutritivo: questa metodologia, che solitamente si applica al paziente disteso sul materasso, facilita particolarmente le dimensioni regressive e la consapevolezza corporea. Il contatto catalitico è più energico e tramite una stimolazione esercitata con le dita va a sciogliere muscoli particolarmente contratti; quello nutritivo è più dolce e lento: il clinico appoggia delicatamente le mani su parti del corpo del paziente (mani, piedi, capo) e lì rimane per alcuni minuti. Questa tecnica va a nutrire antichi bisogni di sicurezza e di nutrimento corporeo che sono mancati nel passato, dando alle persone un senso di protezione, calore e consapevolezza profonda.

Va detto, per concludere, che tali metodiche, per essere comprese appieno, andrebbero sperimentate direttamente su se stessi: è limitativo spiegare a parole le sensazioni che si possono generare con questo tipo di lavoro. Tuttavia questo breve riassunto può aiutarci perlomeno ad intuire di che cosa si parli quando si dice: psicoterapia a mediazione corporea, visto che a volte ci si avvicina a questo mondo sapendone molto poco, magari solo con la classica e stereotipata immagine del lettino psicoanalitico. In realtà, le branche della psicoterapia clinica sono varie, con approcci e storie anche molto diverse tra loro.

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