Parma, Solomon confessa: ha ucciso la madre e la sorella

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

In un articolo di Repubblica leggiamo dell'arresto di Solomon, il ragazzo ghanese che a Parma, ha ucciso la madre e la sorella. "È stato spinto da qualcosa di irrefrenabile".

13 lug 2017 · Tempo di lettura: min.

In un articolo di Repubblica.it leggiamo dell'arresto di Solomon, il ragazzo ghanese che a Parma, ha ucciso la madre e la sorella.

È stato spinto da qualcosa di irrefrenabile. Queste le parole del procuratore Rustico. Viene da chiedersi: cos'è quel qualcosa di irrefrenabile?

In un articolo di Laura Freni, Perizia psichiatrica o perizia psicoanalitica, pubblicato in La Psiconalisi n.51, troviamo degli spunti molto interessanti che potrebbero aiutarci a capire quel "qualcosa di irrefrenabile". Riporto il testo dell'articolo.

"Afferma Lacan in La scienza e la verità (Scritti) che dalla nostra posizione di soggetti siamo sempre responsabili. Già Freud ci aveva introdotto, attraverso la scoperta dell'inconscio, a considerare il crimine come proprio dell'umano, ciò che separa il delinquente dagli altri è lo scarto tra la volontà di godimento e la sottomissione alla Legge, come ci ricorda Jacques Alain Miller.

Le questioni in gioco sono molteplici: trovare una spiegazione del gesto compatibile con un quadro sindromico, formulare una diagnosi che dimostri una incapacità temporanea o permanente delle facoltà intellettive, prevedere il comportamento futuro.

La clinica psicoanalitica, dal canto suo, rende conto del passaggio all'atto nella sua articolazione con un effetto di aprés-coup (in seguito). La precipitazione dell'azione violenta rivela le coordinate di una logica precisa, rintracciabile nella struttura del soggetto e nel suo rapporto con il godimento".

Il passaggio all'atto dunque, va articolato, bisogna capire cosa è avvenuto nella storia del soggetto. Risulta importante, dice Francesca Biagi-Chai, sapere chi, chi è colui che ha commesso l'atto. Sarebbe come ribadire le parole di Domenico Cosenza, il quale, interrogato sul rapporto sintomo-soggetto si esprime così: "esso è particolare perché se il sintomo esprime il soggetto, esso da solo non ci fa cogliere la sua posizione. Occorre che il soggetto possa parlare del proprio sintomo. Il "fatto" come tale non basta. È necessario che il soggetto parli delle condizioni, del contesto, che hanno prodotto questo fatto, che potrebbe avere una nominazione tutta speciale lungo la rotaia del diritto/processo, la nominazione di "reato".

Ecco quindi che "quel qualcosa di irrefrenabile" che spinge Solomon a compiere "un delitto agghiaccinate e orribile", va ricercato nella sua storia, dentro di lui. Non solo, è bene che il soggetto venga fatto parlare delle circostanze che hanno accompagnato tale atto. C'è una verità quindi. Una verità che va ricercata "dentro" appunto, e che, ci dice Cosenza, è un dentro un pò particolare. "Un dentro che è un un fuori", nel senso che questo dentro intimo, si manifesta soltanto nel dire del soggetto, soltanto in ciò che effettivamente dice e dunque è un qualcosa di pubblico. Tuttavia non c'è che questo per poter arrivare a quel punto attorno a cui orbita tutto il desiderio del soggetto. Per poter arrivare a "quel qualcosa di irrefrenabile".

psicologi
Scritto da

Studio Privato Arianna D'Acuti

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