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Panico Panico Panico

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

In Italia ben oltre un milione di persone soffre di attacchi di panico. Più del triplo ha avuto attacchi non invalidanti, ma sufficienti a causare un forte disagio. Vediamo di cosa si tratta

10 MAG 2016 · Tempo di lettura: min.
Panico Panico Panico

"Ero in metropolitana, quando è arrivato. Il cuore che batteva sempre più in fretta, un groppo alla gola, la sensazione di soffocare…mi mancava l'aria, mi sembrava di morire! Mi guardavo intorno, spaventata e paralizzata dalla paura. Tutto sembrava strano e distorto. Le persone intorno mi opprimevano, nessuno sembrava accorgersi di me. Avrei potuto perdere il controllo, svenire, impazzire o anche morire in mezzo a quella folla anonima e ostile. Tremavo, il mio corpo era tutto un bagno di sudore, non ne potevo più. Non ce la farò, pensavo. Il tempo sembrava essersi arrestato, mi sentivo imprigionata…dovevo scappare via di lì! Arrivata alla prima fermata, senza sapere dove fossi, sono uscita. Camminavo svelta, quasi correvo, dovevo uscire di lì il prima possibile! Arrivata su, fuori dalla metro ho ripreso a respirare. Sono corsa in ospedale, stavo per avere un infarto, o forse una congestione o un ictus. Arrivata al pronto soccorso, all'estremo delle mie forze, ho spiegato tutto ai medici. Mi venne fatto immediatamente un elettrocardiogramma: tachicardia sinusale senza segni di ischemia. In altre parole, non era un infarto. Nessun sintomo indicatore di altre terribili malattie. Mi diedero venti gocce di ansiolitico e mi feci venire a prendere da mia madre. Una sola diagnosi: attacco di panico. E da lì la mia vita iniziò a cambiare…"

Questo il racconto di Sara, una ragazza al suo primo attacco di panico. Chi ne ha vissuto almeno uno nel corso della propria vita sa bene come devastante possa essere.

Ma cos'è un attacco di panico?

L'attacco di panico di per se non è codificabile come patologia, perché è un sintomo presente in un gran numero di disturbi.

Gli attacchi di panico sono improvvisi e brevi, ma nonostante la loro brevità, l'intensità che li caratterizza può essere tale da condizionare chi ne soffre, influenzando l'intera esistenza di una persona. I sintomi che accompagnano un attacco di panico possono includere: palpitazioni, sudorazione, tremori, senso di soffocamento, fastidio al petto, nausea, sensazioni di sbandamento, sensazione di irrealtà, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, sensazioni di formicolio, brividi o vampate di calore.

In genere, i primi attacchi si manifestano quando ci si trova in situazioni in cui non sarebbe facile ricevere soccorso, per esempio quando si è alla guida dell'auto o su un mezzo di traporto pubblico. Gli attacchi di panico possono comparire con maggiore facilità, o aumentare di frequenza, in situazioni stressanti, come crisi familiari, malattie, condizioni di perdita e di lutto, aggressioni o grave stress lavorativo/finanziario.

Un singolo attacco di panico, di per sé, può essere un' esperienza transitoria, certamente non piacevole ma, ma in qualche modo utile per la crescita dell'individuo. Per esempio, si diventa più capaci di comprendere e accettare la propria fragilità, si interrompono abitudini dannose, si apportano cambiamenti alla propria vita per ridurre lo stress, ecc.

Ma allora quando diventa un problema?

Il passaggio dal singolo attacco di panico ad un disturbo invalidante da attacchi di panico è legato a molti fattori. Molto dipende da un insieme di predisposizioni fisiche, ma soprattutto da come vengono vissuti i sintomi fisici dell'attacco, da quali pensieri vengono attivati, e dai comportamenti che si utilizzano per contrastare la paura di avere altri attacchi. Il Disturbo da Attacchi di Panico è caratterizzato da un insieme di circoli viziosi, in cui la persona sprofonda sempre di più.

Torniamo al caso di Sara per comprendere meglio…

Dopo il suo primo attacco di panico, Sara è tornata a farsi visitare da diversi cardiologi. Ma non risultò mai nulla di preoccupante. Il medio di famiglia aveva suggerito ansiolitici, ma non si trattava di un gran rimedio: l'attacco, se doveva venire, veniva anche quando Sara aveva preso trenta o quaranta gocce di ansiolitico. In compenso l'ansiolitico riduceva la sua capacità di concentrarsi nel lavoro. Ma con l'ansiolitico lei era calma ma intontita, non brillante, ma se ne prendeva poco, i pensieri di paura tornavano "sono lontana da casa, potrei avere un altro attacco e non ce la farei mai!".

Da quell'episodio Sara aveva smesso di prendere la metropolitana ed era sicuro che non l'avrebbe più fatto. Il ricordo di quei minuti era come "videoregistrato" nella sua mente. Si rivedeva bloccata nella folla, senza possibilità di fuga. I ricordi erano così forti e intensi, che il solo pensiero di ritrovarsi in condizioni simili scatenava una paura che sarebbe sicuramente diventata panico. Ecco la "paura della paura" farsi strada dentro di lei, gradualmente, e pian piano limitando la sua libertà di movimento o di pensiero. per andare a lavoro ora utilizzava mezzi per lei "più sicuri" anche se la facevano arrivare tardi. Sua madre il più delle volte la accompagnava o la telefonava, faceva di tutto per non farla stare sola ed evitarle altri malesseri. Pian piano iniziò a evitare tutto ciò che, secondo lei, poteva farle avere un altro attacco. Finché nessun posto divenne più sicuro…

Scritto da

Dott.ssa Francesca Giuliano- Psicoterapeuta

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