Organizzazione di Significato Personale: Ossessiva

Il modello cognitivo nella sua accezione post razionalista riprendendo il modello formulato da Liotti e Guidano descrive il funzionamento cognitivo in rapporto agli stili di attaccamento

10 AGO 2017 · Tempo di lettura: min.
Organizzazione di Significato Personale: Ossessiva

L'approccio cognitivo post-razionalista che pone le sue basi nel pensiero di Liotti e Guidano parte dal pressuposto che l'individuo costruisce, a partire dalle relazioni primarie di attaccamento la propria identità personale e le modalità con cui organizza le sue conoscenze, interpreta e riesce a dare significato all'esperienza.Ne derivano così 4 principali modalità, definite Organizzazioni di Significato Personale e che corrispondono all'organizzazione Ossessiva, Fobica, Depressiva e Dappica (Disturbo Alimentare Psicogeno).Ogni organizzazione si caratterizza non solo per un pattern di attaccamento specifico ma anche per modalità caratteristiche con cui definiamo il nostro sè, le relazioni con gli altri e il mondo.Ogni organizzazione di significato personale può essere intesa come una modalità psichica di funzionamento dell'individuo e, pertanto, non va intesa necessariamente come una modalità patologica, come un "disturbo", ma come una predisposiizione normale che regola pensieri, comportamenti e la vita affettiva stessa. Tuttavia, traumi, stress, condizioni ambientali critiche possono attivare per ciascuna di queste organizzazioni modalità di elaborazione nevrotiche o psicotiche.

Organizzazione di Significato Personale Ossessivo.Secondo Guidano, il modello di attaccamento familiare ossessivo si caratterizza sempre per la presenza di una relazione con uno dei due genitori vissuta come Ambivalente dal bambino (l'atteggiamento del genitore verso il figlio viene percepito da quest'ultimo come possibilità di essere odiato o amato nella stessa misura, creando una difficoltà nel differenziare se il genitore lo ami o lo odi). Lo stile genitoriale adottato è quello tipico di chi si dedica completamente al bambino ma lo stesso atteggiamento di cura diventa una fonte di "tortura". E' tipico di quei genitori che stabiliscono la relazione con i propri figli ponendo una serie di regole ferree da mantenere e rispettare e che vengono vissute come rigide ed eccessive ma allo stesso tempo costituiscono l'unica modalità di accedere ad una relazione significativa.L'ambiente familiare, inoltre, presenta uno stile verbale e analitico dove prevale rigore e logica e viene dato poco spazio e possibilità di accesso al mondo emotivo e al contatto fisico. Ed anche le attività di gioco con il bambino lasciano poco spazio alla fantasia e alla spontaneità e fanno prevalere invece i giochi educativi volti all'apprendimento, alla crescita e alla costituzione di un "adulto in miniatura".L'atteggiamento ambivalente del genitore porta il bambino ad avere un senso di sè "dicotomico" per il quale si percepisce in virtù di due opposti che si escludono reciprocamente: essere amato mi fa sentire apprezzato mentre non essere amato mi provoca un senso di delusione rispetto a me stesso.Questa dicotomia impedisce al bambino di raggiungere un proprio equilibrio emotivo e psichico producendo incertezza e dubbio che possono essere risolti a favore della creazione di un'immagine di sè centrata sugli aspetti della polarità positiva che deve essere confermata continuamente e cercando di escludere dalla propria coscienza l'attivazione emotiva generata dal dubbio di appartenere alla polarità negativa. Tutta la loro vita, di conseguenza, diventa uno sforzo per cercare di raggiungere una coerenza tra questi due opposti.Altro elemento tipico degli ossessivi è la perfezione che li può accomunare ai Dappici, ma si differenziano tra questi in quanto la spinta verso il perfezionismo è interiore e volta al mantenimento della polarità positiva (nel dappico è legata molto di più al giudizio). Gli ossessivi sono i primi della classe, dedicano molto tempo allo studio e hanno una capacità di argomentazione logica eccellente.

Nel tentativo di preservare il suo investimento verso un'immagine positiva di sé, l'ossessivo deve fare i conti con due emozioni che in quanto tali tendono a smentire il suo vissuto positivo: la rabbia e l'aggressività. Provare rabbia vorrebbe dire confermare la polarità negativa che si cerca di evitare e, allo stesso tempo, l'aggressività viene vissuta ad un livello più implicito di coscienza. L'atto aggressivo consapevole, in una dinamica patologica, è il meccanismo che innesca ossessioni e i conseguenti rituali, questo perché il pensiero ossessivo è percepito dal soggetto in un'ottica di fusione con l'azione ed, in quanto tale, è come se il solo pensare una cosa possa determinare realmente ciò che avviene nella realtà. Il rituale compulsivo aiuta l'ossessivo a ridurre il pensiero e la possibilità che il suo contenuto possa realmente verificarsi.

Per approfondimenti, si veda: V.F. Guidano. Psicoterapia cognitiva post-razionalista. Una ricognizione dalla teoria alla clinica. FrancoAngeli

Scritto da

Dott. Dario Tufano

Psicologo Nº iscrizione: 6652

Dario Tufano è iscritto all'Albo degli psicologi della Campania. Specializzato in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Fornisco servizio di valutazione psicologica e neuropsicologica per l'età evolutiva, per l’adulto e l’anziano. Si occupa anche di parent training per genitori con figli Dsa, Adhd e autismo.

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