Morire di petrolchimico. La storia di Rino operaio della Sincat

L'articolo riguarda la condizione psicologica di un operaio del polo industriale di Priolo-Augusta-Melilli, al quale viene diagnosticato un tumore ai polmoni

11 LUG 2018 · Tempo di lettura: min.

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Morire di petrolchimico. La storia di Rino operaio della Sincat

In un territorio come questa Nostra "ristretta contrada storica" siracusana, dove il tasso di incidenza di malattie tumorali è tra i più alti di Europa, non si può far a meno (non posso fare a meno), di scegliere un tale tema per un articolo da pubblicare su Guida Psicologi. Tematizzerò in maniera succinta sul momento della diagnosi di cancro, partendo dalla storia di vita di Rino 53 anni, operaio, turnista per 25 anni presso la Sincat, (impianto industriale del polo Augusta-Priolo-Melilli) marito di Lucia da 35, e padre di Marco e Riccardo rispettivamente di 12 e 15 anni.

La diagnosi di tumore cambia radicalmente la vita di chi la riceve: nel rapporto con gli altri (aspetto sociale) e nel rapporto con sé stesso (aspetto individuale). Per ovvi motivi di spazio mi soffermerò su questo secondo aspetto (Voglio intanto fugare qualunque dubbio rispetto al postulare qui ora, una relazione di causa-effetto tra la vicenda accaduta a Rino e il suo lavoro di operaio alla Sincat. È chiaro che certo questo nesso non è in alcun modo dimostrabile).

Durante i suoi 25 anni di lavoro quello di Rino è stato un "semplice" problema di fitness. Infatti, lungo quei 25 anni fatti di "nottate e matinate", come Rino mi riferisce, ha sempre avuto la sensazione di non trovarsi nel posto giusto. Tutto quel "fetore" emanato dall' impianto in funzione, non lo ha mai convinto, insomma non ci si è mai abituato. Quel mostro in funzione, davanti a lui, lo ha sempre impaurito e intimorito. Durante quei 25 anni ha sempre pensato di stare tentando la sorte, "di fare un terno al lotto", se ne fosse uscito vivo…Poi un bel giorno, Rino espettora sangue. Dagli esami contestuali la diagnosi è di tumore ai polmoni in metastasi. Certo, una relazione di causa-effetto con il suo lavoro non è dimostrabile, ma lui non è neanche un fumatore! Il sospetto viene da sé. Dai suoi sogni emerge chiaramente come per lui il luogo di lavoro da "seno buono che nutre e dà sostentamento" è divenuto un "seno persecutore, rabbioso, portatore di morte". Mi soffermo sul momento della diagnosi.

Esso si configura come un momento dove "l'inudibile" e "l'indicibile" irrompono violentemente nell'esistenza di chi la riceve. Il mondo improvvisamente e drasticamente muta e si tinge di nero. (Su questo momento così terribile e tremendo ha scritto pagine indimenticabili lo psichiatra svizzero Ludwig Binswanger, nel celebre caso clinico di Suzanne Urbane. Suzanne, dal momento che legge sul volto del medico durante la visita di suo marito, che ormai è finita, che la catastrofe è ormai imminente e inevitabile, sviluppa una peculiare modalità esistenziale, peculiare e tuttavia ancora del tutto essenzialmente umana, una modalità schizofrenica di essere-nel-mondo: è il "tema del terrore" che si emancipa dagli altri temi esistenziali e dilaga, travolge e scardina la vita di Suzanne, dal profondo delle sue radici).

È scoppiata una bomba", mi riferisce Rino, rievocando quel tragico momento, con gli occhi gonfi di lacrime. Comincia così il suo calvario, durante il quale nascono sentimenti cruccianti e contradditori. La consapevolezza su sé stesso subisce una profonda metamorfosi, virando verso sentimenti di inadeguatezza e di autosvalutazione. Nella mente di Rino (così come in ogni malato oncologico) l'idea del cancro diviene un fantasma di sofferenza e di morte, portatore di una profonda angoscia.

La condizione tragica propria dell'uomo si abbatte con estrema violenza su di lui: il senso profondo del limite, il vissuto di essere piccolo, fragile e indifeso, lo conduce ineluttabilmente verso uno stato ansioso-depressivo che lo accompagnerà fino alla sua dipartita.

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Scritto da

Studio Marcantonio Di Palma

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