Migrazioni e Shock culturale

​Sono sempre di più i giovani italiani che decidono di trasferirsi all'estero. La motivazione principale è il lavoro e il desiderio di condizioni di vita migliori e di nuove opportunità.

18 APR 2016 · Tempo di lettura: min.
Migrazioni e Shock culturale

Sono sempre di più i giovani italiani che decidono di trasferirsi all'estero. La motivazione principale è il lavoro e il desiderio di condizioni di vita migliori e di nuove opportunità. C'è anche chi parte per il desiderio di conoscere, di entrare in contatto con nuove e differenti culture, i cosiddetti globetrotter.

Per tutti il viaggio inizia ancor prima di partire con le operazioni organizzative che lo contraddistinguono. Il passaporto, i biglietti aerei, la ricerca di una casa, di informazioni sulla meta prescelta e talvolta l'invio di curricula.

Si pianificano molti aspetti, raramente si presta attenzione a quello emotivo. L'entusiasmo per una nuova avventura, le speranze e le aspettative prevalgono sugli aspetti più difficili e dolorosi dell'esperienza migratoria.

Negli ultimi anni, sono stati diversi i contributi teorici e gli studi relativi al processo di migrazione e integrazione. Sono state analizzate le varie fasi che contraddistinguono il processo di adattamento al nuovo Paese, un processo che per alcuni può durare qualche mese, per altri anni.

Kalvero Oberg, ad esempio, ha coniato il termine "shock culturale" per descrivere il processo di adattamento ad una nuova cultura. Tale processo comporta una sensazione di sorpresa, spesso spiacevole, frutto dello scontro tra le nostre aspettative e la realtà.

Elisabeth Marx sostiene che "lo shock culturale è un fenomeno normale e rappresenta parte integrante di un processo di adattamento" .

Lo shock culturale, quindi, è una fase che attraversiamo un po' tutti, in varie forme e a diversi livelli, quando dobbiamo adattarci ad un nuovo ambiente.

La risposta di ognuno di noi allo shock culturale è diversa e varia a seconda delle situazioni e delle strategie di coping. Alcuni ad esempio, tollerano meglio lo stress, altri hanno reazioni di rifiuto.

Le 5 fasi del processo

Adler ha descritto lo shock culturale attraverso un processo in cinque fasi:

1 Honeymoon: definita anche "fase del turista" e caratterizzata da euforia, entusiasmo, alte aspettative (spesso poco realistiche), tendenza a focalizzarsi su aspetti positivi del Paese ospitante;

2 Disintegration: caratterizzata dal sentimento di incapacità di fronte alle differenze culturali, dalla mancanza di autostima e da vulnerabilità;

3 Reintegration (culture shock): le differenze tra il proprio Paese e quello ospitante vengono rifiutate, questo genera rabbia, frustrazione e ribellione. In questa fase si critica e stereotipa la nuova cultura per diminuire il proprio senso di fallimento;

4 Autonomy: si iniziano ad accettare le somiglianze e le differenze culturali, si familiarizza con l'ambiente diventando più autonomi;

5 Indipendence: la persona ha assimilato l'altra cultura ed è in grado di comprenderne ed accettarne le differenze. Si possono preferire aspetti delle nuova cultura rispetto alla propria.

Sintomi del culture shock:

  • nostalgia di casa
  • malesseri fisici (mal di testa, nausea, diarrea, stanchezza)
  • rabbia
  • bisogno di stereotipare il nuovo ambiente e le nuove persone
  • desiderio di mangiare e dormire troppo o troppo poco
  • allergie
  • irritabilità
  • ipersensibilità
  • solitudine
  • diffidenza
  • depressione.

Cosa fare?

  • Cercare di conoscere il paese che ci ospita. La cosiddetta "acculturazione anticipatoria" (Alberoni e Baglioni, 1965) è un processo di acquisizione regolare o casuale delle informazioni da parte del potenziale emigrante che riguardano la società e la cultura del paese del suo futuro approdo . Più è bassa l'acculturazione anticipatoria più difficoltoso sarà il processo di integrazione. Un ruolo non trascurabile gioca la distanza interculturale; già una vicinanza culturale potrebbe essere considerata come una acculturazione anticipatoria (ad es. la stessa religione, la somiglianza linguistica, politica, ecc)
  • Imparare la lingua per poter comunicare
  • Partecipare ad attività
  • Andare in giro, viaggiare
  • Fare amicizia con gente del posto è un fattore incisivo. Le ricerche di Bochner (Ward, 2001) sui modelli di amicizia fra stranieri mostra l'esistenza di tre reti sociali. La rete fondamentale è costituita dalle relazioni con i connazionali. La funzione di questa rete è quella di esercitare e consolidare i valori della cultura di appartenenza. La seconda rete è composta dalle relazioni con persone del posto la cui funzione principale è quella di sostenere gli scopi professionali. Infine la terza rete è costituita da stranieri non connazionali con scopi perlopiù ricreativi e di sostegno. Un maggior numero di contatti con i locali significa un minor numero di difficoltà sociali, una maggior soddisfazione, integrazione e in generale minor incidenza di problemi psichici, stati d'animo positivi, minor stress, maggiore adattamento.
  • mantenersi in contatto con famiglia e amici

Il viaggio rappresenta quindi non solo uno spostamento fisico ma un'esperienza culturale e personale, di crescita e cambiamento interiore. Assicuriamoci quindi di aver messo in valigia gli strumenti per approfittare delle opportunità che questo viaggio ci offre.

In assenza di tali strumenti il viaggio può trasformarsi in un'esperienza spiacevole, caratterizzata da frustrazione, solitudine e disorientamento.

In questi casi il supporto psicologico può aiutare a ritrovare il benessere, aumentando il senso di autoefficacia ed elaborando le emozioni derivanti dal cambiamento.

Scritto da

Dott.ssa Chiara Alfano

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