Metafore sul cambiamento

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Breve presentazione di come la Terapia Gestalt permetta di utilizzare le metafore attualizzandole nel qui e ora della persona.

10 nov 2016 · Tempo di lettura: min.
Metafore sul cambiamento

Numerose sono le metafore e i modelli per rappresentare concettualmente il cambiamento. Il primo che vi voglio presentare mi è utile soprattutto per allineare il vostro campo percettivo con il mio, ed eliminare alcuni rumori di fondo che potrebbero distogliere la vostra attenzione.

Il cambiamento, infatti, può essere concepito in vari modi, che definirei:

  • agricolo: utile per sviluppare, migliorare, implementare, alterare;
  • industriale: utile per correggere, eliminare, aggiungere o sostituire;
  • post-moderno: utile per modificare, trasformare, mutare, variare.

Il terzo modello corrisponde al mio punto vista perché è quello che più si avvicina alla mia idea di benessere. L'approccio clinico che utilizzo, infatti, auspica un tipo di trasformazione del malessere che non punta a migliorare la persona, perché considerata meno sviluppata, e neanche a sostituirla con un'altra, in maniera più o meno parziale, quanto invece a modificare la sua relazione con il suo essere al mondo. La differenza sostanziale è l'assenza di un riferimento positivo esterno, a meno che non coincida con un riferimento interno e genuino della persona.

Continuando nell'allineamento concettuale, credo sia utile dichiarare anche alcuni dei miei assiomi. Questa volta non vi proporrò delle metafore, sarete voi stessi ad immaginarle, se si darà il caso:

  1. il cambiamento ha sia una componente intenzionale e cosciente che una automatica e inconsapevole;
  2. qualsiasi forma di contatto che abbiamo con l'ambiente esterno è mediato dai nostri sensi, da cui si evince che ragione e sentimento hanno una forte valenza percettiva;
  3. ogni percezione è frutto di una differenza e mai di un dato puro;
  4. il comportamento umano è intriso di elementi logico-razionali ed emotivo-irrazionali, divisibili solo a livello strumentale;
  5. il futuro è imprevedibile poiché costituito da elementi divergenti.

Bene, ora possiamo incominciare

Non so se qualcuno di voi ha avuto una metafora o che tipo di immagine vi stiate facendo del contesto fin qui delineato. Quello che ho cercato di introdurre è un'idea di cambiamento soggettivo e parzialmente indeterminato. Quindi, nel caso in cui si voglia cambiare in maniera autonoma, o se si scelga di richiedere l'aiuto di qualche professionista, credo sia necessario avere una buona dose di implicazione personale e di fiducia in sé, o nel professionista. Per chi volesse delle rassicurazioni scientifiche e razionali sul metodo che vi propongo, dite alla vostra mente che il trattamento, secondo un'ottica fenomenologica, comprende un lavoro sui comportamenti emergenti che, secondo i principi dei processi stocastici, integra causalità, casualità, fortuna e serendipità. Ora che la vostra mente è ancora occupata, approfitto per responsabilizzare il vostro corpo attraverso l'esempio del movimento indotto.

Guardate qui sotto:kitaoka_rollers.gif?w=640&h=455

Cosa vede la vostra mente? Vede un movimento che non c'è. Come non c'è? Si, non c'è! Provate ad isolare solo una parte del disegno, vedete del movimento? Bene, con il cambiamento avviene lo stesso, la mente può cadere vittima di numerosissime attribuzioni errate.

Come enunciavo già nel terzo assioma, si cambia sempre rispetto ad un riferimento. Vi è mai capitato, ad esempio, di pensare che il vostro treno si stesse muovendo mentre in realtà stava partendo il treno che avevate di fronte? Bene, allo stesso modo, se immaginate la vostra vita che scorre come un tapis roulant di eventi in continuo movimento, come passeggero sareste costretti a muovervi ad una certa velocità per poter rimanere fermi.

Che succederebbe se si fermasse o se accelerasse?

Provate a rispondere, prima di continuare a leggere…f-13-14.jpg?w=640&h=203

Ovviamente non c'è una risposta corretta perché ognuno ha la sua fantasia. I disegnatori della Marvel, ad esempio, aumentando la velocità del "Tapis roulant cosmico", facevano viaggiare Flash nel tempo!

La cosa interessante di questa breve visualizzazione, è capire che relazione ha quello che avete immaginato e sentito "rispetto a" voi stessi. Il tapis roulant, come qualsiasi metafora, lavora a livello analogico ed è utile più che per accedere alla verità di un mondo oggettivo, alla scoperta del vostro mondo soggettivo.

La metafora smuove e può essere messa in relazione con molte realtà esplorabili perché crea un punto di vista differente.

Parlando di me, questo qualcosa, in questo momento, è stata la velocità del "trantràn" quotidiano. Cosa mi succede quando aumento o diminuisco il mio livello di stress? Qui e ora, ho la sensazione che se mi fermassi sarei perduto. Rallentando non sto "al passo" con gli obiettivi che mi sono dato, mentre accelerando vado oltre, mi sento spaesato e solo.

Cos'è meglio per me oggi quindi? Oggi il mio benessere è legato al movimento sostenuto, "una camminata veloce", come direbbe una mia paziente, domani potrebbe stare in relazione con la stasi o con la corsa, e non me ne farei una colpa.

Ognuno di noi, come Flash, ha il suo tapis roulant. Il problema non è se sia reale, giusto o sbagliato, ma prendere coscienza di dove siamo, come stiamo e che tipo di relazioni ci permettiamo di avere continuandolo ad usarlo in questo modo.

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»,

diceva Tancredi nel Gattopardo, mentre inseguiva la stasi col suo tapis roulant. E voi, cosa avreste fatto al suo posto, avreste cambiato? Com'è che decidete di andare o di restare, di spingere o tirare, di essere spinti o essere trascinati?

A volte le scelte si fanno in automatico, altre sono strategicamente pianificate, altre ancora non si riescono a fare. La questione, ripeto, non è se siano giuste o sbagliate, ma se siano funzionali o disfunzionali.

Qual è il fine per cui decidete di agire o di non agire? Migliora la vostra situazione attuale? E allora come fare? Non ve lo dico, non solo perché come psicologo non amo dare consigli, ma anche perché sono sempre più convinto che non sia la domanda giusta: il cambiamento è molto meno legato al fare di quel che si pensi.

Scritto da

Dott. Gilberto Fulvi

Lascia un commento