Mens sana in corpore sano

Lo sport non è solo forza fisica: diversamente da ciò che si immagina, la caratteristica più importante che l’atleta deve possedere consiste nel disporre di una grande energia mentale. L’att

15 APR 2021 · Tempo di lettura: min.

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Mens sana in corpore sano
"I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall'interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere l'abilità e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte dell'abilità." (Muhammad Alì)

Lo sport non è solo forza fisica: diversamente da ciò che si immagina, la caratteristica più importante che l'atleta deve possedere consiste nel disporre di una grande energia mentale. L'attività sportiva richiede costanza e impegno nell'allenamento, volontà e resistenza rispetto a fatica e sacrifici, capacità di sostenere senza crollare la pressione emotiva di una gara nonché la tensione dei giorni che la precedono.

Attraverso la prestazione lo sportivo proietta e costruisce, nel vero senso della parola, l'immagine che ha di sé sulla base della considerazione dei propri limiti, degli obiettivi posti, delle personali motivazioni, degli avversari e del pubblico. Più sarà in grado di contare sulle proprie risorse personali per mettere in campo performance di livello, più riuscirà a trarre un'immagine di sé efficace, competente e di valore. Si tratta di un processo importantissimo nella vita di ogni sportivo e che risulta anche particolarmente faticoso. In questo modo si rischia di sottoporre l'atleta a pressioni eccessive che, ripercuotendosi a livello fisico, ne inficiano la performance, in un circolo vizioso che può risultare addirittura pericoloso.

Ecco che, in casi di stress eccessivo, interviene la cd "psicologia dello sport", la quale nasce per indicare all'atleta quelle strade percorribili per migliorare la prestazione affiancando all'allenamento fisico e al perfezionamento del gesto atletico momenti di lavoro ulteriore sulla dimensione psicologica. Questo atteggiamento consente di raggiungere una valida gestione delle energie e dell'emotività e ciò risulta di vitale importanza ed utilità soprattutto in una situazione di allenamento costante e di competizione sportiva imminente.

Si concorda, infatti, che a parità di preparazione fisico-atletica la differenza tra due sportivi è data dall'approccio mentale con cui si affronta l'allenamento e la competizione. È questo l'elemento chiave che rappresenta, a parer mio ma anche di illustri colleghi, quel quid pluris che caratterizza e determina i veri campioni, intendendo per tali coloro che riescono a replicare un risultato positivo e a renderlo costante preservando il proprio equilibrio psicologico ed emotivo. Molto spesso si dice che la dimensione psichica non è un aspetto allenabile o controllabile ovvero che lo status mentale non ha una significativa influenza sulla prestazione sportiva. In realtà è stato effettivamente dimostrato proprio il contrario. La capacità di concentrazione, di autocontrollo, la consapevolezza della personale modalità di approccio ad una competizione sportiva sono tutti aspetti sui quali è ragionevole lavorare e che è possibile potenziare così da poter affrontare la gara con il miglior equilibrio psicofisico raggiungibile.

Tra tutte, l'emozione che risulta la peggiore nemica della prestazione atletica a livello agonistico è l'ansia. Un sentimento tanto diffuso ed altrettanto temuto proprio perché capace di influenzare negativamente i risultati. Si tratta di uno status emotivo che certamente viene percepito come spiacevole, che ha anche lo scopo di predisporre il corpo ad interfacciarsi con una minaccia, nonostante questa non sia effettivamente reale o corrispondente proprio al livello di pericolo soggettivamente percepito. Lo stato di ansia, tecnicamente, innesca una massiccia attivazione del sistema nervoso simpatico che provoca una serie di alterazioni e quindi interferenze fisiche, biochimiche e endocrine.

Questo meccanismo contribuisce ad un precoce esaurimento delle risorse fisiche e mentali dell'atleta le quali portano, a loro volta, alla riduzione del potenziale livello di performance.Un'altra emozione che spesso avvince gli atleti in procinto di affrontare una competizione, e molto studiata nella psicologia legata allo sport, è la rabbia. La voglia smodata di riuscire a dare il massimo, ed anche più, spesso si trasforma nell'espressione di una forma di rabbia e rischia di tramutarsi in un atteggiamento aggressivo che può, a sua volta, portare a travalicare i confini di quanto praticato in allenamento e di quelle che sono le proprie capacità tecniche.

La rabbia può altresì essere la manifestazione di una frustrazione, per esempio a seguito di un infortunio subito o per una serie di risultati negativi ottenuti nelle precedenti competizioni. La rabbia potrebbe, ancora, celare un senso di rivalsa, nei confronti di un allenatore o di un compagno di squadra ma anche di se stessi.In ogni caso e qualunque sia la causa scatenante, l'atleta arrabbiato approccia alla gara con un atteggiamento poco produttivo, e che risulta essere il frutto di modalità di pensiero disfunzionali ed autodistruttive. Ma allora come fare?

Queste emozioni patologiche e che spesso compaiono con l'avvicinarsi di una o più competizioni non sono certo immediatamente eliminabili, ma sono assolutamente gestibili. È stato ampiamente dimostrato che le tecniche di allenamento mentale permettono all'atleta di riconoscere le proprie modalità di pensiero abituali e le emozioni ad esse collegate, e ciò rispetto alla veste di atleta ed al significato rivestito dalla competizione nel proprio immaginario.

Con questo sistema si impara a modificare le suddette emozioni ed a gestirle. Tra gli atleti è assai frequente il ricorso a tecniche di rilassamento e di visualizzazione, che vengono adoperate per accrescere le risorse mentali, allenandoli a confrontarsi e superare le situazioni più critiche, aumentandone insomma l'autocontrollo. La capacità di raggiungere uno stato di distensione è fondamentale nella preparazione di ogni sportivo. Va sottolineato che il rilassamento non coincide con uno stato di riposo, come si può pensare, ma in una normalizzazione delle funzioni vitali e, nello sport, a un loro migliore utilizzo. Permette, infatti, di creare una condizione psicofisica caratterizzata da una riduzione della tensione muscolare e da sensazioni psichiche introspettivamente percepite come benessere, serenità e tranquillità. Alcune tra le tecniche più utilizzate nella psicologia dello sport sono il Rilassamento Progressivo di Jacobson e il Training Autogeno di Schultz. Le tecniche di visualizzazione, invece, sfruttano un'altra grande amica dell'atleta: l'immaginazione. Tali tecniche partono, infatti, dal presupposto che ciascuno di noi possiede questa abilità mentale estremamente potente, una grande risorsa a cui poter accedere in qualsiasi momento e luogo.

Le tecniche di visualizzazione immaginativa possono servire, nella psicologia dello sport, per raggiungere una condizione di rilassamento, anche durante una gara importante. In questo caso, la tecnica consiste nell'immaginarsi all'interno di una situazione serena e confortevole, in un luogo reale o immaginario, in cui sia possibile trovare benessere psichico. A livello pratico, è essenziale che questa scena venga immaginata il più dettagliatamente possibile. Mentre si svolge l'esercizio si deve, infatti, prestare attenzione a tutti i particolari dell'ambiente: i colori, le luci, la temperatura, il momento della giornata, i suoni, il movimento delle persone e degli oggetti, le sensazioni tattili, uditive e olfattive, e, ovviamente, le emozioni provate. In questo ambiente immaginativo l'atleta potrà tornare ogni volta che desidera calmare e rilassare la mente.

La visualizzazione può, inoltre, essere impiegata per focalizzare un obiettivo che si intende raggiungere. In particolare, è stato dimostrato che visualizzare è particolarmente utile quando ci si concentra sul processo che ci permetterà di raggiungere il nostro scopo. L'atleta, attraverso questi esercizi, può crearsi l'immagine di sé stesso mentre è impegnato a perseguire i propri traguardi, e questo lo spronerà all'azione. I passaggi fondamentali per eseguire questa tecnica sono: definire un obiettivo, immaginare il processo di raggiungimento dello stesso, immaginare sé stessi mentre si compiono queste azioni. La visualizzazione va eseguita per almeno 5 minuti più volte al giorno. Questa tecnica permette all'atleta di arrivare preparato in gara e di gestire anche gli imprevisti perché già vissuti nella propria mente.In maniera molto simile, l'allenamento ideomotorio permette di esercitare specifici gesti tecnici, a livello mentale oltre che fisico, e di migliorarne l'esecuzione. Per la realizzazione di questa pratica è necessario focalizzare l'attenzione sulle singole porzioni di movimento che compongono la sequenza, dapprima concentrandosi solo sul proprio corpo, e in seguito anche sui pensieri e sulle emozioni che la accompagnano.

Spesso, nei giorni prima di una competizione, si trascorre molto tempo a immaginare la situazione di gara, arricchendola di tutti i dettagli possibili in base alle personali esperienze passate, visualizzando il momento dell'entrata e dell'esercizio, i giri, gli equilibri, i salti, i tanti maneggi e rischi. Molti atleti, professionisti e non, riconoscono ormai mente e corpo come facce di una stessa medaglia, entrambi imprescindibili al fine di ottenere grandi risultati.

 

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Scritto da

Dott. Massimiliano Loreto

Bibliografia

  • La preparazione mentale del giovane atleta. Pensare, allenarsi e vincere come i grandi campioni (Jim Afremow)
  • Comunicazione Assertiva: Imparare a Comunicare in Modo Efficace, Saper Dire di No Gestendo Ansia, Stress ed Esprimersi Senza Timore (Ludovico Crucitti)
  • Intelligenza emotiva: Che cos'è e perché può renderci felici (Daniel Goleman)

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