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Memoria e testimonianza: possiamo fidarci dei nostri ricordi?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

La memoria rappresenta un'abilità complessa e articolata che talvolta può ingannarci, portandoci a ricordare eventi mai accaduti realmente

23 LUG 2019 · Tempo di lettura: min.
Memoria e testimonianza: possiamo fidarci dei nostri ricordi?

L'essere umano è dotato di una serie di capacità chiamate funzioni cognitive, che gli permettono, tra le altre cose, di percepire, comprendere, parlare, pianificare, prestare attenzione, decidere e infine ricordare. La memoria rappresenta un'abilità complessa e straordinaria che ci permette di apprendere nuove informazioni, fissarle e richiamarle quando ne abbiamo bisogno. Ma non solo: grazie ad essa regoliamo le relazioni con gli altri e costruiamo la nostra identità attraverso il ricordo del nostro passato prossimo e remoto (memoria autobiografica). Quando infatti a causa di una patologia degenerativa o post-traumatica le aree cerebrali preposte al controllo di tale funzione cognitiva vengono danneggiate, a causa della conseguente amnesia si può andare incontro ad una perdita del senso di sé e della propria identità.

Spesso si suole ritenere che la memoria sia equiparabile ad una sorta di biblioteca o magazzino, ove tutte le informazioni acquisite nel corso della vita siano organizzate e disponibili, oppure si tende a parlare di "memoria fotografica", sottintendendo che tale processo sia in grado di "immortalare" l'esperienza, esattamente così come si è vissuta. Fu lo stesso Dante Alighieri, in un passo dell'Inferno, a scrivere: "O mente che scrivesti ciò ch'io vidi"…In realtà, le cose sono ben diverse.

Gli studiosi di psicologia cognitiva hanno proposto da tempo una descrizione articolata di tutti i processi che entrano in gioco quando viene attivata la nostra memoria: riassumendoli, si parla di memoria a lungo termine e a breve termine; di memoria esplicita (consapevole) e implicita (automatica, inconsapevole); di processi di codifica (registrare un'informazione), ritenzione (trattenere l'informazione) e recupero (richiamare l'informazione); e infine, si parla di memoria semantica, che conserva il significato delle conoscenze apprese, svincolate da coordinate spazio-temporali (es. ricordare le tabelline o che Parigi è la capitale della Francia) e memoria episodica che conserva le informazioni di cui si conosce la collocazione nello spazio tempo (es. ricordare dove e con chi eravamo a Natale dell'anno scorso, o il primo bacio o quando abbiamo visto un certo film). Se per la memoria semantica si può parlare di processo riproduttivo, lo stesso non si può dire per la memoria episodica/autobiografica: essa è infatti in larga parte un processo ricostruttivo poiché i ricordi di eventi quotidiani sono ricreati sulla base di conoscenze e intenzioni personali e influenzati da nuove informazioni acquiste nel frattempo. Inoltre, anche i processi attenzionali assumono un ruolo importante nel processo di codifica e recupero di un evento: se infatti durante un'esperienza la nostra attenzione fluttua, si focalizza solo su alcuni particolari o semplicemente non siamo ben "presenti" e consapevoli di quello che stiamo facendo, può accadere che molte delle cose che viviamo di fatto vengano perse.

Pertanto, il ricordo non è una fotocopia della realtà ma una ricostruzione personale dell'esperienza che ci porta, senza che ce ne accorgiamo, ad una possibile distorsione dei fatti vissuti e della realtà: le persone possono infatti ricordare cose mai avvenute e i "falsi ricordi" sono esperienze più comuni di quanto si creda. Vediamo altri fattori in grado di influenzare la memoria umana:

  • L'intervallo temporale tra la codifica di un fatto/episodio e il suo recupero
  • La durata di esposizione ad un fatto/episodio
  • La distrazione
  • La suggestionabilità e l'interferenza di altre informazioni sul fatto/episodio incorporate dall'esterno successivamente
  • La presenza di pregiudizi, aspettative e schemi mentali su come generalmente si svolgono le attività quotidiane
  • La tendenza a semplificare e ricostruire in modo coerente il proprio passato
  • I ricordi emergono meglio quando le condizioni della fase di codifica (emotive e constestuali) sono simili a quelle di recupero.
  • Livelli molto bassi o troppo alti di attivazione emotiva portano più facilmente a ricordi fallaci

Un interessante studio ha dimostrato come sia possibile indurre risposte fuorvianti in soggetti esposti all'osservazione di un incidente stradale e poco dopo interrogati diversamente su quanto accaduto: a metà del campione, venne posta la seguente domanda: "A che velocità andava (in Km/h) la macchina quando ha tamponato la vettura che la precedeva?". All'altra metà, venne invece domandato: "A che velocità andava (in Km/h) la macchina quando si è schiantata contro la vettura che la precedeva?". Dai risultati emerse che la seconda metà dei soggetti riportò, come risposta, una velocità media significativamente maggiore rispetto alla prima metà dei soggetti.

Come si può immaginare, ciò apre un profondo spunto di riflessione in merito alla psicologia della testimonianza. Negli anni, su questo argomento è stato prodotto molto lavoro scientifico (per una disamina completa, si vedano i lavori di Giuliana Mazzoni ed Elizabeth Loftus) e il tema è quanto mai attuale poiché emerge frequentemente all'interno delle aule di tribunale che vedono protagonisti colpevoli da identificare e minori vittime di violenza. Da una ricerca condotta nel 1998 (Well et al.) ad esempio, emerse come in un gruppo di 40 detenuti scarcerati in seguito a prova del DNA, il 90% era stato in precedenza condannato da testimoni oculari! Inoltre molto si è dibattuto e si dibatte in ambito neuroscientifico e giuridico circa la memoria nell'infanzia: gli studi dimostrano come la capacità di ricordare eventi autobiografici aumenti con l'età. Nel bambino sotto i sette anni si osserva il fenomeno dell'amnesia infantile, per cui si verifica un crollo del ricordo di eventi personali e una maggiore tendenza a rispondere sempre ed in modo distorto a domande suggestive/fuorvianti. Il falso ricordo di un evento può quindi essere facilmente indotto nei bambini, ma molto dipende da come (e quanto!) sono interrogati: commenti coercitivi, inducenti e insistenti, la tendenza ad introdurre elementi mai riportati dal bambino e il fatto di sottoporlo a domande e interrogatori ripetuti sono tutti elementi che riducono sensibilmente le probabilità di evocare un ricordo accurato e attendibile. Inoltre, il rinforzo del resoconto di falsi ricordi, agevola successivi ricordi fallaci.

In conclusione, l'essere umano non dimentica solo perché la memoria fallisce ma anche per la tendenza, comune a tutti, di produrre nuovi elementi e falsi ricordi. La memoria è un processo ricostruttivo e, ricostruendo, dimentichiamo. Il testimone ricorda dimenticando, per cui si può dire che il dimenticare sia parte del ricordare. Così, l'oblio è frutto di una interpretazione a ritroso degli eventi. Su questo, aveva ragione l'oratore ateniese Demostene quando sosteneva che l'uomo fosse "lo zimbello più facile di se stesso, perché quello che vuole che sia vero, generalmente lo ritiene vero".

L'articolo originale è apparso sulla rivista di Federfarma Varese "Farmacia Fiducia" nell'edizione di Luglio-Agosto 2015.

Scritto da

Dott. Stefano Lionetti

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