Malessere sociale e malessere individuale: esistono dei collegamenti?

Alcune riflessioni sulle nuove forme del disagio psichico.

27 NOV 2018 · Tempo di lettura: min.

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Photo by Eric Ward on Unsplash

In questo articolo l'autore pone in relazione alcuni aspetti dei cambiamenti sociali con le nuove forme di disagio psicologico, quali i disturbi narcisistici, borderline e depressivi.

È ormai noto come in questi ultimi decenni le forme della sofferenza psicologica e mentale abbiano subito alcune trasformazioni: la tipologia dei disturbi psicologici e mentali non è immutabile nel tempo ma prende forme strettamente legate al contesto sociale, culturale, economico e valoriale presente in un determinato periodo storico.

Un classico esempio chiarificatore che si porta in questi casi è rappresentato dai disturbi isterici.

Nel periodo storico a cavallo fra la fine dell'ottocento e i primi decenni del novecento la sessualità femminile era ridotta e finalizzata alla mera procreazione. Qualsiasi atto sessuale era considerato impuro e immorale e sconsigliato per le donne, che in ogni caso dovevano mostrarsi caste e pure, angeliche e sottomesse al marito e ben lontane dall'istinto "peccaminoso" e "animalesco" legato al piacere sessuale.

Oggi tale modello sociale di comportamento femminile è stato ampiamente superato e contemporaneamente anche la "malattia Isterica", che nel passato ne costituiva la sua espressione psicopatologica, oggi appare difficilmente osservabile.

Per poter comprendere le forme della nuova sofferenza psichica può venirci in aiuto la comprensione di alcuni importanti cambiamenti sociali che ne sono alla base.

A questo proposito appaiono illuminanti le riflessioni di un importante psicoanalista francese, R. Kaes, raccolte in un suo libro recente "Il malessere" (1).

In questo libro egli sottolinea come la sofferenza psicologica che serpeggia nella nostra civiltà contemporanea possa essere ben definita con la parola "Malessere", che rappresenta una condizione esistenziale dell'uomo moderno caratterizzata da una sofferenza globale e generale del suo essere al mondo, e dunque non relativa a specifiche porzioni della sua vita o delle sue relazioni.

Questo malessere, continua Kaes, è strettamente legato con le importanti trasformazioni che in questi ultimi decenni hanno attraversato i nostri Sistemi Sociali, Economici, Culturali e Valoriali.

Tali trasformazioni, e questo è il punto, hanno determinato un importante indebolimento delle funzioni di collante e di punto di riferimento che ogni istituzione sociale ha sempre rappresentato per ognuno di noi, per ogni cittadino, e soprattutto a livello inconscio.

Per semplificare, è un po' ciò che può avvenire in una famiglia quando la sua struttura affettiva e relazionale incomincia a indebolirsi, a disgregarsi, e dove a causa di ciò si allentano i legami familiari e si attenuano le funzioni genitoriali del padre, della madre, ecc.: in simili situazioni ogni componente della famiglia, soprattutto i figli, non ritrova più in essa i punti di riferimento e di sostegno di prima, e si ritrova più solo spaesato.

Analogamente a ciò che può avvenire in una famiglia, anche in una società in cui vengono meno o si attenuano le sue funzioni di collante sociale, e di punto di riferimento per i suoi membri, si allentano i legami sociali fra le persone, i gruppi sociali di appartenenza, fra i membri di uno stato con la sua Nazione.

In tale contesto le persone faticano a trovare identificazioni comuni che hanno la funzione di farle sentire membri di uno stesso gruppo, di una stessa nazione.

Si perde il senso della socialità, della famiglia, non si trovano più identità comuni a cui fare riferimento, non ci si sente più sulla "stessa barca" con altre persone in direzione di obiettivi comuni su cui convergere.

L'individuo incomincia a sentirsi solo e con sentimenti di "sradicamento" di fronte al mondo che ora egli vive come estraneo, lontano e sente che dovrà fare tutto da solo.

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Photo by Aliyah Jamous on Unsplash  

Per altri versi Bauman (2), un sociologo contemporaneo, descrive la situazione di sradicamento dell'uomo dai suoi riferimenti sociali e dal suo gruppo di appartenenza con il concetto di "liquidità": viviamo in una società "liquida", che ha perso la sua struttura di sostegno, e questo induce nell'uomo un analogo e dilagante senso di inconsistenza; è una società -  la nostra - affetta da una crisi dei sistemi di autorità, e che di conseguenza suscita nelle persone una crescente difficoltà a confrontarsi con l'esperienza del limite, dei limiti.

Gli esseri umani, oggi più che ieri, hanno più difficoltà ad appoggiarsi a norme e valori consolidati: tutto cambia, tutto è relativo.

Pensiamo solo a come il tradizionale concetto di Famiglia si sia aperto a molteplici alternative ed abbia "filiato" e prodotto nel tempo numerose tipologie di Famiglie diverse (3).

In questo clima sociale così cangiante dove il limite, i limiti - da ogni punto di vista - appaiono ormai demodé, vecchi armamentari sociali ed educativi del passato, ogni persona diventa paradossalmente più vulnerabile, insicura oppure, come reazione, si cristallizza in posizioni preconcette e dure; in altri casi prende a prestito identità prefabbricate, posticce.

Questi cambiamenti sociali non potranno pertanto che esprimersi, sul piano individuale, in un nuovo corredo sintomatologico che accompagnerà per almeno un tratto l'individuo del terzo millennio.

La cosa che a mio parere si è sottovalutata in questo processo di cambiamento storico sociale e valoriale è data dal fatto che si è individuato nel limite un freno al cambiamento, alla modernizzazione, all'evoluzione umana e psicologica, un ostacolo che si pone di traverso sulla via della realizzazione di ogni desiderio e impresa umana.

Con questa azione purtroppo si è "buttato via il bambino con l'acqua sporca", ammesso che tale immagine possa valere anche in questo caso, e che consiste nel non aver tenuto conto, probabilmente, che il concetto di limite esprime una doppia valenza, in cui l'altra faccia del delimitare è quella di contenere qualcosa, e nel contenere è in grado di dare forma a qualcosa.

Crescere, ammodernarsi, cambiare, significa ristrutturare i limiti e le forme in modo più complesso e articolato, e non semplicisticamente abbattere i limiti attuali.

Sarebbero numerosi gli esempi da portare a testimonianza di ciò.

Dalla fragilità della struttura sociale a quella familiare e a quella individuale

La società "liquida crea famiglie "liquide", scarsamente formate nella loro struttura affettiva e relazionale, con una attenuazione ed insieme una scarsa differenziazione nei ruoli della genitorialità (genitorialità sfumate, intercambiabili nei ruoli e funzioni).

Ciò non potrà fare altro che generare al suo interno individualità poco strutturate: la fragilità dei limiti e delle forme si declina, rispetto alla evoluzione del soggetto nella sua famiglia, in una scarsa differenziazione Sé-altro, legata al permanere nel tempo di importanti legami narcisistici; in una scarsa definizione della propria identità ed inadeguata elaborazione realistica dei propri desideri ed aspirazioni.

Paradossalmente, oggi, non si punisce o non si richiama chi infrange i limiti, chi attacca le strutture sociali, le istituzioni, ma si punisce chi cerca di farle rispettare, di introdurle in contesti in cui la loro mancanza lascia spazio a scorrerie di ogni genere.

A proposito di genitorialità sfumate Daniele Biondo, uno psicoanalista che si occupa del mondo adolescenziale, mostra come esse diano come risultato una frattura generazionale quando lo scambio comunicativo fra le generazioni si assottiglia sempre di più, denunciando in tal modo la rinuncia dei genitori ad offrirsi come modello affettivo, relazionale,impoverendo così la trasmissione e l'uso di strumenti di lettura della realtà odierna, proprio ora che appare certamente più complessa rispettò al passato.

In particolare, la mancanza di una comunicazione verbale, affettiva, e la scarsa consistenza di figure guida che sostengano una elaborazione psichica delle esperienze dei figli, impoverisce in loro la funzione del pensare, affievolendo in tal modo la costruzione e lo sviluppo della mente, apparato fondamentale che si pone fra il corpo, l'agire e la realtà esterna.

A causa di ciò la sofferenza dell'adolescente nella nostra società post-moderna si manifesta in forme diverse ma aventi un comun denominatore rappresentato dalle condotte agite, dai disturbi narcisistici, dalle dipendenze patologiche, dagli incidenti stradali, fino alla violenza e alle condotte più autodistruttive, quali anoressia e bulimia, cutting (il tagliarsi), scarificazioni della pelle, ecc.

Dall'impulso all' azione, per mancanza di quella camera di decompressione, di rielaborazione e trasformazione mentale dell'impulsività corporea rappresentata dal contenitore mentale e dal suo motore trasformativo rappresentato dal pensiero, l'unico che può lavorare attorno alla costruzione dei limiti e alle differenziazioni fra se e l'altro, fra il mondo esterno e il mondo interno, e così via.

In altri termini è una rinuncia a differenziare la realtà, a introdurre norme, valori, modelli di riferimento, a valorizzare la funzione del pensare differenziandola dall'agire, e a differenziare la dimensione privata, intima da quella pubblica. Con la nuova cultura "social" il privato, il familiare diventa pubblico, sociale, in una sorta di cortocircuito che brucia in un istante la dimensione della intimità, esperienza fondamentale, questa, per ogni crescita umana.

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Photo by Riccardo Mion on Unsplash  

Anche la depressione non è più la stessa di prima

Abbiamo prima accennato al cambiamento della forma dei sintomi e dei disturbi psicologici come conseguenza delle trasformazioni sociali e culturali in atto, dove i disturbi di personalità borderline o di tipo narcisistico hanno preso il posto delle classiche nevrosi. A tal proposito Green sostiene come il paziente borderline sia diventato il nuovo paziente paradigmatico della psicoanalisi.

Per M. Benasayag e G. Schmit queste "nuove" sindromi, si esprimono in un generico malessere difficile da decifrare, caratterizzato da una tristezza diffusa che caratterizza anche la nostra società, e che rappresentano i precipitati di una sofferenza più generale (e generica) che si staglia sullo sfondo sociale in cui viviamo, in una relazione di reciproca continuità.

Rossi Monti, in un suo recente lavoro, continua la riflessione sulle nuove patologie e sui cambiamenti sociali e culturali sottesi soffermandosi in particolare sulle nuove forme di depressione.

Sottolinea come la malattia depressiva classica abbia subito una trasformazione qualitativa tale che gli attuali sistemi di classificazione diagnostica non sono in grado di intercettare; e dove ai tradizionali temi del peccato, della colpa e della espiazione si sono piano piano sostituiti i temi della contemporaneità, nati nella nuova cultura dell' "impresa e della iniziativa": all' angoscia della colpa è subentrata l' angoscia per la inadeguatezza , del vuoto, del deficit per la performance, o per la vergognosa insufficienza.

Le nuove depressioni sono pertanto caratterizzate da disforia, rabbia, senso di vuoto, solitudine, delusione e vergogna, senso di irrealtà, di inconsistenza e si inseriscono nelle strutture di personalità borderline e narcisistiche.

In tale contesto sociale competitivo, anche il rapporto con il limite si è capovolto: il limite oggi non è più un punto di riferimento psichico, metapsichico e sociale la cui presenza conferisce stabilità e sicurezza alle organizzazioni psichiche e sociali, ma è diventato uno stimolo per essere infranto, superato.

L' angoscia di castrazione ha lasciato posto al timore dello scacco esistenziale che si manifesta in depressioni che evolvono in suicidi collettivi, di coppia, e dove il senso di indegnità lascia posto al senso di fallimento.

La psicoterapia psicoanalitica dei nuovi pazienti

È naturale come di fronte ai cambiamenti delle forme della sofferenza, anche l'approccio di lavoro dello psicoanalista sia - da tempo - al centro di un dibattito costruttivo di rinnovamento e di riadattamento alle nuove forme di psicopatologia.

Ad esempio, In un recentissimo convegno Nazionale su "Psicoterapia psicoanalitica e mutamenti sociali" (Bologna 2015) organizzato dalla Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica, di cui faccio parte, si è affrontato proprio il tema dei nuovi pazienti e della necessità di importanti modifiche dell' approccio psicoterapeutico.

Il cuore del lavoro psicoanalitico con i nuovi pazienti, non è più la risoluzione dei loro conflitti interni, la cui cristallizzazione dava luogo nel passato alle diverse forme nevrotiche.

Oggi, la possibilità di vivere una conflittualità all'interno del paziente rappresenta più un obiettivo da raggiungere che un punto da cui partire.

I pazienti di oggi esprimono sofferenze primarie del Sé derivanti da una strutturazione povera e lacunosa, che rende l'Io debole e incapace di sostenere adeguatamente le vicissitudini della loro vita emozionale.

Il lavoro psicoterapeutico ha oggi l'obiettivo di offrire un "ambiente strutturante al paziente" (Laurora) e nel collocare la nostra risposta terapeutica a livello di quelle aree primarie in cui si fonda il sentimento di valore del Sé e dell'altro, e che consenta la nascita di un sano narcisismo.

Bibliografia

  • Bauman Z. (2011) Modernità liquida. Laterza
  • Benasayag M.,
  • Schmit C. (2003) L' epoca delle passioni tristi. Feltrinelli
  • Biondo D.Patologie civili e nuovi adolescenti. Centro Psicoanalitico Romano
  • Donadoni C. (2016)Immigrazione e genitorialità difficili. Psicobiettivo
  • Kaes R. (2013). Il malessere. Borla
  • Laurora E. (2015) Nuove frontiere nella Psicoterapia Psicoanalitica. Convegno Nazionale S.I.P.P. Bologna
  • Monti R.M. Psicopatologia e figure del presente.
  • Nicolò A.M. (2009). Pelle per comunicare, pelle da danneggiare: riflessioni su scarificazioni e self cutting in Adolescenza. Centro Psicoanalitico Romano.

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Scritto da

Claudio Dott. Donadoni

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