LUTTI ED ABBANDONI NEGLI STATI LIMITE

La perdita di una persona amata comporta la necessità di svincolare l’investimento affettivo (libido) dal defunto e spostarlo su un oggetto sostitutivo.

13 FEB 2015 · Tempo di lettura: min.

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LUTTI ED ABBANDONI NEGLI STATI LIMITE

Perché insorga una personalità limite, occorre un trauma affettivo (cioè un eccesso di carica pulsionale che giunga all'Io in un'epoca in cui questo non sia in grado di farvi fronte e che determini nell'Io un esaurimento funzionale in vista di un adattamento che risulta impossibile), detto "disorganizzatore precoce", nell'epoca compresa tra il secondo stadio anale e l'instaurarsi del complesso di Edipo.

Ciò impedisce alla fase edipica di instaurarsi come secondo organizzatore della vita psichica e inserisce il soggetto in una condizione che Bergeret definisce "tronco comune degli stati limite", che rappresenta l'avvio della struttura borderline. Il soggetto entra, perciò, in una pseudo-latenza precoce, evitando i contenuti libidici dell'Edipo, pseudo-latenza che coprirà l'intera adolescenza. Il soggetto è asintomatico, tanto più che il trauma affettivo precoce passa inosservato. La sua organizzazione psicologica contiene comunque qualcosa di immaturo, di incompleto, di provvisorio, anche a fronte di un'adolescenza priva di contenuti libidici o sessualizzati. Il tronco comune va incontro a evoluzioni diverse.

Persistenza di una organizzazione non strutturata

Una prima possibilità è quella di una persistenza di questa organizzazione non strutturata, tesa alla conservazione di un equilibrio narcisistico difensivo e regressivo, che può presentarsi come condizione caratteriale o perversa. Se, invece, come sovente accade, interviene un secondo trauma, il "disorganizzatore tardivo", solitamente un trauma affettivo, una frustrazione degli elementi ideali del soggetto o una perdita vissuta in termini di abbandono, emerge una fortissima crisi d'angoscia, che segna l'esordio della sintomatologia conclamata del paziente, una condizione destinata a restare costante.

A questo punto il tronco comune si ramifica e lascia esprimere diverse forme della condizione borderline, tutte fondate su analoghi presupposti psicodinamici, ma fenomenologicamente espresse in modi diversi. Un'evoluzione è quella verso la depressione melanconica o il disturbo bipolare. Altri soggetti sviluppano una sintomatologia ansioso-fobica assai grave. In entrambi è presente Altri ancora precipitano in una gravosa regressione ipocondriaca, dove il corpo viene investito in senso protettivo, autoconservativo e narcisistico, per evitare ulteriori rischi di scompenso depressivo. In tutte le forme di espressione sintomatologica descritte, il rischio dello scompenso depressivo, il senso del pericolo e della perdita, rappresentano l'aspetto unificante e caratteristico della sofferenza nella condizione borderline.

La dipendenza passiva

Il modo di interagire e di stabilire relazioni da parte del paziente borderline rispecchia una condizione di dipendenza passiva e insieme di manipolazione dell'oggetto, che in tal modo egli tenta di non perdere, di controllare e dominare, rispecchiando in ciò una modalità di rapporto con i genitori introiettati in epoca pre-genitale e restando sempre come un "piccolo dipendente da due grandi". Si tratta di una sorta di rapporto diverso da quello "triangolare" dell'Edipo; è una "triade narcisistica", secondo un'espressione di Grunberger, che rispecchia non già il rapporto maturo di conquista della relazione d'oggetto, ma una necessaria e costante necessità di rinforzo e sostegno.

In ciò, il paziente resta a un livello intermedio anche rispetto alle posizioni descritte da Melanie Klein: schizo-paranoide e depressiva, senza, cioè, la possibilità di intervento di meccanismi riparativi. Da questo stato, tra l'altro, consegue l'impossibilità della strutturazione di un Super-Io maturo, mentre l'Ideale dell'Io resta ipertrofico a esercitare continue richieste, la cui delusione induce costanti possibilità di scompenso depressivo. I meccanismi difensivi principali osservati da Bergeret sono la scissione, l'evitamento e la proiezione. La scissione non riguarda l'Io, ma solo l'oggetto, che deve essere conservato come interamente buono.

L'evitamento è presente come elemento massiccio di protezione nei borderline con fobie, che sono solitamente gravi, intense e limitanti. In questa successione di evitamento e fobia si riuniscono anche meccanismi proiettivi (proiezione dell'angoscia, cioè dell'oggetto interno negativo) e anaclitici (dipendenza dall'oggetto buono). Il processo terapeutico con il paziente borderline è lungo e complesso. Nell'espressione "lavoro del lutto", introdotta da Freud nel lontano 1915 in "Lutto e Melanconia" (Sigmund Freud, Lutto e melanconia, OSF Volume 8°, Boringhieri, 1980) è insita la nozione di processo energetico di trasformazione che è strettamente connessa a quella di elaborazione psichica che indica il lavoro compiuto dalla mente per dominare il surplus energetico derivante dall'evento traumatico attraverso lo stabilirsi di operazioni di connessione e vincolamento. L'esperienza del lutto è ovviamente una esperienza di perdita: nella nostra esistenza vi sono alcuni oggetti su cui abbiamo fatto degli investimenti libidici.

Improvvisamente qualcuno viene a dirci che abbiamo perso tutto il patrimonio che avevamo depositato su quell'azione! Ci sentiamo distrutti e amputati: un grave furto energetico è stato perpetrato ai nostri danni. Nessuno accetta mai volentieri una perdita e usualmente si ricorre al rigetto della realtà; è proprio l'esame di realtà che ci dice che quell'oggetto non esiste più e che quindi la libido investita dovrà essere sottratta dall'oggetto in questione. Un lavoro doloroso e impegnativo che le persone tentano di rimandare o evitare intrattenendo rapporti sempre più stretti con l'immagine interna dell'oggetto perduto. BIBLIOGRAFIA American Psychiatric Association: DSM IV. Ed. italiana. Masson 1996 Jean Bergeret: Depressione e stati limite. Il pensiero scientifico ed. 1976 Jean Bergeret: La personalità normale e patologica. Ed. Cortina 1984 Otto Kernberg: Sindromi marginali e narcisismo patologico. Ed. Boringhieri 1978 Otto Kernberg: Disturbi gravi della personalità. Ed. Boringhieri 19

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Scritto da

Prof. Dott. Capponi Alessandro

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