Ludopatia e gioco compulsivo

Qualunque gioco, apparentemente innocuo se praticato occasionalmente, può diventare d’azzardo nella misura in cui crea dipendenza e quindi patologia.

25 MAR 2014 · Tempo di lettura: min.
Ludopatia e gioco compulsivo

La “ludopatia” o dipendenza da gioco d’azzardo, ha oggi diverse facce legate alla maggiore facilità di giocare attraverso internet, scommesse,  hot machine, gratta e vinci, lotto e superenalotto. La figura tradizionale del giocatore , quella che siede ai tavoli da roulette o baccarà, nelle bische e nei casinò, è potentemente mutata nei tempi moderni essendo questi giochi, come gli altri menzionati, ormai alla portata di tutti, di ogni estrazione ed età, nelle tabaccherie, nei bar e nei pub, aumentandone oltremodo la pericolosità.

Chi comincia, parte con piccole cifre credendo di potersi fermare quando vuole, ma spesso ne diviene ossessionato, spinto dall’idea incoercibile di tentare ancora, inseguendo la speranza di una vincita consistente, tale da riuscire a modificare per sempre la propria vita. Si fa ingresso allora nella categoria dei disturbi compulsivi e della difficoltà di controllare gli impulsi.

Giovani senza una strada che realizzi le proprie aspirazioni, donne insoddisfatte ed infelici, madri e spose apparentemente lontane da tutto ciò, ma disposte a tutto pur di puntare ancora una volta, costrette da un impulso irrefrenabile a rubare soldi o carte di credito ai propri familiari, a contrarre prestiti, a ricorrere a menzogne e bugie di ogni specie. Un circolo vizioso alimentato dall’inseguire un’illusione che provoca rabbia, frustrazione, sensi di colpa e disistima. Chi ne resta preda, perde ogni interesse nella realtà circostante e distrugge le relazioni affettive che diventano sempre più difficili e intaccate dalla sfiducia, dalla diffidenza, dalla vergogna.

Il meccanismo è molto simile a quello della tossicodipendenza. Quando si prende consapevolezza della situazione è già molto tardi e smettere diventa una lotta contro sè stessi di grande violenza. Come per chi assume droghe, infatti , rinunciare a giocare provoca vere e proprie crisi di astinenza con ansia, tachicardia, sudorazione e nervosismo. Si perde interesse per sé stessi, per la propria persona, per i propri legami affettivi.

Il gioco infatti alimenta la ricerca di emozioni lontane dalla routine quotidiana, creando a livello mentale una eccitazione che altera la visione della realtà, allontanando dai problemi di ogni giorno che vengono considerato come tristi, deludenti, scoraggianti. La terapia per questa patologia parte da una forte motivazione personale senza la quale si va incontro a inevitabili regressioni e fallimenti. Tuttavia è indispensabile anche il sostegno e il coinvolgimento della famiglia per aiutare a recuperare quei sentimenti che il comportamento patologico ha messo a dura prova e, spesso, distrutto.

Scritto da

Dott.ssa Lilia Di Rosa

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