L'ombra si trasforma in vuoto

"Adesso sarete contenti" sono le parole lasciate da una ragazza di 12 anni di Pordenone che si è lasciata andare dalla finestra della sua camera, nel vuoto.

19 GEN 2016 · Tempo di lettura: min.
L'ombra si trasforma in vuoto

"Adesso sarete contenti" sono le parole lasciate da una ragazza di 12 anni di Pordenone che si è lasciata andare dalla finestra della sua camera, nel vuoto. Quel vuoto che si portava dentro e che l'ha inghiottita, piano piano, con calma, senza fretta, nel silenzio, nell'indifferenza e nell'incomprensione.

Forse l'ipotesi di atti di bullismo o di bullismo online, non lo sappiamo. Quelle parole fanno però riflettere, pensare. Devono far riflettere e pensare.

Così come fa riflettere il fatto che nessuno degli adulti si sia accorto di un disagio così forte, potente da condurre una ragazza a gettarsi dalla finestra.

Cosa è andato in corto circuito? Cosa non ha funzionato?

L'uomo è fondamentalmente essere relazionale, fatto per condividere, per scontrarsi, per costruirsi in un rapporto creativo nel quale le luci e le ombre svolgono un ruolo fondamentale nella ricerca di contatto che permette poi integrazione, appartenenza e sviluppo.

Il disagio di questa ragazza, come il disagio di molti ragazzi di oggi, è come un 'ombra nella vita. Una relazione quella con i pari che non decollava, da qui la mancanza di integrazione. Un'ombra la relazione con i genitori, e in generale con il mondo degli adulti, che non riusciva a riempire quel vuoto che alla fine l'ha inghiottita. Potremmo pensare al disagio come a qualcosa che esiste, che riempie la vita, che fa parte di essa come l'ombra per la luce. È necessario contemplarlo nelle nostre relazioni e soprattutto nelle relazioni degli adolescenti.

Genesi del disagio

Possiamo rappresentare il disagio anche come una opacità, rappresentato in parte dal tipo di modernità che stiamo vivendo. In quest'ottica leggiamo l'incapacità dei genitori di assumersi fino in fondo il proprio ruolo educativo genitoriale, così come l'impossibilità da parte dei giovani adolescenti di percepire modelli stabili e punti di riferimento concreti e certo. Leggiamo così la genesi del disagio in una dimensione legata alla frantumazione della modernità attuale.

Il termine frantumazione diventa la chiave interpretativa di un mondo che fa fatica a mettere insieme identità, vissuto, cultura e società. Ogni attività è regolata dal provvisorio del tempo e dello spazio. Ciò che oggi si costruisce, domani non c'è più perché lascia lo spazio alla necessità dell'adeguarsi; le opportunità vanno colte al volo, vano sviluppati bisogni nuovi in base ai nuovi desideri che l'adeguamento percepisce. Siamo di fronte a una modernità liquida dove «vengono forniti solo finimenti con chiusura lampo, e il loro punto forte è la facilità con cui possono essere attaccati la mattina e staccati la sera (o viceversa)» (Bauman, 2011, 197). Frantumazione, allora, intesa come disintegrazione, come il trovare se stessi e la propria rete sociale, immersi in una nuova leggerezza e fluidità sempre più mobile e sdrucciolevole, mutevole ed evasiva.

Cosa devono fare gli adulti?

Compito fondamentale degli adulti è allora quello di accompagnare i figli adolescenti verso l'incontro tra la frantumazione interiore della propria identità e la frantumazione del mondo esterno che avvolge e costringe nella ricerca comune di un integrazione che sviluppa e fa crescere. Fatta propria questa consapevolezza il percorso si dipana secondo tre direttrici:

  • relazione interpersonale: al centro si mette il proprio io, ma l'Io senza un Tu è segno di una frantumazione di base che fa male e provoca disagio a qualsiasi età;
  • appartenenza sociale: quando prevale un senso di inadeguatezza e di impotenza e l'individuo fatica a sentirsi costruttore-attore di una realtà sociale arriva ad una a una vera e propria esclusione e non appartenenza alla vita sociale;
  • relazione con se stessi: l'intimo rapporto con il progetto di sé.

Elementi questi con cui per primi gli adulti dovrebbero confrontarsi e cercare un proprio adattamento e una propria integrazione. ascoltare se stessi, allora, per essere capaci di ascoltare il grido degli altri, per fare in modo che il vuoto possa essere riempito da relazioni valide e reali e così non inghiottire nessuno.

Scritto da

Dott. Marco Volante

Lascia un commento

ultimi articoli su bullismo