Lo svincolo: un affare di famiglia

Nel corso del suo ciclo di vita, la famiglia va incontro a diverse fasi. In questo articolo parlerò dello svincolo, momento in cui il giovane adulto si prepara ad uscire dal nucleo familiare

3 MAG 2021 · Tempo di lettura: min.

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Lo svincolo: un affare di famiglia

L'arco di età che va dall'adolescenza ai trent'anni può essere considerata come l'età in cui ci si distacca dalla famiglia. Questo processo viene detto "svincolo" o "separazione" e si conclude con l'allontanamento fisico e/o emotivo del giovane dalla famiglia ed è siglato da rituali più o meno formalizzati (es. matrimonio, trasferimento...). Questo movimento non riguarda solamente il singolo bensì è un vero e proprio affare di famiglia che costringe tutti i membri a riorganizzarsi in maniera più o meno funzionale in base alla maturità dei singoli e dell'intero sistema. Questo processo è di particolare importanza nel ciclo vitale della famiglia e richiede notevoli sforzi e riaggiustamenti: proprio per questo è uno dei periodi in cui vi è maggiore incidenza di disturbi psicopatologici, in particolare esordi psicotici.

Una po' di storia...

Nel suo libro "Il distacco dalla famiglia" (1983), Haley vede nel distacco del giovane dalla famiglia un delicato momento per tutti i membri, nel quale possono presentarsi diversi problemi, i quali, se gravi, possono ostacolare il passaggio al successivo stadio della vita, ossia l'allontanamento del figlio dal nucleo familiare e la riorganizzazione conseguente da parte dei genitori. Haley individua nella società un gruppo di giovani che hanno comportamenti non comuni, combinano guai o sono apatici e senza risorse, i cosiddetti falliti di professione nella vita, i quali costringono la famiglia a rimanere coinvolta, anche se nel ruolo di respingerli di continuo.

Questi giovani dai comportamenti difficili e dai sintomi importanti stanno in realtà rispondendo in maniera adattiva ad una situazione sociale "pazza". Prima di arrivare a questa concezione sistemica della psicopatologia, il giovane "pazzo" è stato inquadrato in diverse maniere dai terapeuti nel corso del tempo. Nel diciannovesimo secolo la psichiatria europea ha diffuso l'idea che nei giovani difficili vi fosse un qualche tipo di disturbo organico o genetico il che ha portato a conseguenze significative: questi giovani sono stati individuati come "malati", istituzionalizzati e rinchiusi in ospedali nei quali venivano somministrati importanti dosi di medicinali, causando effetti collaterali a livello neurologico spesso irreversibili. A livello terapeutico il terapeuta presuppone di essere in relazione con una persona "difettata", con capacità limitate: in questo senso Haley sostiene che è "come partecipare a un torneo di scacchi con l'idea che i vostri avversati abbiano capacità cognitive limitate".

Con tali premesse il trattamento terapeutico non portava a nessuna speranza di remissione nella famiglia. Con l'avvento della teoria psicodinamica si inizia a pensare che, similmente alla teoria organica, l'individuo avesse in sé un qualche disturbo indipendente dalla situazione sociale, ponendo quindi l'accendo sul singolo, non sulla diade o sulla triade: i comportamenti devianti sarebbero la manifestazione di idee ed esperienze passate rimosse ed escluse dalla coscienza. In questa concezione i sintomi non venivano interpretati come conseguenza di una particolare situazione sociale, ma come comportamenti irrazionali e derivati dal passato. In questo senso il focus è sul lato negativo delle persone ed implicitamente vengono accusati i genitori del problema presente. La terapia si limita così al pensiero e alla riflessione. In seguito, sulla scia della teoria cibernetica, si diffonde la teoria dei sistemi: per la prima volta gli esseri umani vengono concepiti come gruppi, che reagivano tra di loro in maniera omeostatica. In questo senso le cause del comportamento sono attuali ed alcuni avvenimenti possono essere considerati prevedibili: tuttavia la teoria dei sistemi ha rischiato di diventare più una teoria su come una famiglia rimane la stessa, piuttosto che puntare sul cambiamento dell'organizzazione. Infine con la teoria del doppio legame è stato possibile descrivere la comunicazione in termini di livelli, i quali potevano essere conflittuali e generare paradossi, nei quali non vi è nessuna risposta accettabile. Tramite questa teoria si è cercato di spiegare le situazioni di apprendimento degli schizofrenici.

Haley sostiene che tali approcci sono risultati insoddisfacenti nel corso degli anni e che nel suo pensiero si è rafforzata l'idea che tutti gli animali superiori hanno una tendenza inevitabile ad organizzarsi ed a farlo secondo gerarchia: in questo senso una cattiva organizzazione della famiglia genera un altrettanto tipo di comunicazione che porta a processi di pensiero disadattivi nel giovane. La psicopatologia è quindi risultato di un cattivo funzionamento dell'organizzazione ed è importante che il terapeuta abbia in mente che ciò che le persone fanno non è guidato da aggressività o ostilità, ma, per quanto apparentemente distruttivo possa sembrare il comportamento, è fondamentalmente protettivo.I giovani "pazzi" si sacrificano per stabilizzare le proprie famiglie, ossia il sistema.

L'incapacità di distaccarsi dalla famiglia

Già in passato era evidente che esiste uno stadio in cui il giovane se ne va di casa o comunque inizia il proprio distacco emotivo, ma questo non è mai stato connesso al funzionamento della persona. Haley sostiene che è evidente che il periodo di maggiori cambiamenti vi è quando qualcuno entra nell'organizzazione o la lascia.

Nell'andamento "normale" del ciclo di vita della famiglia i giovani terminano gli studi e cominciano a lavorare e quando sono sufficientemente autonomi si spostano da casa e formano un nucleo familiare autonomo. La famiglia cambia così organizzazione e, mentre in alcune famiglie questo è solo un piccolo turbamento, in cui i genitori sentono quasi un sollievo nell'avere di nuovo una vita di coppia senza il figlio, in altre l'allontanamento del giovane presenta dei problemi e delle difficoltà nella riorganizzazione.

La difficoltà assumerà forme diverse in base al tipo di organizzazione precedente: ci si potrebbe trovare di fronte ad una famiglia con un solo genitore, in cui spesso la madre vive con la propria madre e la riorganizzazione riguarda questa diade; talvolta invece il nucleo familiare è composto unicamente da madre e figlio e in questo caso la riorganizzazione potrebbe essere maggiormente problematica. Nel caso in cui invece sono presenti entrambi i genitori, questi si troveranno dopo tanto tempo nuovamente soli e nel caso in cui non avessero affrontato problemi grazie alla presenza del figlio, questi vanno ora presi in considerazione. Haley sostiene che "quando una famiglia è in grosse difficoltà perché un figlio se ne sta andando di casa, vi è un modo in cui il problema può essere risolto e la famiglia può stabilizzarsi: il figlio può restare a casa": il giovane può infatti sviluppare un qualche problema che faccia di lui un "fallito", in modo tale che continui ad avere bisogno dei genitori e che l'organizzazione resti la stessa.

Nel momento in cui il giovane adotta questa soluzione, vi sono due modi in cui la famiglia può stabilizzarsi secondo Haley: la prima modalità è collocare il giovane in un istituto e fargli assumere medicinali, collocandolo così nella posizione di "malato" e reprimendolo. In un altro caso il figlio potrebbe condurre un'esistenza fallimentare e fungere da stabilizzatore in quanto i genitori continuano ad avere l'attenzione sul figlio che regolarmente fallisce. In ogni caso i genitori non modificano la loro reciprocano relazione, ma restano bloccati e le loro difficoltà non si risolvono in quanto ogni volta che c'è un problema si introduce il figlio, "proprio come se fosse nella stanza". Queste crisi familiari avvengono per lo più, come detto in precedenza, nel periodo tra la tarda adolescenza ed i trent'anni, ma potrebbero accadere anche più tardi, ad esempio talvolta un figlio che se ne è andato di casa potrebbe ritornare quando il fratello minore se ne va. In questa fase della vita i giovani tendono normalmente a stringere relazioni all'esterno della famiglia, avviandosi verso relazioni più importanti fino alla creazione di una propria famiglia: in realtà nelle famiglie in cui vi sono problemi di svincolo è necessario che il giovane rimanga coinvolto a casa e vengono attuati comportamenti che impediscono lo stabilirsi di relazioni intime al di fuori della famiglia. I confini intorno alla famiglia sono così rigidi ed impermeabili in modo tale che l'unico coinvolgimento sia con la famiglia stessa. Il giovane sarà quindi timido e le uniche amicizie possibili saranno brevi e con coetanei instabili e "falliti". Come detto in precedenza, Haley identifica questi giovani come "falliti di professione", di fatti ogni volta che si avvicinano al successo, fanno qualcosa per sabotarsi. L'area del successo può variare di famiglia in famiglia, in alcuni casi può riguardare l'ambito della scuola, in altri quello del lavoro. Nel primo caso spesso il giovane abbandona gli studi oppure lascia l'università prima della laurea, mentre per quanto riguarda il lavoro il giovane potrebbe non trovare lavoro, oppure sabotarsi nel momento in cui lo trova.

"Questo non è il momento di riunirsi ma è un momento di separazione. L'arte della terapia consiste nel ricondurre il giovane alla famiglia affinchè possa poi distaccarsi per una vita più indipendente". (Haley, 1983)

 

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Scritto da

Dott.ssa Sara Cignini

Bibliografia

  • Haley, J. (1983), "Il distacco dalla famiglia". Casa Editrice Astrolabio

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