​Lo spazio vissuto nella contemporanea epoca narcisistica

L'articolo riguarda la più diffusa problematica psicopatologica relativa al contesto sociale occidentale: il narcisismo

11 LUG 2018 · Tempo di lettura: min.
​Lo spazio vissuto nella contemporanea epoca narcisistica

Sempre più spesso ci capita di sentir parlare di narcisismo, come sinonimo di egoismo, egocentrismo, nel senso cioè di un individuo che ostacola la convivenza pacifica. In realtà, questo termine - come fa notare A. Lowen – indica una condizione sia individuale-psicologica, che culturale. C. Lasch parla infatti di "cultura del narcisismo"; e i più recenti studi nel campo della psicologia sociale pongono l'accento su come dal contesto storico-culturale dell'epoca freudiana, ove la fame e la guerra favorivano la spinta all'appartenenza sacrificando il singolo per il bene comune, siamo passati adesso ad un contesto in cui, attenuatesi quelle spinte aggreganti, il rapporto tra l'individuo e la società è profondamente mutato, e valore decisivo è divenuto l'autorealizzazione.

La personalità narcisistica ha così sostituito l'isteria, divenendo quindi la personalità di base del nuovo contesto sociale. A livello individuale-psicologico la fondamentale preoccupazione per il narcisista risiede nella propria immagine a discapito dei sentimenti, del bisogno primario di essere amati e di amare, dell'integrità e della dignità, perseguendo come massima aspirazione il potere, il successo, l'accumulo di ricchezza, il controllo e la manipolazione degli altri. Mantenendo un focus allargato alla prospettiva sociale e comunitaria, il narcisismo implica una perdita di valori umani, di mancanza di interesse per l'ambiente, per la qualità della vita, per i propri simili. È chiara l'assurdità intrinseca ad una tale condizione, che produce una totale assenza di scrupoli soprattutto appunto nei confronti dell'ambiente, dello spazio vissuto, che si concretizza nell'inquinamento dell'acqua, dell'aria, della terra, nella cementificazione delle aree verdi, nella distruzione degli ambienti una volta incontaminati.

Una società che sacrifica l'ambiente naturale al profitto e al potere rivela una profonda insensibilità per quelle che sono le più reali e autentiche esigenze umane. L'ambiente intorno a noi, lo spazio delle nostre città, diviene allora intriso di morte, diviene tomba! Il senso di oppressione derivante dalla mancanza degli spazi aperti, alimenta la nostra ansia; e alimenta anche la nostra rabbia che ci porta a liti furiose, che in altri contesti e in altri ambienti, forse, non nascerebbero. È innegabile che le peggiori liti tra marito e moglie avvengono nell'angusta ristrettezza delle grigie mura domestiche, a riprova che l'ambiente in cui ci troviamo è una variabile fondamentale che incide sul nostro comportamento.

E seguendo la magistrale lezione di K. Lewin, non intendiamo l'ambiente qui solo in senso fisico, ma anche in senso psicologico e biologico; carico degli eventi che sono accaduti, ma anche di quelli che potrebbero accadere…(e in questo momento in nostro pensiero va a quanti lavorano e/o vivono nelle vicinanze del polo petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusta). Crescono così inevitabilmente i segni della sofferenza umana e dello smarrimento, legati alla trasformazione radicale dello spazio vissuto in un ambiente sempre meno accogliente e sempre più ambiguo, ostile, oscuro e malintenzionato; in una radicale amplificazione di un nostalgico bisogno di spazi rispettosi dell'umana presenza, che offrano un maggiore e più adeguato contenimento alla nostra angoscia. Dicendo queste cose ci stiamo riferendo al modo in cui ciascuno di noi vive soggettivamente lo spazio che ci circonda e che ci sommerge, che contribuisce alla metamorfosi dei nostri stati d'animo, e delle nostre emozioni.

Concludiamo con una breve citazione tratta da E. Borgna (2005):

"Non c'è più la dolcezza, e la tenerezza, dei paesaggi (del mare nella sua infinitudine vertiginosa e scintillante, e delle montagne nella loro solitudine abbagliante e nella loro ebbrezza ghiacciata e luminosa: come questa che dalle finestre spalancate mi giunge, e irrompe, nello studio in cui sto scrivendo), (…) l'ombra inenarrabile dell'ambiguità (delle ambivalenze) ferisce e nasconde gli spazi togliendo loro significati di luce e di meraviglia, e immobilizzandoli in geroglifici incomprensibili e infuocati".

Scritto da

Studio Marcantonio Di Palma

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