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Lo psicologo: perché?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Qual è il senso del supporto psicologico? Perché scegliere un individuo altro da sé per prendersi cura di sé? Quali i benefici?

4 MAR 2019 · Tempo di lettura: min.
Lo psicologo: perché?

Ci sono momenti della vita in cui la sensazione è quella di povera cosa gettata nel mondo.

È allora che "ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra, che già viviamo, e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi", ricorda C. Pavese. È allora che il supporto psicologico ha senso e valore.

Cogliere nuovi spunti dentro di sé, questo mi appare il senso della relazione d'aiuto. Paziente prima, terapeuta poi, ed ancora paziente a tratti, mi è chiara quanta sofferenza, confusione, possa contenere un essere umano, quanto sbigottimento di fronte agli inciampi della vita, ma, al tempo stesso, quanto grande sia il suo potere di rinascita appena sceglie, con sincera motivazione, di darsi una possibilità, di accogliere le proprie ferite, di guardare negli occhi i propri fantasmi.

Prendersi cura di sé parte da una scelta: dedicarsi dedizione. Lo psicologo è un'opzione: essere umano, altro da sé, per prendersi cura di sé. Altro da facile sostituto di fronte alla fatica di vivere, altro da sterile consigliere pronto a segnare il cammino, altro da potente guru dispensatore di verità.

Essere umano, provato, fallibile, che usa la propria fallibilità, piuttosto. Essere umano nel ruolo di "specchio", atto a riflettere l'immagine altrui, fatta di frammenti impossibili da cogliere in solitudine, parti di sé negate o celate, che hanno bisogno di un testimone empatico capace di farle emergere con grazia. Viaggiatore, co-partecipante al viaggio altrui, che consente di scavare nella sofferenza, affinché essa cessi di essere estranea, indossando i panni di ineluttabile parte del destino dell'uomo, potente maestra con un potenziale di crescita.

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Penso che la sofferenza sia della stessa sostanza dei segreti, perché contiene verità sconosciute su di sé, sul proprio modo di guardare al mondo. Ed è solo quando le si dà voce che questa svela la certezza che non vi siano verità oggettive, ma solo percezioni soggettive, filtrate da occhiali, le cui lenti sono intrise dei propri vissuti interiori.

Da tempo sostengo che diverse discipline abbiano un potenziale di cura. L'ambito psicologico è solo una possibilità. Per me la relazione d'aiuto è opportunità di alleviare quella sensazione di insabbiamento in cui a tratti mi trovo a vivere, fungendo da pioggia ristoratrice dopo momenti di arsura, oasi accogliente dove alleviare quella solitudine che a tratti mi attanaglia, luogo da cui ripartire, ristorata, per il mio viaggio di autorealizzazione.

Pensieri, emozioni, sogni fluttuano nella stanza della terapia, consentendomi ora di comprenderli, ora di liberarmene. Segno di forza e non di debolezza, scavare ancora oggi nelle mie dinamiche interiori mi dona fiotti di maggiore autoconsapevolezza, consentendomi di sciogliere i nodi nei quali la mia vita si ingarbuglia, regalandomi il potere di affrontare le sfide con rinnovato slancio, rendendomi perfino propensa a rischiare l'insuccesso.

Ancora oggi, rivelarmi a me stessa mi appare un gesto di amorevole gentilezza verso di me, avventura con me stessa, che mi apre ad una comunicazione del comprendere e del farmi comprendere, dove tra lacrime, difficoltà, momenti di stallo, speranze, confermo a me stessa il permesso di sempre: essere solo ciò che sono.

Ed è allora che il cambiamento ha luogo.

Articolo della dottoressa Luisa Ghianda, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia.  

Scritto da

Dott.ssa Luisa Ghianda - STUDIO LG LIVE GENTLY

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1 Commenti
  • Leopoldo Tacchini

    Onore al merito, cara Collega! Mai letto qualcosa di più chiaro e illuminante sul nostro ruolo...Bravissima!