L'intervista stressante: a che pro?

Un certo livello di ansia durante un colloquio di lavoro può essere normale, se poi ci si mette anche il nostro intervistatore a peggiorare la situazione, allora forse...

5 FEB 2019 · Tempo di lettura: min.

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L'intervista stressante: a che pro?

L'intervista stressante, o meglio la stress interview è un tipo d'intervista che la si trova in alcune imprese e/o aziende durante il primo colloquio di scelta e selezione del personale.

Il candidato, infatti, durante il colloquio è sottoposto ad una particolare intervista, incentrata su un'atmosfera critica, denigrante, offensiva, avversiva che parte dall'intervistatore.

Come funziona un'intervista stressante o stress interview?

In concreto, si creano artificialmente condizioni stressanti come: giudicare negativamente il candidato (anche a livello fisico ed estetico), adottare apposite lunghe pause di silenzio, utilizzare toni aggressivi e sprezzanti, polemizzare sulla natura e qualità delle sue abilità.

L'intervistatore, in sintesi, attua con un atteggiamento denigratorio, col fine di testare la capacità di resilienza (e di sopportazione) del candidato nei confronti di situazioni difficili da gestire. Si ritiene, infatti, che questa tecnica intenda mostrare come un candidato possa muoversi in situazioni lavorative cariche di tensione ed avversità.

Ma da dove ha origine la stress interview? E in che contesti?

È una particolare tecnica, nata intorno agli anni '80 per selezionare professioni quali poliziotti, finanzieri, spie etc., per poi estendersi in ambiti lontani da quelli appena citati.

Diversi psicologi, però, non valutano di buon occhio questo tipo particolare di tecnica di colloquio per diversi motivi.

  • Una generica situazione scomoda e frustrante non assicura previsioni sulle condotte future. Tutt'al più si dovrebbe, invece, creare una condizione di vera e propria simulazione del lavoro stressante che si potrebbe presentare (esempio: giochi di ruolo).
  • Genera ansie inutili, aggravando già uno stato di tensione di base del candidato che deve sottoporsi ad un colloquio di lavoro.
  • Si mette inutilmente a repentaglio la possibilità di costruire relazioni di fiducia e armonia fra possibile lavoratore e organizzazione.
  • Ne và l'immagine dell'azienda e/o impresa stessa, poiché gli intervistati, successivamente, condividendo l'esperienza con altri, evidenziano l'atteggiamento non solo offensivo, ma anche insensato e poco trasparente dell'azienda.

Sarebbe perciò opportuno, limitare questi tipo di tecnica (sempre se necessario) a lavori altamente particolari e specifici come ad esempio i lavori dell'emergenza.

Inoltre anche in questo caso sarebbe, oltre che eticamente corretto, avvisare il candidato del senso della stress interview, magari dandogli la possibilità di informarsi precedentemente al fine di dargli la possibilità di prepararsi su possibili tecniche e strategie da adoperare per affrontare la stress interview.

A dire il vero, un atteggiamento di disponibilità, trasparenza, calma e propositività restano ancora gli ingredienti più efficaci per far si che il candidato, a prescindere dall'esito del colloquio, possa sentirsi rispettato e dignitosamente accolto. Ciò eviterebbe di minare un livello di autostima già particolarmente colpito a causa di una società, come quella attuale, in cui la crisi lavorativa è causa di diversi disturbi e sofferenze per chi vive "sull'onda dell'incertezza o dell'impossibilità lavorativa".

Articolo scritto dalla Dott.ssa Isadora Fortino, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Calabria

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Scritto da

Dott.ssa Isadora Fortino

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